Abbattimenti bufale, Ester De Carlo: «Senza un piano condiviso rischi gravissimi»

116
Informareonline-abbattimenti-bufale-ester-de-carlo-senza-un-piano-condiviso-rischi-gravissimi
Pubblicità

Ester De Carlo, direttore sanitario IZSM, risponde alle accuse mosse all’Istituto

Gli abbattimenti di capi bufalini, a causa della diffusione di malattie quali brucellosi e tubercolosi, sta rischiando di uccidere l’intera filiera della Mozzarella di bufala in area DOP. Un profondo abisso in cui i primi a farne le spese sono gli allevatori, che vedono vacillare un indotto di estrema rilevanza anche per la Regione Campania.

Pubblicità

Come vediamo dagli interventi del Consorzio di tutela della bufala mediterranea, ad essere nel mirino sarebbero alcune pratiche dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM). Dal caos inerente i test alle controperizie negate: abbiamo affrontato ogni accusa mossa all’IZSM con la d.ssa Ester De Carlo, direttore sanitario dell’istituto e medico veterinario.

Secondo alcuni esperti la brucellosi convivrebbe con l’uomo da millenni. Qual è la verità scientifica su questa malattia infettiva?

«L’Italia è sottoposta a un programma obbligatorio di eradicazione della malattia brucellare, non per suo volere, ma poiché si attiene alle indicazioni della Comunità Europea. L’Europa, quindi, cofinanzia i programmi di eradicazione di tutti gli Stati membri con un unico obiettivo: eradicare la malattia. Confermo assolutamente la sua pericolosità sull’uomo, trattandosi comunque di una zoonosi. Tra l’altro, se non raggiungiamo determinati livelli del processo di eradicazione, come chiesto dall’Europa, il nostro Paese verrà multato, come già accaduto in Regione Sicilia. In Campania siamo a forte rischio di subire una multa comunitaria, di conseguenza arrivare all’eradicazione della malattia è un obiettivo davvero importante. Il nostro Paese, a differenza di molti altri, non ha ancora raggiunto un buon livello di eradicazione».

L’Europa però prevede l’abbattimento dell’animale come ultima soluzione…

«No, per l’Europa è la prima soluzione. L’unico modo, previsto dalle norme nazionali e regionali, è l’eliminazione del capo infetto attraverso la macellazione dello stesso. Non è l’ultima scelta, per norme nazionali ed europee è la prima scelta. Il problema è che non ci sono modalità alternative».

Anche se il Regolamento Europeo 625/2017 è chiaro e voi avete anche fatto riferimento a questo Regolamento per degli ordini di abbattimento. Proprio l’art. 138 prevede alla lettera “k” (ultima soluzione), l’abbattimento dell’animale.

«Tu parli di malattie di sorveglianza, non parli della brucellosi che invece è una malattia sottoposta a piano di eradicazione. Le normative europee sono molto ampie e includono tutta una serie di malattie, queste sono distinte in diverse categorie, la brucellosi è una di quelle malattie che devono essere sottoposte ad eradicazione con piani obbligatori.
Nello specifico, per brucellosi e tubercolosi, non è prevista alcuna soluzione se non l’abbattimento. La normativa va inquadrata a seconda delle diverse malattie, per la brucellosi bisogna far riferimento al Regolamento delegato 2020/689».

Sulla tubercolosi, voi avete condotto una ricerca finanziata dal Ministero della Salute con diverse università americane. La ricerca evidenzia come l’intradermotubercolinizzazione unica (IDT), ovvero il test diagnostico corrente, abbia bassa sensibilità e specificità per la specie bufalina.
Queste cose, ripeto, le ha scritte il suo istituto. La ricerca si conclude con l’opportunità di utilizzare il test interferon-gamma (IFN – Y) come aggiuntivo per la diagnosi della tubercolosi. Come lo spiega?

«La prova intradermica è quella ufficiale per il bovino così come per la bufala, questo in tutto il mondo, ancor di più negli Stati che hanno dei piani obbligatori. In queste nazioni la scelta delle prove viene fatta dal legislatore, nelle norme c’è scritto chiaramente quale prove puoi utilizzare».

Però la vostra ricerca afferma una scarsa sensibilità di quel test…

«Quella ricerca è stata voluta fortemente dall’istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno in virtù del fatto che non c’erano dati sui livelli di accuratezza del metodo intradermica. Quello che vedevamo era un’alta sensibilità del test, ma eravamo sospettosi sulla sua specificità. Al fine di ridurre gli abbattimenti di capi non positivi, abbiamo studiato l’efficacia dell’IFN – Y. Lo abbiamo fatto per dare alla Regione Campania una ricerca utile per ridurre gli abbattimenti ai soli capi certamente positivi.
Il risultato è stato straordinario, a tal punto che la Regione, già con l’emissione della Delibera regionale 207/2019, decide di introdurlo nei piani di eradicazione della tubercolosi. Grazie a questa scelta della Regione Campania io ritengo che per tubercolosi sono stati abbattuti circa 1/10 dei capi rilevatisi positivi all’intradermoreazione».

Quindi lo state utilizzando?

