A Maddaloni la tela più grande del mondo

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Un inganno lungo 65 metri, il trompe-l’œil dei fratelli Funaro a metà del ‘700 lascia senza fiato chiunque vada a visitarlo. Una tela unica, di 720mq circa che ad oggi è la Regina di un primato non indifferente: è la più grande del mondo e si trova a Maddaloni, precisamente nel Convitto Nazionale “Giordano Bruno”.

Il Convitto sorge in un complesso architettonico originariamente Convento francescano.
Pare che lo stesso San Francesco d’Assisi sia alle origini della fondazione: tornando da un pellegrinaggio in Terra Santa si fermò a Maddaloni per pregare al Santuario di San Michele, al quale era molto devoto. L’edificio originario da lui voluto fatto di rami, tronchi e fango del 1200 è andato perduto, ma restano tracce del suo passaggio in alcune testimonianze scritte di religiosi coevi al Santo e negli affreschi del chiostro originale del complesso cinquecentesco, rinvenuti pochi anni orsono perché seppelliti dai detriti del terremoto del 1694.

Il Convitto, l’Istituzione scolastica più antica della Provincia di Caserta, nasce da una legge di Giuseppe Bonaparte del 1807 e diventa Collegio Reale di Terra di Lavoro: tra i primi frequentatori vi fu il napoletano Luigi Settembrini, scrittore e patriota italiano, incarcerato più volte durante la reggenza borbonica per la sua vicinanza agli ambienti risorgimentali fino alla condanna all’ergastolo; liberato dal figlio, con l’Unità d’Italia iniziò la sua carriera universitaria, arrivando a ricoprire il ruolo di Rettore dell’Università di Napoli.

Il Convitto è la sede di quattro scuole: Scuola Primaria, Scuola Secondaria di I grado, Liceo Classico, Liceo Classico Europeo.

Tutti i giorni i ragazzi che lo frequentano si radunano nella grande sala della tela al primo piano, raggiungibile attraverso uno scalone monumentale, per poi diramarsi verso le proprie aule. Che emozione deve essere ogni giorno alzare lo sguardo verso un’opera di così grande ispirazione. Insomma, questo luogo risulta essere stato sempre al centro dello sviluppo culturale della città: oggi nel complesso si trova anche la Biblioteca Comunale, tra le più attive e funzionali del territorio. Arrivarci non è per nulla complicato; a Maddaloni si arriva in treno o comodamente in auto. Addirittura c’è chi lo fa a piedi, ma questa è un’altra storia.

Il grande progetto della tela venne commissionato nello stesso periodo in cui iniziarono i lavori per la Reggia di Caserta. Il fermento economico e culturale per la Terra di Lavoro si rispecchia anche e soprattutto nel contesto di Palazzo Reale. La tela, senza soluzione di continuità e che ricopre l’imponente salone rettangolare, fu realizzata nel 1756 dai fratelli Funaro; tra i giochi prospettici che allargano illusoriamente ed in verticale lo spazio della sala, sono raffigurate le tre allegorie del Trionfo della Fede sull’Eresia.
Perpendicolarmente al salone principale di una sala più piccola che affaccia sull’affrescato scalone monumentale, si può incontrare un’altra tela al soffitto, più piccola ma che richiama i motivi della tela principale.

Tom Cruise, durante le riprese di Mission Impossible nella Reggia di Caserta, ha fatto diversi tour guidati nel territorio casertano; tra i luoghi visitati anche il Convitto. Rimasto impresso dalla bellezza devastante di tale enormità, ha donato 25mila euro per il suo restauro, in particolare per la tela secondaria, che versava in pessime condizioni.

La tela dei record è però quasi dimenticata, nonostante sia visitabile: cosa si aspetta a farla diventare centrale nello sviluppo di questo dannatissimo territorio?

Urge sicuramente un restauro conservativo non indifferente a causa di infiltrazioni pregresse. Urge una valorizzazione del bene in termini di fruibilità ed accessibilità.
Altrimenti resterà solo un primato: avevamo la tela più grande del mondo. Primato, per altro, non certificato.

C’ammà fa’?

 

di Francesco Cimmino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°202 – FEBBRAIO 2020

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