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Definita “Imprenditrice dell’anima” l’artista casertana propone una visione dell’arte decisamente originale ed innovativa. I suoi strumenti di lavoro sono i sentimenti e le emozioni per raccontare le protagoniste dell’Histoire Femme. Attualmente musei e gallerie sono chiusi. Per chi volesse soddisfare la sua curiosità artistica e culturale, ricordiamo che i suoi lavori sono in esposizione permanente in Artime, il suo Atelier d’artista; ma anche su www.claudiamazzitelli.com e sui social.

Chi è Claudia Mazzitelli? E che cos’è l’arte per te?

«La storia personale di ogni donna è fatta di sentimenti e grandi passioni: io ho trovato tutto questo nell’arte, in questo dono incredibile che da sempre colora il mio esistere e riesce a regalarmi momenti indimenticabili. L’arte è la tela in cui mi rifletto, tra emozioni e creatività».

I tuoi ritratti al femminile sono infiniti, come un’ossessione tornano protagonisti. Pittosculture che provocano inquietudine: donne un pò misteriose, senza occhi perché celati sotto i cappelli a cupola, ma tutte diverse e sempre affascinanti; con un vissuto ed una interiorità che emergono comunque. 

La tua Histoire Femme non è finita? Spiegaci il ruolo delle donne che rappresenti, cosa vogliono dire?
«La Storia che abbiamo studiato, scritta al maschile, non ha offerto la possibilità di comprendere la valenza, le competenze e le capacità delle donne. L’Histoire Femme è nata per rivalutare la donna, per dare il giusto risalto alle sue capacità, per ribadire il suo ruolo nella società e per inserirla a giusto titolo nella Storia. Nelle mie opere racconto la realtà al femminile e dipingo donne forti, positive, perfettamente consapevoli delle capacità che posseggono».
Ogni opera è unica nel suo genere. La tua tecnica è molto particolare, cosa utilizzi?
«Prima dipingo il quadro e, successivamente, mi dedico ad applicare quello che ho progettato di inserire. Lavoro con i materiali più diversi: carta, cartapesta, perline, merletti, strass, nastri, tessuti, materiale riciclato e tanto altro. Mi fa sempre piacere dare una nuova possibilità alle cose scartate, apparentemente inutili, quando intravedo la possibilità di riproporle in modo insolito ed inusuale. Mi piace anche usare la seta di S. Leucio che è considerata un’eccellenza del mio territorio ed è famosa nel mondo».
Sei sempre stata attenta al sociale e alla sostenibilità, qual è il ruolo dell’arte oggi come oggi?

«L’arte è spazio che comunica. Deve indurre alla riflessione e concentrando l’attenzione su fatti e situazioni contemporanee, facilita la ricerca delle possibili soluzioni».

Come hai reagito alla pandemia artisticamente parlando?

«Ho cercato di vivere la pandemia come momento di riflessione sul lavoro di ricerca dell’Histoire Femme. Ho impaginato la mia monografia che presto andrà in stampa. Ho partecipato ad eventi e mostre online. Ho sperimentato nuove tecniche e ho dato vita a nuove opere».

Come Chimera?

«Sì, Chimera è sicuramente quella che mi ha coinvolto in modo particolare: nell’esaltare la gioia per le scoperte scientifiche di rilievo, ho reso omaggio alle Donne della Scienza, esprimendo anche la preoccupazione sull’uso futuro delle loro ricerche».

Incontri, personaggi, che sicuramente sono stati determinanti nel tuo percorso. Quali i più importanti?

«Nel mio percorso artistico ho conosciuto tanti personaggi importanti del mondo della cultura, della ricerca, della politica e dello spettacolo ma l’incontro con il prof. Angelo Calabrese è stato veramente determinante e mi ha fatto crescere come persona e come artista».

Parlaci del tuo ultimo progetto…

«Sto progettando eventi per diffondere sul nostro territorio la cultura del mini collezionismo, incentivando così l’amore per l’arte e per la cultura. L’Histoire Femme, proposta su tele di piccolo formato, offrirà a tutti l’opportunità di collezionare opere d’arte che, per le dimensioni contenute, potranno essere più facilmente collocate in qualsiasi contesto. Lo scopo è anche quello di dare più risonanza al concept della ricerca, nella certezza di concentrare l’attenzione sulla realtà femminile in termini di maggiore rispetto e dignità».

di Fernanda Esposito

 

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