C’ERAVAMO TANTO ILLUSI, IN QUESTO PAESE

In un paese troppo lontano dall’Italia, Donnarumma quest’estate sarebbe regolarmente in campo con la sua divisa XL, a soli diciassette anni, a giocarsi il suo primo europeo con alle spalle un campione come Buffon a sussurrargli all’orecchio ogni segreto possibile.

Inter Udinese sarebbe la passerella di una campagna acquisti fondata sull’arguzia di Pozzo nel scovare giovani talenti (per poi, in Italia, girarli in prestito a squadre in tutto il mondo) e invece si ritrova con ventidue estranei – stranieri –  in campo.

Non ditelo a Conte ma sabato sera, nell’anticipo della trentacinquesima giornata di serie A tra Inter e Udinese, non c’era niente da osservare, niente da valutare. Nessun Verratti da far scappare via in Francia, nessun Immobile da vendere per poi, con la coda tra le gambe, richiamarlo alla casa madre.

Sempre in quel lontano paese Rizzoli, in silenzio, sarebbe stato a pensare sulla veranda di casa sua all’aggressività eccessiva di Bonucci e al modo con cui viene calpestata ogni domenica la figura di chi dovrebbe fare ordine. In questo paese i goal di un capitano che da vent’anni gioca per una città (e non per uno sponsor o una maglia) varrebbero il doppio e il foglio del suo contratto a fine carriera sarebbe in bianco come una poesia che aspetta di essere scritta, e poi, ricordata.

In un calcio che si specchia chi lo guarda è sempre più la sua cornice.

About fulvio mele

Fulvio Mele ventiduenne, giornalista pubblicista da marzo 2016 e vicedirettore di Informare. Diplomatosi al Liceo Scientifico "R. Caccioppoli" di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II di Napoli. "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"