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Abbattimenti bufalini, esplode la rabbia degli allevatori casertani: “Vogliono distruggerci”

Antonio Casaccio 10/08/2022
Updated 2022/08/11 at 11:53 AM
9 Minuti per la lettura

Le rogne per gli allevatori casertani non finiscono mai. Il numero (da record) di abbattimenti di capi bufalini potenzialmente infetti da brucellosi o tubercolosi ha messo in ginocchio centinaia di aziende, ma per gli allevatori casertani a questo si aggiungono le difficoltà di accesso ai fondi previsti dal Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020.

GLI ABBATTIMENTI

Da mesi e mesi il nostro giornale ha scritto, attraverso l’opinione di esperti nazionali e internazionali, sulle enormi incongruenze presenti nel Piano di eradicazione dell’infezione da Brucella spp.

Se normativamente la legislazione europea va nella direzione di considerare l’abbattimento come ultima soluzione per il contrasto alla brucella, dall’altro la Regione Campania continua ad accelerare con gli abbattimenti di capi bufalini. Le incongruenze normative sono tante e a più livelli, dalla legislazione europea a quella sanitaria della FAO, come esplicitato nelle nostre interviste all’Avv.ssa Mariella Fiorentino e all’esperto ex FAO Vincenzo Caporale. Partire dalle loro testimonianze è essenziale per comprendere realmente gli sviluppi di un’inchiesta giornalistica che portiamo avanti da mesi. Un nuovo paradossale step c’è stato nel mese di Luglio, quando l’Ufficio legislativo della Regione Campania ha bollato il Piano di eradicazione come “illegittimo” e “irragionevole in molte sue parti”.

Tale Ufficio, per i compiti di cui all’art. 5 del Decreto del Presidente n. 37/2013, cura l’attività di definizione delle iniziative legislative e garantisce l’applicabilità delle norme: un organo consultivo e di controllo importante. Ecco proprio questo Ufficio, legato nei suoi compiti al Presidente della Regione, ha detto in parte ciò che gli allevatori sostengono da tempo: il Piano ha falle e storture evidenti. In qualsiasi Paese normale, nel rispetto dei propri compiti, il Presidente avrebbe dovuto chiedere conto di questa nota, intervenendo per vie ufficiali viste anche le forti proteste degli allevatori. Purtroppo tutto tace e la nota dell’Ufficio legislativo, malamente ignorata, è solo l’ennesima dimostrazione di una trafila burocratica e istituzionale che spesso non tutela gli interessi dei cittadini.

IL PSR

“Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020 è il principale strumento messo in campo dalla Regione Campania per favorire lo sviluppo dell’Agricoltura e dei territori rurali, grazie ad una dotazione finanziaria di circa 1,8 miliardi di euro”. Insomma: un fondo utile e impiegato per sostenere i giovani che si affacciano al mondo dell’imprenditoria nel settore agricolo. Il bando è impeccabile e ha fatto gola a parecchi, peccato per una territorializzazione che sembra non tenere in conto l’emergenza sanitaria del casertano.

Il bando dà gran rilevanza al territorio su cui insiste l’azienda richiedente, così si è divisa la Regione Campania in aree di diversi colori, da quelle con problemi complessi di sviluppo a quelle di agricoltura intensiva. Una grandissima parte del salernitano e del beneventano sono bollate come territori con complessi problemi di sviluppo, e quindi più meritori dei fondi, mentre il casertano è diviso tra aree urbane e di agricoltura intensiva (meno meritorie). La pubblicazione delle graduatorie finali ha suscitato l’ira di diversi giovani imprenditori casertani che, dopo gli abbattimenti, denunciano di veder negato anche l’accesso ai fondi di sostegno. Per fare il punto sulla situazione abbiamo intervistato un giovanissimo imprenditore, Dario Di Tella, titolare di un’azienda bufalina e che ha partecipato al bando PSR 2014-2020.

INTERVISTA A DARIO DI TELLA, TITOLARE DI UN’AZIENDA BUFALINA

Com’è la situazione a fronte dell’emergenza da brucellosi e i tanti abbattimenti?

«È assurdo quello che sta accadendo, ogni 15 giorni vengono in azienda per abbattere gli animali. Non capisco come sia possibile che la magistratura non intervenga, ma questo è solo una parte…la politica casertana sta distruggendo il territorio».

