Lo scorso mese migliaia di persone sono partite da Piazza Dante a Napoli per la parata della quinta edizione del Gay pride. Carri, musica, striscioni, palloncini e coriandoli hanno accompagnato questo corteo per tutta Via Toledo fino ad arrivare al Lungomare di Via Caracciolo.

Bandiere del PD e della CGIL, associazioni gay, striscioni delle “Famiglie Arcobaleno” e “I Ken” e altre associazioni arrivate da altre regioni: una sfilata di musica e di colori accompagnati dai tir e da un trenino verde. Presente anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris che si è unito al corteo per dar voce alla libertà delle unioni civili, alla pace, all’uguaglianza e ai diritti, il quale afferma: «Sono qui come uomo, come cittadino, non solo come esponente politico».

 

 

Tra la folla presente anche Maria Esposito, la madre di Vincenzo Ruggiero, il venticinquenne attivista gay ucciso il 7 luglio 2017 ad Aversa. Tra gli interventi sul palco in via Caracciolo ricordiamo quello Antonello Sannino di Arcigay Napoli e soprattutto del presidente dell’Anpi Antonio Amoretti il quale afferma: «Lottiamo assieme! Non esistono le razze perché esiste solo la specie umana che deve lottare compatta, che deve difendere i diritti di tutte le donne e di tutti gli uomini».

Presente anche lo striscione per ricordare l’ultima vicenda di Blair Wilson, il ragazzo scozzese di 21 anni che il 29 giugno scorso ha pubblicato un selfie che lo ritrae ferito e sorridente dopo essere stato picchiato a pugni in faccia da un uomo che lo ha chiamato “frocio”. Un flashmob simbolico, insomma, formatosi sotto un’unica bandiera: un parte il tricolore e dall’altra l’arcobaleno simbolo del diritto di tutti, di ogni cittadino che sia bianco o di altri colori, residente o migrante, eterosessuale o alternativ-sessuale.

servizio a cura di Federica Lamagra

Tratto da Informare n° 184 Agosto 2018

Print Friendly, PDF & Email