informareonline-8 marzo

L’8 marzo come ogni anno, si festeggia la “festa della donna” o meglio “la giornata internazionale della donna”. Una ricorrenza che tutti onorano e che nessuno conosce.

Dolore, lotta e grida ma anche allegria, colori e profumi sono le due facce di una stessa medaglia, con un significato profondo, anzi profondissimo, a tal punto da esser tristemente sommerso dalla superficialità del mondo moderno, dalla ipocrisia della razza umana che si nasconde alle spalle di un materialismo sterile.

Conosciamo davvero cosa rappresenta questa ricorrenza?

L’origine della festa risale all’8 marzo 1908, in memoria delle operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York, la Cotton. La vicenda risulterà poi esser una leggenda ispirata probabilmente alla tragica morte, nella fabbrica Triangle, di 146 lavoratori (per lo più donne immigrate) a seguito di un incendio.

La Giornata Internazionale della Donna nacque infatti ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio del 1909 e fu istituita ad opera del Partito Socialista americano. In questi anni siamo nel pieno delle lotte sociali, soprattutto in merito al suffragio universale e alle lotte per gli aumenti salariali.

L’Italia arrivò molti anni dopo, intorno al 1945, quando fu riconosciuta ufficialmente nello “stivale”.

Scusa, ma non so perché ti regalo questa mimosa

La mimosa è ormai nota come ciò che rappresenta questa ricorrenza, ma pochi sanno come nacque questo simbolismo e che non sempre è stato accettato dalla società.

La scelta di questo fiore ha origine nel 1946, quando U.D.I. (Unione Donne Italiane) decise di trovare un simbolo che potesse rappresentare l’8 marzo. La mimosa fu scelta perché molto economica innanzitutto, ma soprattutto per la sua capacità di crescere in terreni difficili, ostentando così la resilienza e la forza che arde in ogni donna.

La mimosa fu anche osteggiata nel periodo della guerra fredda, perché il donarla era considerato un gesto che turbava l’ordine pubblico.

Festa della donna? NO, GRAZIE!

In occidente la Festa della donna è presente ormai in pianta stabile, ma in alcune parti del mondo, la realtà è ben diversa. In Afghanistan ad esempio ogni 2 giorni una donna si dà fuoco per le violenze e i soprusi di mariti e padri.

«Per paradosso la mia tragedia è stata un bene, perché io, diversamente dalla maggioranza delle vittime di violenza sessuale, ho un marito che mi sostiene e gli strumenti culturali per denunciare» racconta la 40enne Hania Moheeb, dopo l’aggressione di gruppo subita in piazza Tahrir (Egitto).

Molte altre storie provengono dall’India, dalla Turchia, da Teheran, da Riad, figlie di una cultura diversa….

Ma si può ancora accettare nel 2020, una cultura che accetti la visione di una donna inferiore all’uomo?

Le varianti della festa nel mondo

La festa della donna è fortunatamente riconosciuta “quasi” in ogni parte del mondo e, grazie a questa diffusione, essa assume infinite e straordinarie sfumature di colore.

In Camerun si organizzano vere e proprie feste, in Perù viene allestito un mercatino i cui ricavi sono destinati alle donne bisognose. In Ecuador esiste un parco dedicato alla donna, in Russia si effettuano spettacoli pirotecnici, mentre in Vietnam viene condiviso il cibo negli ambienti di lavoro.

Queste sono solo alcune delle varianti della “classica” Festa della donna, un giorno che andrebbe vissuto realmente e non rinchiuso in una scatola di cioccolatini o ridotto tristemente a serate sopra le righe.

“Le donne non sono sufficientemente alla pari con gli uomini, così dobbiamo renderci indispensabili. Dopo tutto, abbiamo l’arma più grande nelle nostre mani: siamo donne!” (Maria Callas)

di Simone Cerciello

Print Friendly, PDF & Email