«Sì quotidianamente, lo stiamo utilizzando ogni volta che l’ASL e la Regione Campania lo ritengono opportuno, compatibilmente con la disponibilità dei laboratori. Ma, in ottica d’adeguamento della normativa regionale ai regolamenti 429/2016 e 689/2020, la Regione Campania sta prendendo in seria considerazione un’implementazione dell’utilizzo di questa prova a maggior tutela degli allevatori. Quindi non verrà utilizzata solo per confermare la presenza della brucella in un allevamento, ma in prima entrata nelle aziende. Auspico si utilizzi il più possibile».

Per la brucellosi tre Decisioni europee prevedono test differenti da quelli utilizzati in Campania. La normativa europea prevede Elysa come test ulteriore di conferma per la brucellosi. Nella nostra Regione viene attuato questo test?

«L’Elysa è prevista in Europa da più di vent’anni come test ufficiale. Ogni prova ha un livello di sensibilità e specificità, posto che non esiste nessun test che sia sensibile e specifico al 100%, la Comunità Europea ha da sempre adottato questo test come aiuto. Ma in Italia la normativa europea decide che nelle Regioni non ufficialmente indenni vanno utilizzati solo altri test, l’Elysa viene riservata ai controlli saltuari destinati alle Regioni ufficialmente indenni. La Regione Campania ha dato agli allevatori la possibilità di fare lo screening Elysa sul latte per altre 4 volte aggiuntive (oltre i test che regolarmente svolge l’ASL). Questo campione aggiuntivo può essere conferito direttamente dagli allevatori attraverso il veterinario aziendale.
Devo dire, con grande amarezza, che a meno che non sia andata l’ASL a raccogliere la mattina tali campioni, al nostro Istituto non sono mai pervenuti dai veterinari aziendali campioni di latte su test Elysa. Senza questi campioni non possiamo svolgere esami».

Cosa occorre per fare passi avanti verso il contrasto di tali malattie?

«È necessario un piano di eradicazione che sia condiviso da tutti gli attori territoriali, senza perdere di riferimento i parametri sanitari che devono essere obbligatoriamente rispettati. Non c’è più tempo per ritardare una condivisione dei piani: la nostra Regione è una delle poche a non essere ufficialmente indenni, se continuiamo ne vedremo delle belle…».

Quali potrebbero essere i rischi?

«Non sono nemmeno immaginabili dal settore. Se in tempi brevi non riusciamo a dare risultati sull’eradicazione, corriamo il forte rischio che il Ministero della Salute possa dire che la mozzarella di bufala potrà essere mangiata solo in Campania.
Questo sarebbe un colpo letale per l’economia dei nostri allevatori e, più in generale, di tutta la Regione Campania. È arrivato il momento di comprendere per bene quali siano gli strumenti necessari per arrivare all’eradicazione della brucellosi».

In questo discorso emergono le responsabilità di più parti?

«Ognuno poteva fare di più. Personalmente ritengo che nel processo di eradicazione non tutti stanno facendo la propria parte. Gli allevatori devono segnalarci gli aborti poiché sono il primo segnale della diffusione della brucellosi, non indicarli per paura di attestare la presenza della malattia negli allevamenti non significa affrontare il problema.
È arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e fare tutto ciò che è dovuto per raggiungere l’eradicazione della malattia; ammettendo ognuno le proprie colpe. Addossare le colpe a chiunque, fa parte di una politica improduttiva: è il momento di essere uniti».

Ci sono vostre responsabilità nel rifiutare le controperizie richieste dagli allevatori?

«Noi siamo un ente strumentale del Ministero della Salute e della Regione Campania, rispondiamo alle loro indicazioni. Non possiamo decidere se accettare un campione in controperizia piuttosto che rifiutarlo, tutto questo si rifà alle norme nazionali e alle indicazioni del Ministero. Quest’ultimo si è già espresso, in modo molto chiaro, affermando che i campioni di profilassi non rientrano nel Regolamento europeo 625/2017; quindi non è prevista controperizia specificamente per la brucellosi e la tubercolosi perché rientrano nei piani di profilassi obbligatoria.
Immaginiamo che queste due malattie rientrino nel 625/2017, così l’allevatore, per ogni capo infetto, dovrebbe pagare una multa esattamente come avverrebbe per allevatori che vendono prodotti con all’interno la salmonella. Sarebbe una pazzia perché gli allevatori non avrebbero più nemmeno il rimborso dei capi infetti che oggi, invece, percepiscono.
Fossi in loro farei un’azione molto forte per aggiornare il valore stabilito per i capi bufalini a quello reale, perché il rimborso, nel caso della bufala, non corrisponde al reale valore di questo animale».

Quali sono i numeri degli abbattimenti in riferimento alla provincia di Caserta e specificamente al comune di Castel Volturno?

«Nel 2020, riguardo la brucellosi nell’intera provincia di Caserta, sono stati abbattuti 14.109 capi bufalini.
Nello stesso anno a Castel Volturno sono stati abbattuti 3.709 capi. Da Gennaio fino alla fine di Agosto 2021, sono stati abbattuti 2.667 capi bufalini nel solo comune di Castel Volturno.
Gli abbattimenti hanno riguardato i capi positivi e negativi, questi ultimi sarebbero i capi bufalini che, seppur negativi alla diagnosi per brucellosi, sono interessati dall’abbattimento totale utile all’eradicazione della malattia».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°221 – SETTEMBRE 2021

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità