A Napoli si vive di miracoli: San Gennaro e la sua città

433
a-napoli-si-vive-di-miracoli-san-gennaro-e-la-sua-citta
Pubblicità

È vero che a Napoli si vive di miracoli.

Il 19 settembre è il giorno dedicato al santo più amato dai napoletani, stiamo parlando del patrono di questa splendida città, ovvero San Gennaro.
Proprio stamane, si è ripetuto il prodigio dello scioglimento del sangue di San Gennaro.
A darne l’annuncio l’arcivescovo di Napoli, monsignor Domenico Battaglia, il quale durante la consueta messa domenicale ha comunicato ai fedeli: «Il sangue si è sciolto».

Pubblicità

A seguito dell’annuncio, l’ilarità e la gioia hanno conquistato la platea. Il miracolo avviene consuetamente tre volte l’anno: il 19 settembre, il sabato precedente la prima domenica di maggio e il 16 dicembre. Il suo ripetersi è interpretato dai credenti e non, come un segnale di buon auspicio per Napoli e la Campania.

Il nome del santo patrono di Napoli e i miracoli ad egli connessi, riportano alla mente un film diretto da Dino Risi e intitolato Operazione San Gennaro, con sceneggiatura di Ennio De Concini ed i grandi Manfredi e Totò. Trattandosi di un titolo diretto da Risi, va da sé che l’inclinazione data alla pellicola sia quella della commedia all’italiana, della quale il cineasta è stato uno dei maggiori alfieri.

Nel film, tre ladri americani arrivano a Napoli con l’intenzione di rubare il tesoro di San Gennaro. Considerata la necessità di avere uomini del posto per mettere a punto il colpo, gli americani chiedono consulenza a don Vincenzo ‘O fenomeno (Totò), a suo agio in galera neanche fosse casa sua. Il vecchio don Vincenzo consiglia di chiedere supporto al migliore della piazza, Armanduccio Girasole, detto Dudù, capo di una raccogliticcia banda di ladri. Una volta trovato un accordo, americani e napoletani si mettono al lavoro, sebbene i metodi si rivelino, da subito, molto diversi. Da qui nasce la comicità causata dallo scontro fra serietà americana e rilassatezza partenopea.

Nei panni del ladro napoletano che cerca una rivalsa contro la miseria. Nino Manfredi (Armanduccio) sogna di poter donare alla gente del popolo un nuovo quartiere residenziale, al Vomero, “pulito come la Svizzera”, dove poter abitare “al sole, ché nei bassi non ci batte mai”. L’occasione per la realizzazione del sogno è offerta dal tesoro di San Gennaro, dal valore di oltre 30 miliardi di lire. «Alla faccia do’ sasicc» commenta scosso e meravigliato don Vincenzo. La disponibilità di una quota tanto grande è valida per sognare un presente meno angusto, meno tormentato da fame e povertà. «Peccato che queste idee vengano solo ai guappi, ai sindaci mai». L’ironia sottile di Totò getta considerazioni grigie su una realtà in cui i ruoli si invertono: i ladri che si prodigano per il bene comune; e i rappresentanti del popolo? Loro non riescono a maturare idee di rivalsa, probabilmente perché essi sono chiusi nelle loro sale da pranzo e non hanno mai incontrato fame e povertà; sono dunque incapaci di comprendere le esigenze del popolo e rappresentarne la sostanza.

Ma perché il piano riesca è necessario che questi soldi restino a Napoli e non si imbarchino per l’America.
Un piano rischioso e difficile che vede Manfredi essere pensieroso e incerto. Ma è necessario portarlo a termine, stando attenti però a non far indispettire San Gennaro. E don Vincenzo (Totò) consiglia: «Bisogna vedere San Gennaro cosa ne pensa, perché se quello si offende, si indispettisce, non fa più miracoli. Armandì, noi a Napoli campiamo solo di miracoli».

Se dunque a Napoli si vive solo di miracoli, speriamo che il sangue di San Gennaro continui a sciogliersi: dei suoi miracoli i napoletani avranno bisogno anche nei vicinissimi tempi a venire.

di Nicola Iannotta

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità