8 Marzo. Essere donna!

Festa della donna

“L’otto ogni giorno” : è uno dei tanti slogan per la festa internazionale della donna che si festeggia proprio in questo giorno di marzo

 

Il perché di questa ricorrenza è nota a tutti: si vuole ricordare le conquiste sociali, politiche, economiche, nonché le discriminazioni e le violenze che le donne ancora oggi subiscono.

L’Otto marzo insieme alla Giornata internazionale contro l’eliminazione della violenza sulle donne, hanno come trait d’union l’essere nati in specifici contesti sociali e politici, e rappresentano una delle due giornate dedicate ai diritti.

È storico quanto accaduto durante la Rivoluzione industriale, i sacrifici compiuti dalle donne per la rivendicazione della parità dei sessi nel diritto di famiglia e per il suffragio universale per cittadini di entrambi i sessi.

Già negli anni 40 dell’ottocento alcune correnti filosofiche quali il marxismo, si ponevano a favore delle operaie che lottavano per difendere i loro principi, perché la donna ha sempre avuto dentro e fuori casa un padrone di turno: il padre ed il marito.

Ne è trascorso di tempo dal primo sciopero delle camiciaie che ha dato il via ad una serie di rivendicazioni in tutto il mondo.

Manifestazioni in piazza, repressioni, scioperi, tutto ciò per tentare di porre fine alle diseguaglianze e discriminazioni e poter ottenere il diritto di amministrare l’intero processo della maternità.

Nel corso dei secoli a secondo dell’evoluzione polita, sociale, giuridica dei popoli, o dell’appartenenza dei gruppi sociali, la condizione della donna è molto cambiata.

È passata dall’essere considerata inferiore all’uomo, con il ruolo esclusivo di madre e di “regina” della casa” ad avere cariche all’interno della società, nel mondo dell’impresa, nelle università, nella magistratura, nel Governo e nel Parlamento, svolgendo a volte, lavori anche molto impegnativi e di rilievo che, fino a qualche tempo fa erano ad esclusivo appannaggio degli uomini.

Il paradosso è proprio nella giustificazione data alla condizione femminile ante “rivoluzione” spesso legata ad un sua presunta inferiorità fisica. Condizione non veritiera se si pensi al ruolo, inteso anche come forza fisica che la donna ha nella famiglia ed al supporto fattivo fornito al potere degli uomini nella società di ogni epoca.

E anche nell’Arte, nella Letteratura la donna ha assunto il duplice ruolo: da donna angelica, musa ispiratrice per la descrizione dell’universo femminile a donna spoglia dai tabù, libera da tutte le costrizioni da cui è stata sempre stata intrappolata.

Se si pensa infatti agli sconvolgimenti di carattere politico, economico e sociale che hanno scosso i primi del Novecento, si comprenderà come questi abbiano avuto profonde ripercussioni sull’universo femminile: cambia infatti la condizione della donna e il suo ruolo all’interno della società, e conseguentemente cambia il suo modo di percepire, esibire, nascondere il proprio corpo.

La bellezza diventa il fulcro, e mentre tutto cambia una sola certezza resta: la bellezza, declinata negli infiniti aspetti di ogni donna che è sempre stata e continuerà ad essere cruccio e arma di seduzione del sesso femminile. Nonostante il primo grande conflitto mondiale fosse alle porte, il teatro, il cinema e la fotografia assumono un ruolo sociale decisivo sul panorama culturale perché diffondono nuovi canoni estetici e la donna appare più matura.

Bellezza e ruolo spesso oggetto di mercificazione. Nelle pubblicità di famosi brands di qualche anno fa ad esempio, la donna è inquadrata in quella posizione di sottomissione. E se invece i ruoli delle vecchie pubblicità sessiste fossero stati ribaltati? Di certo il messaggio da veicolare non sarebbe stato più quello di una donna che deve svolgere dei compiti che le appartengono.

In un contesto sociale in continua evoluzione l’immagine della donna, quella della perfetta casalinga per intenderci, è stata utilizzata per dare un’idea della moglie e madre remissiva; immagine che per secoli è stata tramandata dalle nostre culture, ma passo dopo passo è stata scalfita fino ad essere totalmente capovolta.

Nella nostra era infatti la donna è in grado di compiere scelte importanti sia nella propria famiglia che nella società. Ma… c’è un ma perché tale situazione non è positiva del tutto nel mondo, soprattutto in quei paesi con una cultura diversa dalla nostra.

Si pensi ad esempio alla pratica della infibulazione, che in alcuni paesi africani e non continuano a vessare le donne e dove tali tradizioni possono essere considerate al pari di Leggi dello Stato

La donna mutilata è una donna pura e, la mutilazione è la prova di quello che sarà il suo ruolo.

Tale pratica è fortemente condannata tanto che lo stesso presidente del Burkina Faso Thomas Sankara (1984 -1987) ha così espresso il suo parere: “L’infibulazione è un tentativo di conferire alle donne uno status di inferiorità, marchiandole con un segno che le svaluta ed è un continuo ricordar loro che sono solo donne, inferiori agli uomini, che non hanno alcun diritto sui propri corpi o ad una realizzazione fisica o della persona”.

È pur vero che la civiltà europea è debitrice nei confronti di quella islamica in quanto ha assorbito conoscenze in vari settori: dall’architettura alla medicina, dalla musica alla tecnologia ma questa deve fare ancora i conti con alcuni retaggi culturali dell’Età dell’Ignoranza: la jāhiliyya cioè il periodo precedente la missione profetica di Maometto.

Pensiamo all’uso del velo ad esempio che ha origini antichissime. In Medio Oriente ad esempio, i re Assiri furono tra i primi ad introdurre l’uso del velo negli “harem”.

«Le donne sposate [ …] quando escono di casa non avranno la testa scoperta. Le figlie di uomini liberi [ …] saranno velate. La concubina che va per la strada con la sua padrona sarà velata»

Furono proprio queste norme a dettare le prime regole di comportamento sociale imponendo alle donne un ruolo domestico ed inferiore all’uomo. http://www.islamitalia.it/religione/hijab.html.

Ciò non vuol dire però che nel nostro paese vige un’emancipazione totale.

Ancora oggi ci sono persone, per lo più di una certa età è vero, il cui retaggio culturale le porta a non comprendere le vere motivazioni della ” rivoluzione”. Ancora oggi la donna con una propria economia appare ribelle ai loro occhi e non solo.

Il maschilismo è ancora molto diffuso, tanto che l’Istat ha diramato dei nuovi dati sulle molestie sessuali, subite da quasi nove milioni di donne (http://www.istat.it/it/files/2018/02/statistica-report-MOLESTIE-SESSUALI-13-02-2018.pdf?title=Molestie+sessuali+sul+lavoro+-+13/feb/2018+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf).

Il maschilismo è alla base di tantissimi crimini: dal femminicidio alle violenze sessuali o domestiche, sia fisiche che psicologiche. Molte sono le vittime che spesso non denunciano le violenze subite.

Una cultura che non solo discrimina, ma uccide.

Una cultura che predica il possesso sulla donna.

Una cultura che va combattuta da tutti: istituzioni, media, donne e si, anche uomini.

di Angela Di Micco