A Napoli nasce il primo vicolo della cultura d’Italia

303
informareonline-vicolo-della-cultura

Napoli è anche contrasto alle negatività che deturpano la città e ne oscurano la bellezza, soprattutto lotta alla criminalità organizzata.

La dimostrazione è stata la nascita, nel Rione Sanità, del primo Vicolo della Cultura d’Italia, inaugurato lo scorso 27 dicembre. Via Montesilvano, nel cuore del Rione, è diventato un vicolo dove libri e cultura stanno sovrastando la camorra e il degrado. In merito, abbiamo intervistato i ragazzi di Opportunity, la Onlus a cui si deve la nascita del Vicolo della Cultura e a cui sono stati affidati, nel 2017, due beni confiscati alla camorra in via Montesilvano. È proprio grazie a questa Onlus se, i beni che prima erano distrutti e luogo di degrado, oggi sono stati rilanciati e restituiti alla comunità, dopo essere stati sottratti alla criminalità.

«Opportunity nasce 10 anni fa, quando c’era l’emergenza rifiuti a Napoli. Quattro ragazzi appena diciottenni decisero di fare qualcosa per la propria città e scendere in strada, tra e con la gente. Dove non c’è Stato, serve l’associazionismo. Pochi anni dopo abbiamo cominciato a lottare contro i parcheggiatori abusivi. Tutto ciò era illegale, sporcava la nostra città. Dai rifiuti all’abusivismo, dal degrado alla criminalità: era terreno da seminare con il cambiamento, dando un’alternativa alla città».
Ma la lotta alla criminalità e l’impegno radicato, nascono anche dalla storia personale del Presidente di Opportunity, Davide D’Errico. «Davide aveva solo un anno, quando nel 1993 perse suo nonno Lucio, un imprenditore napoletano, ammazzato per essersi rifiutato di pagare il pizzo. Lucio è solo una, delle centinaia di vittime innocenti di camorra. Parte da qui il nostro desiderio di riscatto e il nostro percorso nella Sanità, dalla morte. È per dare un senso a tante morti innocenti, che oggi, offriamo un’alternativa ai bambini del Rione. Abbiamo costituito corsi di lettura di favole e sui balconi tipici del Vicolo, si svolgono corsi gratuiti di teatro».

Quello che sorprende e sconvolge, più di tutto, è il fatto che questo attivismo è portato avanti da giovani e giovanissimi, che ci credono e che soprattutto, hanno scelto di restare nella propria terra, magari rinunciando a un futuro migliore e a una strada più semplice, per garantirsi questo futuro dove sono nati e per garantirlo ai giovani del domani. «Noi non scappiamo da Napoli. A Napoli e ai napoletani serve una speranza. Siamo giovani e da tali, vogliamo investire sugli uomini del futuro: i bambini. Non devono vivere nel disincanto.
Devono sapere che le favole vanno lette, che il teatro potrebbe scoprire nuovi talenti, che la cultura salva le anime; perché se sei istruito, hai sempre un’alternativa alla criminalità. Sai che puoi farcela, che vali». E proprio per i bambini del Rione e per l’intera cittadinanza è nato il Vicolo della Cultura. Alla base ci sono due donne, napoletane, con la sete del riscatto nel DNA: Maria Prisco, scrittrice, a cui si deve l’idea e Jessica Abbate, architetto, a cui si deve il disegno tecnico.

informareonline-vicolo-della-cultura-1

«Il Vicolo nasce perché via Montesilvano era conosciuta come la strada dello spaccio. E noi dovevamo fare qualcosa, non potevamo assolutamente permettere che i bambini crescessero con la convinzione che nella loro strada si spacciasse. Così abbiamo deciso di illuminare questo vicolo buio per debellare la criminalità. Come?
Con le edicole culturali. Abbiamo creato delle installazioni, con la stessa forma delle edicole votive, solo che, al posto dei santi, ci sono i simboli della cultura napoletana e i libri. Quindi dove prima si spacciava la droga, oggi, si spacciano libri».
La Cultura celebrata in questo vicolo e in questo luogo, manifesta la necessità di cultura e legalità che Napoli può avvertire come bisogno vitale, ma che serve ovunque.

«Siamo modello di rinascita, di riscatto. Ed è per questo che speriamo che tutti gli altri ci copino. L’Italia ha bisogno di vicoli della cultura. Ha bisogno di una speranza e della carta stampata. Importare questo modello culturale in altre città rappresenta la vittoria dei giovani della nostra terra. Seguire il buon esempio ed essere buon esempio, è questo il circolo virtuoso che si sta innestando. Ed è su questo che si baseranno i nostri progetti futuri di Opportunity: sulla convinzione che la cultura e la bellezza, fanno più rumore della chiusura delle manette».

di Mara Parretta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°202 – FEBBRAIO 2020

 

Print Friendly, PDF & Email