A Caserta il turismo non riparte

Crollo del fatturato, migliaia di posti di lavoro a rischio e la totale assenza di turisti sono lo scenario post-covid.

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Il turismo a Caserta e provincia non è mai ripartito. In affanno già prima del lockdown, il comparto si ritrova oggi a fare i conti con un crollo del fatturato, migliaia di posti di lavoro a rischio e totale assenza di turisti. E le previsioni per il futuro sono tutt’altro che rosee.

Dall’analisi dei dati e delle testimonianze degli addetti ai lavori condotta da Confcommercio Caserta, emerge uno scenario davvero poco rassicurante. «Quasi tutte le grandi strutture ricettive del territorio hanno deciso di non riaprire. Un segnale da non sottovalutare che denota la grave crisi in cui è precipitato il settore. I dati al riguardo del resto sono chiari: tre alberghi su dieci e oltre il 50% di pensioni e B&B non hanno riaperto i battenti dopo lo stop forzato innescato dall’emergenza Covid. Mentre, chi è ripartito sta lavorando solo parzialmente sfruttando appena la metà delle camere a disposizione. Dunque è impiegata solo la metà del personale, dovendo fare i conti con un numero ridotto di prenotazioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno» fa notare Errico Falocco, delegato al Turismo di Confcommercio.

Una crisi non totalmente imputabile ai danni che la pandemia di Covid ha causato all’industria turistica mondiale. Piuttosto ascrivibile all’invisibilità di Caserta in una programmazione allargata. Infatti, la provincia appare totalmente scollata sia in termini di sinergie istituzionali sui territori sia in termini di rete turistica che la proponga e pubblicizzi come pacchetto unico. Una nozione che appare più chiara alla luce dei dati di presenza. Infatti i turisti non si fermano più di due giorni a Caserta, considerata tappa intermedia tra il luogo di partenza e quello di destinazione.

«Anche se tra il 13 e il 14 agosto la città capoluogo ha fatto registrare un overbooking, questo è legato esclusivamente a visitatori di passaggio. Un risultato che non può assolutamente essere considerato un successo per la categoria. Tanto meno essere interpretato come un segnale di ripresa» ha commentato Falocco.

Fulcro di questa affermazione sono i dati incoming del periodo pre-covid. LI’STAT mostra un incremento dei flussi nelle province campane del 3% rispetto al resto del Paese, mentre i flussi di Caserta risultano molto diversi. Infatti, la città registra solo un incremento del 4% sul totale della regione. Eppure le attrattive non mancano. La Terra di Lavoro conta 3 siti Unesco (su di un totale di 6 in regione), 42 km di spiagge sabbiose, stabilimenti termali, gioielli artistici e archeologici. Senza contare i percorsi naturalistici e le eccellenze enogastronomiche.

Falocco parla a nome della categoria affermando che: «Lascia sgomenti il dover lavorare senza alcuna previsione o programmazione. Così come preoccupa che questo territorio non sia dotato di un piano del turismo che consenta a Caserta e provincia di diventare una meta turistica».

E mentre le iniziative politiche di rilancio stentano a realizzarsi, gli imprenditori devono affrontare problemi ambientali che da troppo tempo affliggono il territorio. Inquinamento delle acque e dei terreni, incuria e immigrazione incontrollata ogni anno vanificano il lavoro più battaglieri marketing manager.

di Maria Rosaria Race

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