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Il 2020 è stato un anno in cui le donne hanno fatto più che mai sentire la loro voce. Si sono indignate, hanno gridato il desiderio di uguaglianza, di giustizia e di opportunità.

Sono scese in piazza ad ogni latitudine per difendere i loro diritti e per chiederne di nuovi per tutti, mettendo in discussione sistemi di potere estremamente radicati. Si sono messe in gioco, sfidando ogni stigma e pregiudizio e alcune hanno vinto. «La nostra costituzione non è fatta per una donna e la società non è abbastanza matura perché una donna diventi presidente», dichiarava Lukašėnko a maggio, leader della Bielorussia dal 1994. Eppure, dopo la sua vittoria alle presidenziali di agosto, ottenuta con brogli e irregolarità, proprio una donna, Svetlana Tichanovskaja, non ha accettato il risultato e si è dichiarata vincitrice. Lei, Maria Kolesnikova e Veronika Tsepkalo si sono unite in un movimento di protesta e hanno condotto manifestazioni le più partecipate della storia della Bielorussia facendo vacillare il regime più longevo e repressivo del continente. In modo simile, a ottobre le donne polacche sono riuscite a unire la difesa dei diritti delle donne alla lotta per la democrazia.

Quello che era nato come uno sciopero “femminista” contro la nuova legge sull’aborto è diventato una rivoluzione non violenta che ha coinvolto studenti, organizzazioni Lgbt+ ma anche gruppi sociali tradizionalmente conservatori. Un duro colpo alla destra populista e agli ultracattolici e una vittoria per il “popolo femminile” che si fa entità politica collettiva e propone un Manifesto per una nuova Polonia, rivendicando diritti umani, maggiore assistenza sanitaria, coperture sociali per le fasce più deboli e un assetto laico dello Stato.
Le donne cilene vanno ancora oltre fondando il primo partito femminista del Sudamerica per poi chiedere e ottenere la stesura di una nuova Costituzione: la prima al mondo ad essere scritta in forma paritaria, cioè da un’Assemblea Costituente formata per metà da uomini e per metà da donne.

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Negli Stati Uniti il 2020 è iniziato con la Women’s March contro l’amministrazione Trump. A essere reclamati, anche in questo caso, non solo diritti “al femminile”, ma questioni come assistenza sanitaria, immigrazione, violenza armata e ambiente. La rabbia contro un Presidente dichiaratamente sessista ha poi spinto le donne a correre per le elezioni di novembre (il doppio rispetto a quelle del 2016) e a vincere. Ci saranno infatti almeno 141 donne al Congresso, ben oltre le 127 del 2019. 116 elette alla Camera (il numero più alto di sempre) tra cui Cori Bush, prima deputata nera del Missouri. 25 al Senato, tra cui Sarah McBride, prima transessuale al Senato nella storia degli Stati Uniti. Poi, la notizia forse migliore di queste presidenziali: l’elezione di Kamala Harris alla vicepresidenza, la prima vicepresidente donna, la prima nera e la prima indiana-americana nella storia degli Stati Uniti. Durante il discorso della vittoria sul palco di Wilmington, ha dichiarato di essere la prima ma non l’ultima a ricoprire questa carica, invitando le giovani donne a sognare con ambizione.

In Italia l’anno è iniziato con un importante segno di attenzione nei confronti delle donne da parte di quella che dovrebbe essere la culla del conservatorismo: la Chiesa.
Francesca Di Giovanni, avvocatessa e mediatrice di pace, è stata nominata da Papa Francesco Sottosegretario: è la prima volta che una donna ricopre incarichi dirigenziali nello Stato Vaticano. Anche il governo Conte II ha stabilito un nuovo record di presenza delle donne tra i membri del governo: quest’anno ne sono oltre il 34%, la percentuale più alta dal 2008 ad oggi e un bel miglioramento rispetto al 17% del governo Conte I. Guardando ai dati regionali, con le nuove elezioni, la Calabria ha avuto per la prima volta una Presidente di Regione donna, Jole Santelli, anche se per un breve periodo. Un dato incoraggiante, dato che sono 14 su 20 le regioni che non hanno ancora mai avuto un Presidente di regione donna. Elly Schlein è stata eletta vice-presidente dell’Emilia-Romagna ricevendo il maggior numero di preferenze in assoluto per le amministrative nella regione. Durante l’emergenza, la sotto-rappresentanza delle donne si è fatta invece sentire.
È nato un movimento, #Datecivoce, che dopo aver attirato l’attenzione dell’UN Women (l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere), ha ottenuto l’aumento della presenza femminile nella task force “ricostruzione” e nel comi

di Giorgia Scognamiglio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°212
DICEMBRE 2020

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