fogne destra volturno

A Destra Volturno lo Stato lede il diritto all’infanzia

Clara Gesmundo 06/12/2023
Updated 2023/12/06 at 11:44 AM
9 Minuti per la lettura

Passeggiamo e c’è silenzio, nessun rumore oltre quello del mare a pochi passi da noi. Tutte le finestre sono chiuse, qualche mucchietto di spazzatura qua e là ci faceva strada verso alla nostra meta. L’impressione è stata quella di essere in un posto vuoto, perso o, come dice chi ci vive, “dimenticato”. Destra Volturno è una frazione del territorio di Castel Volturno, da anni abbandonata a sé stessa. O, almeno, così dice chi ci vive. Oltre ad aver accolto ed ascoltato il grido di aiuto di molte mamme che abitano in zona, abbiamo fatto un giro nel cuore di questa piccola “periferia casertana”.  

La situazione è peggiorata da quando ormai anni fa il ponte che collegava Castel Volturno alla periferia in questione, è stato chiuso per lavori di manutenzione. La chiusura di un ponte che riflette, d’altronde, un’ulteriore limitazione sociale e geografica.  

NESSUN DIRITTO ALL’INFANZIA A CASTEL VOLTURNO

L’attenzione che vogliamo porre su Destra Volturno riguarda la completa resa da parte dello Stato nel garantire il diritto all’infanzia per centinaia di bambini.  

Nell’area di Castel Volturno più depressa economicamente e socialmente, non vi è l’erogazione di alcun servizio pubblico. La raccolta differenziata dei rifiuti è un miraggio e passeggiando per le strade si notano cumuli di rifiuti a pochi metri di distanza l’uno dall’altro; spesso è materiale di risulta o addirittura amianto scaricato dalle imprese. Il trasporto scolastico pubblico è inesistente, così famiglie che versano in uno stato di povertà (aggravato dal covid) non possono permettersi l’abbonamento ai pochi bus privati, e si affidano a taxi abusivi senza alcuna misura di sicurezza. Ovviamente ciò è possibile per chi ha i soldi per pagare i taxi abusivi, diversamente evitano di mandare i figli a scuola, dato che la scuola più vicina è praticamente irraggiungibile per un bambino a causa della chiusura del ponte. 

Parchi giochi pubblici o spazi per bambini sono un’utopia. Tante mamme del territorio fanno riferimento ad organizzazioni umanitarie presenti in quella zona, come i Padri Comboniani, missionari cristiani che operano nelle aree più povere del mondo. La fila per l’iscrizione al doposcuola dei Comboniani è lunghissima e chi non riesce ad accedere deve costringere i figli a restare in casa, considerando l’assenza totale di altri luoghi di aggregazione. A mancare sono anche i servizi pediatrici, impossibili da raggiungere per chi non ha un’autovettura. 

Di Pubblico a Destra Volturno non è rimasto più niente se non qualche passerella ministeriale ogni tanto e le parole al vento di quella candidata premier, oggi eletta, Giorgia Meloni, che promise massima attenzione al territorio. Non pervenuta lei e le forze locali competenti che assistono con complice silenzio ad una lesione del diritto all’infanzia nei confronti di tutti quei bambini che hanno avuto la sfortuna di nascere a Destra Volturno.  

ALLAGAMENTI A DESTRA VOLTURNO 

Così abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e dare sfogo e parola a chiunque avesse voglia di manifestare il proprio dissenso. E per questo che ci siamo trovati difronte a Gilda e Rosa, con cui abbiamo scambiato due chiacchiere. «Io ho due bambini – inizia Gilda – uno di sei anni e una di nove, vivo qui dal 2010. Il ponte era l’unico modo per spostarci, rendeva più semplice anche portare i ragazzi a scuola. Invece adesso bisogna fare quel tratto di superstrada che è particolarmente pericoloso. Non ci sono dei pulmini comunali, è necessario far riferimento solo a pulmini privati».  

