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25 marzo 2021-25 marzo 2022: la rincorsa ad un altro Mondiale svanito

Angelo Velardi 25/03/2022
Updated 2022/03/25 at 5:36 PM
8 Minuti per la lettura
Era il 25 marzo 2021: l’Italia comincia il suo cammino per la qualificazione al Mondiale in Qatar del 2022

Il girone per accedere al Mondiale non sembra impossibile: Lituania, Bulgaria ed Irlanda del Nord sono nazionali più che abbordabili, solo la Svizzera (comunque nettamente inferiore sulla carta) sembra poter dare qualche grattacapo.

La prima partita sembra di normale amministrazione. Primo tempo convincente, secondo un po’ meno, ma risultato in cassaforte: 2 a 0 all’Irlanda del Nord con gol di Immobile e Berardi. Uno dei senatori di quella/questa nazionale – Leonardo Bonucci – dirà a fine gara: «Dalla mancata qualificazione all’ultimo Mondiale ci deve arrivare la voglia e la rabbia di andarci a conquistare il passaggio del turno, per dedicarlo ai tifosi che in questo periodo stanno soffrendo come noi». L’obiettivo è chiaro per la quattro volte campione del Mondo Italia: non si può star fuori da due Campionati del Mondo consecutivi. Anche la Bulgaria viene liquidata con lo stesso risultato, così come la Lituania.

A fine marzo di un anno fa, l’Italia guida il gruppo C delle qualificazioni mondiali con 9 punti, 6 gol fatti e 0 subiti.

La strada sembra spianata, ma una frenata inaspettata è dietro l’angolo, paradossalmente dopo la straordinaria vittoria dell’Europeo. Una vittoria così bella e determinata, senza partire con i favori del pronostico e rendendosi protagonisti di una cavalcata mozzafiato, lasciava sperare ad una ripresa delle qualificazioni altrettanto decisa e determinata. E, invece, il 2 settembre gli uomini di Mancini si fanno fermare da una non irresistibile Bulgaria. 1 a 1 il risultato finale con delle statistiche che facevano e fanno riflettere, probabilmente come immagine principale della disfatta italiana. 27 tiri a 4, solo 8 verso la porta. Italia che crea tanto, ma concretizza poco, pochissimo, e paga una delle poche disattenzioni a caro prezzo.

Nulla è perduto, una battuta d’arresto può starci, l’occasione per mettere le mani sulla qualificazione è Svizzera-Italia, scontro al vertice. 0 a 0, rigore fallito da Jorginho (altra firma indelebile su questa disfatta) e incapacità a concretizzare i 10 tiri, 7 verso lo specchio della porta. Il distacco resta importante, ma bisogna tornare alla vittoria. Lo fa, l’Italia, con un sonoro 5 a 0 alla Lituania che fa ben sperare per il ritorno sulla retta via per la qualificazione.

Restano due partite, da disputarsi a novembre. Lo scontro diretto con la Svizzera, che intanto è stata fermata dall’Irlanda del Nord sullo 0 a 0, e l’Irlanda del Nord a Belfast.

Il primo match point si gioca a Roma il 12 novembre contro gli elvetici. Al gol della vecchia conoscenza del campionato italiano, Widmer, risponde la rete di Giovanni Di Lorenzo. Altra partita in cui l’Italia prova ad imporre il proprio gioco e a tempo scaduto una spinta di Garcia su Berardi mette sul piede di Jorginho il rigore della qualificazione. Come all’andata, l’ex calciatore del Napoli si fa ipnotizzare da Sommer, stavolta calciando alto. Match Point fallito, ma c’è ancora l’Irlanda del Nord e una differenza reti che diventa, in extremis, fondamentale.

