A tu per tu con Mariano Tammaro, aspirazioni di una promessa del tennis

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«La Campania protagonista nei ranking giovanili con il napoletano Mariano Tammaro, numero 10 d’Italia tra gli under 18 e precisamente nel ranking under 18 ITF Junior è il secondo d’Italia tra i nati nel 2004. Non male per uno studente liceale che non ha ancora conseguito la maturità, quella scolastica s’intende, quella che serve in campo, invece, l’ha raggiunta a pieni voti già da tempo. Sul campo Mariano si distingue per il suo fair play, un approccio allo sport che è il suo criterio guida anche nella sua vita di tutti i giorni e viceversa. Conosciamo meglio il giovane tennista gentiluomo».
Raccontaci di te, Mariano, come hai cominciato?
«Ho cominciato a giocare a Tennis all’età di 5 anni e mezzo, perché sono sempre stato un tipo competitivo e perché i miei genitori mi hanno costantemente incoraggiato a praticare uno sport, per la socializzazione e per il benessere fisico e mentale. Inizialmente era solo un divertimento, poi è diventata una passione e oggi quasi una professione, nonostante io abbia solo 17 anni».

Quando hai capito che poteva diventare un lavoro?

«In realtà non c’è stato un momento preciso, anche perché io non penso al Tennis come ad un lavoro, ma sto sgobbando affinché lo diventi presto. Il Tennis è uno sport molto duro, è una curva ascendente e discendente, si perde molto più di quanto si vinca. Ci vogliono pazienza e perseveranza, oltre che impegno e grande spirito di sacrificio. La frase che spesso mi sento ripetere è che è molto più facile diventare ingegnere, medico o avvocato piuttosto che tennista. Bisogna porsi obiettivi a lungo termine e non fossilizzarsi sul singolo risultato, perché si rischia di impantanarsi e allora è molto facile gettare la spugna».

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Stai provando la scalata al tennis professionistico con promettenti risultati, qual è la tua classifica al momento e quali sono gli obiettivi futuri?

«La mia classifica italiana al momento è 2.4, ma ho già i punti per salire 2.3. A livello mondiale, ovviamente nella categoria juniores, occupo la posizione n.300. Più che di obiettivi parlerei di impegni nel prossimo futuro. Questa estate parteciperò a numerosi tornei ITF JUNIOR in giro per l’Europa al fine di migliorare la mia classifica ed aspirare ad entrare in un torneo internazionale ATP Challenger, che rappresenta un sorta di trampolino di lancio per il professionismo».

Con chi ti alleni e dove?

«Mi alleno presso il New Tennis Torre del Greco, sono seguito dal tecnico nazionale Giancarlo Petrazzuolo, Ex #217 al mondo in singolare, e da un team di professionisti per ciascuno degli ambiti di intervento di cui necessita un atleta, guidato dal preparatore atletico Domenico Picardi».
Che cosa comporta, a livello di rinunce, tutto questo sacrificio?
«Per un adolescente le privazioni sono tante, vita sociale quasi pari a zero. Talvolta si è anche costretti a scegliere se rinunciare ad un’ora di allenamento per andare ad una festa, tanto per fare un esempio. Come pure le vacanze estive, che per me si riducono ad una sola settimana ad agosto e questo si riflette anche sulla mia famiglia, in particolare mio fratello minore. A ciò si aggiunge l’alimentazione che è molto rigida; a tal riguardo sono seguito da un medico sportivo che realizza un piano alimentare specifico, da monitorare ogni 21 giorni circa».
Quanto costa giocare a tennis a questi livelli?
«Tanto, e chi dice il contrario mente a se stesso. Va però anche detto che quando si raggiunge un buon livello e si rientra, come nel mio caso, in un programma di osservazione da parte della Federazione Italiana Tennis, questa aiuta gli atleti contribuendo in parte alle spese, che però vanno anticipate dalla famiglia. Un giocatore che fa un’attività internazionale come la mia necessita di almeno 6/8 racchette, dal momento che vanno incordate frequentemente, in media due racchette al giorno. Anche in questo caso se si raggiunge un buon livello si riesce ad avere un contratto con uno sponsor, nel mio caso Babolat per le racchette e Lotto per l’abbigliamento tecnico. Ma questo va rinnovato ogni anno, quindi occorre mantenere sempre il livello».
Cosa serve in campo, oltre la preparazione atletica, più testa o gioco di gambe? Disciplina e aggressività o guizzo creativo per risolvere la partita?
«L’aspetto mentale e quello fisico sono sicuramente quelli fondamentali. Ad un certo livello la preparazione atletica fa sicuramente la differenza. In campo poi bisogna tenere il giusto equilibrio tra disciplina e aggressività a seconda delle situazioni di gioco e dell’avversario che si ha di fronte. E’ necessario sfruttare le qualità tecnico-tattiche e mascherare i punti deboli. Capirete quindi che la mente è la chiave di violino per vincere il match e va allenata al pari del corpo, con dei programmi specifici di allenamento tenuti da uno psicologo dello sport, naturalmente specializzato per il tennis».
Se potessi rubare un colpo a qualcuno, a chi ruberesti il servizio o il rovescio/dritto/volèe….?
«La risposta di Djokovic, senza alcun dubbio».
Qual è il tennista che ammiri di più?
«Matteo Berrettini, che è anche il giocatore a cui mi ispiro. Credo sia l’esempio che si può diventare giocatori di tennis anche se non si ha il talento dei predestinati, con il duro lavoro, la pazienza, il sacrificio, la passione ed il sorriso, perché questo non deve mai mancare».
Qual è il tuo sogno ancora rinchiuso nel cassetto?
«Più che una domanda è un calcio di rigore a porta vuota: vincere uno slam naturalmente!».
IN BOCCA AL LUPO MARIANO

di Fernanda Esposito

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