9 maggio, la caduta del mito di Liberato

Liberato Lungomare 9 Maggio

È stato bello vedere 20mila ragazzi venire da ogni dove e riunirsi sul Lungomare. È stato bello godersi il suggestivo tramonto napoletano insieme ad amici. È stato un mercoledì molto particolare ma dal sapore di festa.

Ma il 9 maggio non doveva essere solo un bel momento di aggregazione giovanile.

Su Liberato si è detto e si dice così tanto che è davvero inutile spiegare di che stiamo parlando. Ma facciamo un passo indietro al 3 maggio quando l'”anonimo cantante”, dopo l’uscita a distanza di qualche ora delle due clip video di “Intostreet” e di “Je te voglio bene assaje”, aveva annunciato un concerto scrivendo sul suo profilo instagram “Nove Maggio Napoli lungomare tramonto gratis”.

Ecco che tutto sembrava trovare un filo conduttore all’interno del progetto commerciale Liberato (perchè è un progetto commerciale): sembrava quasi tutto studiato a tavolino, quel primo brano dal titolo “9 maggio”, uscito a febbraio 2017, tornava ora, un anno e mezzo dopo, con un più carico vigore ed alone di mistero, in un concerto che si candidava ad essere evento dell’anno.

Doveva essere il giorno della sua consacrazione. Doveva essere il giorno della svolta, in cui veniva chiarito il senso più profondo del progetto. Liberato in fondo è il “cantante” (passatemi il termine) del sentimentalismo e della poeticità napoletana in chiave moderna, attualizzata con sonorità decisamente innovative.

Non doveva rivelarsi, ma magari parafrasare i suoi brani, magari dare delle chiavi di lettura diverse che probabilmente non siamo stati capaci di cogliere, magari meravigliare con qualche trovata o colpo di scena.

Tralasciando la tanto criticata organizzazione e l’impianto audio non dei migliori, l’entrata con “Live is Life”, celebre canzone degli allenamenti di Maradona e ora canzone di ingresso del Napoli al San Paolo, e l’intermedio di un minuto di “Quanno chiove” di Pino Daniele avevano fatto presagire che qualcosa di interessante potesse cadere.

E invece niente…

Bastava, forse, qualsiasi cosa per entusiasmare ancor di più i 20mila spettatori. Qualsiasi cosa tranne la semplice playlist dei brani di Liberato. Incappucciato sul palco si limita al compitino, esegue i suoi brani e se ne va.

Tutto sommato non si può parlare di flop, perchè il pensiero che addirittura non si presentasse è passato a tutti.

Ma di certo Liberato da questo 9 maggio ne esce più debole. Liberato è sceso tra gli uomini, è stato demitizzato.

Il mito è caduto.

di Fulvio Mele

foto de “Il Mattino”

About fulvio mele

Fulvio Mele ventiduenne, giornalista pubblicista da marzo 2016 e vicedirettore di Informare. Diplomatosi al Liceo Scientifico "R. Caccioppoli" di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II di Napoli. "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"