Durante la nostra intervista ci raggiunge anche mamma Rosa, si mostra da subito decisa e volenterosa nel denunciare le mancanze del territorio, e aggiunge: «la mattina chi non ha la macchina, deve accompagnare i propri figli a scuola a piedi. Quando piove questo non si può fare e di conseguenza subentra il problema dei servizi sociali, che dopo un periodo di assenza richiamano le famiglie, ma non sanno quello che viviamo qui, perché quando piove, per giorni è tutto allagato».  

Noi sappiamo bene di cosa parla Rosa, perché con i nostri occhi abbiamo visto giovanissimi alunni attraversare il ponte a piedi e addirittura scavalcare il guardrail per tagliare la strada e arrivare prima a scuola. «Ci sono persone che non riescono ad uscire perché l’acqua è troppo alta, nel viale non ci sono fogne che possano aiutare l’acqua a defluire, questo penalizza soprattutto chi è a piedi» – continua Rosa – «Succede anche di non poter uscire con le macchine perché si rischia di rimanere bloccati. Comunque sia, se dovessimo scegliere cosa chiedere, sarebbe sicuramente la riapertura del ponte, e la possibilità di istituire un pulmino comunale».   

«Questo territorio è abbandonato, non c’è un parco giochi, non c’è un istituto scolastico, nessuna attività alternativa da poter proporre ai nostri figli. Spesso ci chiedono “perché non ve ne andate?”, purtroppo non tutti hanno la disponibilità economica per andare via» – conclude Gilda. 

Davvero è più facile pensare di dover abbandonare il territorio in cui si è cresciuti, che sperare di poter guardarlo rinascere? Questa è la domanda che ci poniamo mentre ascoltiamo le parole di Gilda e Rosa.  

COME VIVONO I BAMBINI A DESTRA VOLTURNO 

«Io ho quattro figlie femmine» – ci spiega Rosa – «la mattina vanno a scuola e, quando capita, per far uscire i ragazzi ci mettiamo d’accordo tra noi mamme. La sera, invece, evitiamo di farle girare per il paese perché non c’è un grande controllo da parte delle forze dell’ordine e la zona non è molto sicura. Qui è un “avvenire” che manca. Comunque sia prima della chiusura del ponte uscivano il venerdì o il sabato sera in paese, ma da quando è chiuso il ponte è una trasferta uscire, quindi spesso preferiamo mangiare un panino a casa».  

Come la pensano i vostri figli sul territorio in cui vivono? 

«A loro prima piaceva, poi è da un po’ che mi dicono “mamma qui non c’è niente”. Gli ho proposto di andare via ma comunque qui hanno amici che non vogliono abbandonare».  

Come è stato vedere il vostro territorio ridursi così negli anni?   

«Ho sofferto perché qui ci sono cresciuta, vedere questo posto continuare a spegnersi è doloroso. C’era la discoteca, le pizzerie, i pub, sala giochi, un trenino che ti faceva fare il giro della zona, chi faceva i cornetti di notte, c’era di tutto».  Perché si è perso tutto, PERCHÉ DESTRA VOLTURNO È STATA ABBANDONATA? È questo che gridano le mamme difronte a noi.  

L’APPELLO DELLE MAMME AL SINDACO E ALL’ASSESSORE CON DELEGA ALL’ISTRUZIONE DI CASTEL VOLTURNO 

«Caro Sindaco chiediamo il vostro impegno per riuscire a trasformare Destra Volturno da degradata periferia a centro vivo di Castel Volturno. Ci aiuti a dare una seconda possibilità a questo territorio, e non continuiamo a fare l’opposto, a buttarlo giù».  

«Chiediamo di poter creare una realtà che possa dare speranza ai nostri figli, questo è un territorio straordinario, creiamo luoghi di aggregazione e il trasporto scolastico! Noi siamo con voi, ma ci state facendo mollare». 
Gilda Caccavale e Rosa Pica, mamme di Destra Volturno 

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