L’Irlanda del Nord non ha più nulla da chiedere a queste qualificazioni e non sembra una squadra irresistibile. L’Italia crea, porge l’orecchio al risultato della Svizzera (che intanto vince 3 a 0 con la Bulgaria): 14 tiri e ancora 0 a 0! L’incapacità di concretizzare, la pressione sul collo, la mancanza di esperienza in tutti gli effettivi in campo, sfortuna, fortuna degli avversari: tante sono le analisi, ma ciò che è oggettivo è che la nazionale campione d’Europa fatica a concretizzare il suo gioco e in un gruppo più che abbordabile arriva seconda, rischiando di restare di nuovo fuori dal Mondiale!

«Non dovremmo nemmeno esser qui» ha dichiarato il CT Mancini prima della partita con la Macedonia del Nord, semifinale dei playoff per la qualificazione al Mondiale, concedendosi un intervallo di rammarico nell’escalation di ottimismo e determinazione manifestata (ostentata?) nei mesi che precedevano quest’importante partita.

L’epilogo è stato quanto più triste e beffardo potesse essere immaginato. Partita tatticamente dominata, così come sul piano del palleggio. 32 tiri a 4. Sì, leggete bene: 32 tiri. Ma quanti verso lo specchio della porta? Appena 5.

L’Italia meritava la sconfitta? Sarebbe disonesto dirlo. Ma in quel tiro dell’ex Palermo Trajkovski c’è l’incapacità di questa squadra di addentare le partite, di farle proprie, di dare concretezza ad un gioco che a tratti, durante il percorso e anche ieri sera, è parso quasi narcisistico.

Oggi, come è naturale che sia, il Paese di virologi e geopolitici, veste i panni di allenatore e dirigente per individuare i problemi che affliggono il nostro calcio e le eventuali soluzioni. Nemmeno noi abbiamo resistito alla tentazione.

La partita di ieri, come anticipato, è l’espressione massima di un percorso cominciato con quel maldestro pareggio con la Bulgaria. L’inaspettata vittoria dell’Europeo piuttosto che dare certezze sembra aver scaricato una squadra che, come detto prima, sembra troppo spesso specchiarsi in se stessa senza avere capacità di mettere le mani sulla partita. Le pagelle poco clementi delle principali testate nazionali non rispecchiano fedelmente una partita comunque dominata dagli azzurri di Mancini, soprattutto per ciò che riguarda il gioco e il possesso palla e territoriale. È mancata convinzione, sono mancati i calciatori di spicco che potessero prendere la squadra per mano (tranne Verratti, che è quello che ci ha provato di più), è mancata concretezza, è mancata l’insistenza per la via del gol. Come detto, il dato “32 tiri” è quasi ingannevole!

Mancini resta senza dubbio il CT vincitore dell’Europeo, capace di convincere anche i più scettici in estate

Ma partecipando al gioco della ricerca del colpevole, possiamo esentarlo da ogni colpa? Formazione celebrativa, quasi un all-star Europeo che forse ha messo in secondo piano la forma e il ritmo attuale dei calciatori in questione (veramente l’attuale Barella merita un posto da titolare più dell’attuale Tonali, per esempio?) in favore di un premio di riconoscenza o di un “usato sicuro” che così sicuro non si è rivelato.

Escludendo una difesa quasi obbligata (e comunque protagonista di una prova QUASI senza macchia), l’attacco? Veramente Pellegrini era l’unica soluzione come esterno d’attacco in una partita in cui si deve urgentemente fare gol? Togliere Immobile senza avere altre prime punte a disposizione (Belotti e Scamacca in tribuna) è una scelta tatticamente giusta? Veramente Politano non sarebbe servito a dare un po’ di sprint e capacità nell’1 contro 1?

Domande che resteranno probabilmente senza risposta. Ciò che resta è una grande disfatta, tra le peggiori della storia del calcio italiano. 12 anni senza un Mondiale, dopo due partecipazioni incolori.

Quale sarà il futuro? Quali le misure da adottare perché il calcio italiano torni ai vecchi fasti? Ai posteri l’ardua sentenza…

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