Ce la imitano ma non sarà mai come la nostra. Ce la invidiano, e c’è chi ne approfitta quando scende sulle dolci curve delle nostre coste per poterne acquistare qualche kilo. Ce la ricordiamo nella celeberrima scena “Il paltò di Napoleone” in “Miseria e Nobiltà”, dove il fotografo Don Pasquale (Enzo Turco), elencando la lista della spesa che lo scrivano Felice Sciosciammocca (Totò) deve fare, dice «Tu chiedi mezzo chilo di mozzarella d’Aversa, freschissima; assicurati che sia buona. Tu prendi la mozzarella tra due dita, così, premi la mozzarella, e se cola il latte, la prendi, se no, desisti». 

La mozzarella di bufala è ormai una carta d’identità dell’agro aversano e del Litorale Domitio, tra le quali spicca quella d’origine castellana, un’eccellenza tra la più svariata produzione dei formaggi a pasta filata, simbolo di consumo critico, nonchè un valore culturale di Denominazione d’Origine Protetta.

In occasione della presentazione del libro “Male Capitale” del PM Catello Maresca, avvenuta lo scorso 19 febbraio nel Sala conferenze del Magazine Informare a Pinetamare, organizzato dal Centro Studi Officina Volturno, il Presidente Tommaso Morlando ha omaggiato gli intervenuti con una confezione di mozzarelle e ricotta del “Caseificio Ponte a Mare”, tra le imprese del Litorale Domitio che garantiscono ai clienti un prodotto dalla qualità indiscutibile, con l’intenzione appunto di promuovere questa risorsa alimentare appartenente alla città di Castel Volturno.

Pochi giorni fa, in occasione della presentazione del rapporto sulle Agromafie della Coldiretti e Eurispes, sulla mozzarella si è espresso anche Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, in merito alla sicurezza alimentare in terre etichettata da una falsa informazione circa la “Terra dei Fuochi”, affermando: «Io non ho mai smesso di mangiare mozzarella e non smetterò mai, l’ho regalata a tanti amici del nord, non so quanti l’abbiano mangiata davvero e quanti l’abbiano buttata facendo una stupidaggine, ma certe paure ataviche non possono essere semplicemente eliminate dicendo che il problema non c’è perché l’ultima produzione scientifica la nega». E noi, come Cantone, non smetteremo mai di mangiare la mozzarella.

di Fabio Corsaro
Foto di Gabriele Arenare