Uno sport è uno sport. Non esistono sport minori o sport maggiori. Esiste lo sport. Lo sport esprime valori, un universo di valori purtroppo oramai quasi sconosciuti. Non voglio farvi la predica sulla lealtà, sulla fatica, sul rispetto e bla bla bla. Chi fa sport, chi ama lo sport non ha bisogno delle prediche e delle prefiche di nessuno. Soprattutto se è napoletano, campano, del Sud. In certi posti al Sud, a Napoli in particolare modo, fare sport – sia a livello amatoriale che agonistico – è un’impresa titanica. Perché le strutture o non ci sono o se esistono sono inagibili o inservibili. Spesso si accusano i giornalisti di insensibilità, scarsa attenzione, persino boicottaggio degli sport cosiddetti minori. Non ho un feeling molto intenso con la categoria di cui mi onoro di far parte. Categoria che amo per tanti altri motivi spesso sconosciuti a noi stessi giornalisti. Voglio rassicurare chi crede che la scarsa attenzione verso i cosiddetti sport minori dipende dai giornalisti. Ahimè, non è così. Se così fosse avremmo già risolto. Molti giornalisti non seguono gli sport minori non perché sono stupidi, insensibili, venduti, imbecilli. No, non è questo il motivo. Lavorano in contesti editoriali (giornali, tv, web), soprattutto quelli più ricchi, che prediligono per ragioni affaristiche, economiche, numismatiche (soldi che prendono i loro editori) concedere spazio a quello sport (perché 22 persone in mutande che rincorrono un pallone è uno sport) che per ragioni a me non sconosciute (parlo della mia competenza in materia di droghe sintetiche e naturali) produce miliardi in diritti TV, merchandising, ticket, scommesse ed altre porcherie – quand’anche lecite poco commendevoli – che solo le anime pie possono fingere di non conoscere. Tutto qui. Non è il giornalista che non funziona. È il mondo in cui viviamo che chiede quella droga e quella droga viene somministrata. Domanda ed offerta. Se cambi i giornalisti non cambia nulla. Devi cambiare il mondo. Finora chi ci ha provato l’hanno pestato. Fatto male. Espulso. Parlo come napoletano orgoglioso di atleti che per ragioni miracolose fanno risultati prodigiosi in contesti dove spesso sono proprio senza attrezzature. La campionessa del mondo di tiro con l’arco che si allena nel corridoio di casa a Scampia. Gli olimpionici di Judo o i campioni internazionali di karate di Secondigliano che si allenano con Maddaloni. Parlo da sportivo (l’ho sempre praticato). Parlo anche da giornalista. Ovviamente gli sport cosiddetti minori hanno la mia sincera ammirazione pur essendo anche io un malato-drogato di calcio. E tifoso del Napoli. Dice: ma perché questa filippica sugli sport minori? Perché chi si lamenta della disattenzione verso tutti gli sport che non siano il calcio fa bene. Chi sostiene che le istituzioni fanno poco o nulla per incoraggiare la pratica degli sport ha ragione da vendere. Napoli da questo punto di vista è un laboratorio meraviglioso. In negativo, evidentemente. Tra Napoli e la sua area metropolitana ci sono decine di impianti sportivi realizzati dal pubblico e finiti per ragioni di vil denaro o in malora o in mano ai privati che li gestiscono e ne ricavano profitti. Gli impianti sportivi rimasti pubblici, salvo apprezzabili eccezioni, sono “andati” o sono in rovina economica perché nessuna istituzione li finanzia o peggio sono abbandonati, vandalizzati. A Napoli, parlo dunque della prima area metropolitana d’Italia per residenti, della città che è stata capitale culturale e politica del Mediterraneo, ci siamo presi il lusso negli ultimi 20 anni di consentire che avvenissero sotto i nostri occhi cose criminali di cui dovremmo vergognarci e che invece fingiamo quotidianamente di non vedere o dimenticare. Ve ne elenco solo alcune, quelle più vergognose. L’elenco però sarebbe infinito.

La vergogna più grande in questo momento è la cittadella sportiva di Bagnoli. Da dieci anni circa un’area enorme con campi da calcio, campi da tennis, piste di atletica, palestre, piscine, sauna, mega parcheggio, laboratori medici, centro benessere, sala congressi e tutto quello che potete immaginare di bello sta marcendo o è già marcito. Era tutto nuovo. Tutto pronto. Mancavano solo i collaudi. Era uno degli impianti sportivi più belli e grandi d’Italia o d’Europa. Sono stati spesi più di 50 milioni di euro. Oggi è quasi tutto da buttare. Chi dobbiamo ringraziare per questo scempio?

Altro caso: lo stadio San Paolo. Lo stadio lo stanno ristrutturando perché è davvero una vergogna persino definirlo stadio. Ma nelle polemiche sul San Paolo ci si dimentica sempre dell’intero complesso dello stadio che non è solo ciò che interessa ad Aurelio De Laurentiis. Ci sono i parcheggi sotterranei, i depositi sotterranei, la viabilità sotterranea, le palestre. Insomma c’è l’intero complesso sportivo sorto con i soldi di Italia ‘90 che marcisce e si imputridisce da 25 anni circa. Senza che nessuno se ne dà mai pena. Chi dobbiamo ringraziare per questa vergogna? Poi ci sarebbero le tante piscine, palestre, centri sportivi nati con i soldi della ricostruzione del terremoto del 1980 e finiti in malora prima ancora che entrassero in funzione. E pure parliamo di attrezzature sportive pubbliche, che potevano e dovevano servire alla collettività, ai giovani napoletani. E invece no. A Napoli pure fare sport è una impresa non proprio sportiva. Siamo tutti a parlare del Napoli, degli affari di De Laurentiis con lo stadio, delle sue pretese, delle polemiche al vetriolo con de Magistris. A qualcuno per caso interessa sapere dove si allenano i ragazzi della Parthenope Rugby? Qualcuno sa la fine che ha fatto la scuola di scherma di Napoli fucina di campioni olimpici a iosa? C’è per caso qualcuno interessato a capire dove si allenano, come si allenano, con quali attrezzature si alleano i canottieri napoletani che per decenni hanno dominato il mondo in lungo e in largo in qualunque competizione sportiva, dalla coppa del Nonno alle Olimpiadi? Sapete che fine ha fatto il movimento cestistico, quando avranno un Palasport o una squadra degna di una metropoli? Non interessa a nessuno. E quando queste cose importanti non interessano a nessuno difficilmente i decisori politici si interessano a queste vergogne che nascondiamo. Oggi siamo tutti impegnati a snobbare, non parlare, non chiarire come saranno spesi circa 300 milioni per le Universiadi del 2019 in Campania. Tutto ruota sulle “sfrennesiate” circa gli impianti sportivi da ristrutturare dell’autonominatosi capo del neonato stato federale della Campania Vincenzo De Luca. Manca un anno dall’evento sportivo che porterà in Campania 10mila atleti circa. Ancora non è stato fatto nulla che abbia senso raccontarvi. Nel frattempo si preparano abboffate di appalti veloci, anzi velocissimi perché si rischia di fare una figura di merda mondiale. Tutto lecito? Certamente. Almeno fino a quando non ci mette il naso un magistrato. Questi sono gli sport minori. Servono solo per fare soldi. Ah, a Napoli ci sono luoghi meravigliosi dove i cosiddetti sport minori si praticano. Sono luoghi pubblici, di proprietà dei napoletani, ma li possono usare solo pochi eletti.

di Paolo Chiariello

Tratto da Informare n° 185 Settembre 2018