Sei un giovanissimo imprenditore, come hai mosso i primi passi?

«Dal 2018 sono subentrato a mio padre nella guida dell’azienda bufalina di famiglia, all’epoca eravamo ufficialmente indenni da brucellosi e tubercolosi. Da giugno 2018 ebbi i primi casi di tubercolosi, successivamente la certificazione di “indenne” per poi entrare nel tunnel della brucellosi».

Quanti abbattimenti hai avuto?

«Tra tubercolosi e brucellosi siamo intorno ai 160 animali, ma la mia stalla partì nel 2018 con circa 170 capi bufalini quindi ho iniziato con piccoli numeri. Arrivai ad avere 240 animali, ma ora sono sotto i 100 a causa degli abbattimenti».

Hai ricevuto gli indennizzi che ti spettavano per ogni capo bufalino abbattuto?

«Di quelli che ho abbattuto solo una parte sono arrivati, le altre richieste dormono sulle segreterie dell’ASL e nel frattempo abbattono. Il compenso non è assolutamente paragonabile al valore reale dell’animale, soprattutto quando si tratta di esemplari giovani con una carriera davanti. Questa è una politica volta alla distruzione totale di chi vuole fare impresa: non solo mi abbatti gli animali, ma mi dai un indennizzo estremamente minore del suo valore reale e perlopiù con grande ritardo. Vogliono far fallire le aziende bufaline».

E per far fronte a questo problema hai partecipato al bando PSR 2014-2020. Com’è andata?

«Ho partecipato al bando PSR 2014-2020 volto ai giovani, era davvero un bel bando. Sono risultato come beneficiario in graduatoria, ma purtroppo non ho ottenuto nulla per mancanza di fonti. A metà Luglio con grande gioia l’assessore regionale Nicola Caputo e le varie sigle sindacali ci comunicavano che il premio di insediamento (45mila euro) era stato approvato, ma è un contentino per affrontare concretamente la zoonosi. Il solito contentino che non servirà a noi giovani allevatori per fare investimenti in azienda».

Come vivi la tua imprenditorialità davanti a questi problemi?

«Da quando ho intrapreso questa attività ho riscontrato solo grandi difficoltà, non c’è mai stato un momento in cui mi sentivo sereno. Vivo da anni con il costante pensiero di cercare un’alternativa semmai dovessero abbattermi tutte le bufale, mi focalizzo molto più su questo che sul fare investimenti in azienda vista la situazione: è una cronaca tristissima per un giovane. Il mio sogno era avere un piccolo gioiellino, ma gli interventi strutturali che si richiedono alle aziende hanno dei costi enormi…un finanziamento di 45mila euro serve quasi a nulla».

Qual è il tuo parere sulla territorializzazione del bando? Caserta risulta come un’area ad agricoltura intensiva quindi con un punteggio minore per l’accesso ai fondi rispetto alle altre province…

«Il Casertano è diviso tra area urbana e aree ad agricoltura intensiva, quindi partono da un punteggio molto più basso per l’accesso ai fondi. Caserta, quindi, non è considerata come una zona svantaggiata anzi tutt’altro…mi sembra un criterio un po’ strano. Quindi il casertano ha un concreto e importante rischio sanitario riguardo i capi bufalini, ma non è una zona svantaggiata; ovviamente ciò ha fatto sì che i partecipanti della provincia di Caserta siano finiti dietro rispetto agli allevatori delle altre province. Le graduatorie sono pubbliche e per trovare il primo beneficiario casertano bisogna scorrere 4-5 pagine».

Qual è stata la reazione dei vostri interlocutori politici?

«L’Ottobre scorso venne pubblicizzato in pompa magna la delibera della Giunta regionale dove si chiedeva al governo di prendere 364 milioni di euro dal Pnnr per soddisfare i giovani e gli agricoltori. Di questa delibera si sono perse le tracce, l’assessore Caputo ha usato questa istanza solo per fare il suo consueto post serale su facebook».

Come ti senti ora?

«Mi sento perso, non c’è alcuna attività di prevenzione e sostegno….vengono solo per abbattere gli animali. Ci dicono i lavori super costosi da realizzare e che, se non li facciamo, non ci daranno gli indennizzi per le bufale. Non c’è collaborazione, c’è solo la volontà di distruggere e sinceramente mi chiedo quale sia il fine».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°232 – AGOSTO 2022

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