25 anni di Progetto Policoro, Papa Francesco: «Siate costruttori di relazioni»

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25 anni di Progetto Policoro, Papa Francesco: «siate costruttori di relazioni»

«La pandemia ha messo in rilievo e aggravato i problemi sociali, soprattutto la disuguaglianza. Alcuni possono lavorare da casa, mentre per molti altri questo è impossibile. Certi bambini, nonostante le difficoltà, possono continuare a ricevere un’educazione scolastica, mentre per tantissimi altri questa si è interrotta bruscamente.
Questi sintomi di disuguaglianza rivelano una malattia sociale».

Era il 26 agosto 2020 e Papa Francesco, nel corso dell’udienza generale del mercoledì, sottolineava gli strascichi di una situazione sanitaria che non ha fatto altro che continuare a far zampillare sangue da ferite già aperte.

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«La diffusione del virus ha rivelato difficoltà che vengono da un’economia iniqua, che prescinde dai valori umani fondamentali. È un’ingiustizia che grida al cielo».

25 anni di Progetto Policoro

In occasione del 25esimo anniversario dalla nascita del Progetto Policoro, il Papa ha accolto cento giovani delle imprese e delle cooperative nate proprio nell’ambito dell’importante programma partorito dal Convegno ecclesiale di Palermo del 1995, da un’intuizione di don Mario Operti. E, quasi inevitabilmente, anche in quest’occasione è tornato su quanto il lavoro dia dignità agli uomini, tema da sempre caro al suo Pontificato.

Il Progetto Policoro tocca circa 130 diocesi, con quasi 180 animatori di comunità e in 25 anni di attività ha dato alla luce più di quattrocento tra imprese, cooperative, attività commerciali, spesso sorte in contesti segnati dalla crisi economica e che hanno preso il via grazie allo strumento del microcredito.

Il suo intervento si è snodato su quattro punti, indicati da quattro verbi: animare, abitare, appassionarsi, accompagnare.

Animare

«Voi – ricorda Papa Francesco – vi chiamate “animatori di comunità” e le comunità vanno animate dal di dentro attraverso uno stile di dedizione: essere costruttori di relazioni, tessitori di un’umanità solidale».

Un progetto che soprattutto in un’epoca pandemica come quella che stiamo attraversando, diventa fondamentale per ridare speranza, per promuovere la dignità della persona attraverso il lavoro. «A voi giovani non manca la creatività: vi incoraggio a lavorare per un modello di economia alternativo a quello consumistico, che produce scarti. La condivisione, la fraternità, la gratuità e la sostenibilità sono i pilastri su cui fondare un’economia diversa. È un sogno che richiede audacia, infatti sono gli audaci a cambiare il mondo e renderlo migliore. Non è volontarismo: è fede, perché la vera novità proviene sempre dalle mani di Dio.»

Abitare

Il secondo obiettivo, la seconda vocazione indicata dal Papa, è di «abitare il mondo senza calpestarlo». Spesso si discute in termini di regioni, di posizionamento geografico della regione di appartenenza, per valutare condizioni lavorative e possibilità. E spesso si ricorre alla fuga in altre regioni, soprattutto “emigrando” da nord a sud. Papa Francesco esorta i giovani «ad amare i territori in cui Dio vi ha posti, evitando la tentazione di fuggire altrove». Questo perché proprio le periferie «possono diventare laboratori di fraternità, possono nascere esperimenti di inclusione».

«E non abbiate paura di abitare anche i conflitti. Li troviamo nel mondo, ma anche a livello ecclesiale e sociale. Serve la pazienza di trasformarli in capacità di ascolto, di riconoscimento dell’altro, di crescita reciproca. Le tensioni e i conflitti sono parte della vita, ma sappiamo che la loro “risoluzione su di un piano superiore” è il segno che abbiamo puntato più in alto dei nostri interessi particolari, per uscire dalle sabbie mobili dell’inimicizia sociale».

Appassionarsi

Terza missione che il Papa affida ai giovani del Progetto Policoro è l’appassionarsi, perché ciò che fa la differenza è «la passione per Gesù Cristo e per il Suo Vangelo» che si vede «nel “di più” che mettete per accompagnare altri giovani a prendere in mano la loro vita, ad appassionarsi al loro futuro, a formarsi competenze adeguate per il lavoro». 
L’auspicio del Pontefice è che il Progetto sia sempre al servizio «della vita delle persone, soprattutto dei poveri e degli ultimi della nostra società».

«Non abbiate paura di prestarvi anche gratuitamente per risollevare la vita di chi è scartato. Il contrario della passione è la mediocrità o la superficialità, che induce a pensare di sapere già tutto in partenza e a non ricercare soluzioni ai problemi mettendosi in gioco in prima persona».

Citando don Lorenzo Milani, poi, rivolge una forte provocazione ai suoi ospiti: «vibrate di dolore e di fede davanti a tante ingiustizie sociali, allo sfruttamento, alla mancanza di lavoro, allo scarto degli anziani? Appassionarsi è vibrare con questo!».

Accompagnare

L’ultimo punto affrontato è quello rappresentato dal verbo accompagnare.
«Le vostre diocesi vi guardano con speranza e ciascuno di voi è capace di farsi compagno di strada verso tutti i giovani che incontra sul suo cammino. La vostra presenza nei territori diventa così il segno di una Chiesa che sa “prendere per mano”, come Cristo con i discepoli di Emmaus». 

«La fede ci dice che la crisi può essere un passaggio di crescita: lo Spirito di Cristo risorto anima la speranza, che diventa aiuto alle persone perché si rialzino, si rimettano in cammino, tornino a sognare e si impegnino nella vita, nella famiglia, nella Chiesa e nella società».

“I giovani incomincino a sognare”

Un anniversario, dunque, di un progetto della Conferenza Episcopale Italiana che tanto bene ha fatto e fa con la formazione, l’indirizzamento e l’accompagnamento nel mondo del lavoro. Ma anche un punto di partenza, un megafono attraverso cui urlare al mondo un messaggio di speranza e allo stesso tempo di ammonimento, di cui il Progetto Policoro è espressione concreta e fruttuosa.

«”Come posso fare figli se non ho il lavoro”, “Io, donna, come posso fare i figli, che appena il capo dell’ufficio vede la pancia mi caccia via, a tal punto che la pancia è diventata una vergogna?”. Ma è tutto in un altro modo! Ma dovete reagire contro questo. Che i giovani incomincino a sognare, a fare i padri, a fare i figli. E per questo, che abbiano dei lavori. Il lavoro è un po’ una garanzia di questo futuro».

Aiutare i giovani, supportare i giovani, ma anche spronare i giovani affinché pretendano di essere protagonisti nel sociale e nella vita politica di un paese che troppo spesso li ha sottostimati, abbandonati.

«È il momento di abitare il sociale, il lavoro e la politica senza paura di sporcarsi le mani!»

vedi anche: Papa Francesco: «Nella Croce di Gesù tutte le Croci del Mondo»

di Angelo Velardi

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