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Addio a Letizia Battaglia, fotografa contro la mafia

Marika Fazzari 14/04/2022
Updated 2022/04/14 at 5:00 PM
4 Minuti per la lettura
“Per me la fotografia è molto più di un documento o di un’interpretazione. Per me, per la mia esperienza, la fotografia con il passare degli anni è stato il traghetto che mi ha permesso di raggiungere il mio io più profondo, di mettere a nudo l’essenza del mio essere persona, donna, di mescolarmi pienamente, senza infingimenti, al mondo che così tanto mi turba.” 

A 87 anni si è spenta Letizia Battaglia, fotoreporter italiana e “fotografa contro la mafia”, come preferiva essere definita. Il mondo della fotografia e dell’arte piange per la perdita di una grande Donna e artista di fama internazionale. Insieme a lei, se ne va un pezzo di storia di Palermo, del giornalismo e di lotta alla mafia. 

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“Per me la fotografia è molto più di un documento o di un’interpretazione. Per me, per la mia esperienza, la fotografia con il passare degli anni è stato il traghetto che mi ha permesso di raggiungere il mio io più profondo, di mettere a nudo l’essenza del mio essere persona, donna, di mescolarmi pienamente, senza infingimenti, al mondo che così tanto mi turba.” Letizia nasce nel marzo del 1935 a Palermo, città a cui rimarrà legata per tutta la vita. Inizia la sua grande carriera lavorando per il giornale “L’Ora” di Palermo, diventando la prima fotografa donna assunta da un quotidiano italiano. Nel 1970 si trasferisce poi a Milano con il fotografo Franco Zecchin e crea l’agenzia “Informazione fotografica”, che documenta i grandi fatti di cronaca del periodo. Vive e lavora durante gli anni settanta e novanta, periodo in cui Palermo è una città martoriata dalla violenza dei delitti di mafia che si susseguono quotidianamente. Il 6 gennaio del 1980 è la prima fotoreporter ad arrivare sul luogo dell’omicidio di Pietrisanti Mattarella, all’epoca presidente della regione Sicilia; nello scatto che documenta l’accaduto, un giovane Sergio Mattarella prova a estrarre dalla vettura il fratello. Sempre in quegli anni, crea il “laboratorio d’If”, dove si forma una nuova generazione di  fotografi e fotoreporter palermitani, tra cui Mike Palazzotto e Salvo Fundarotto. Le foto di Letizia, però, raccontano una Palermo che è anche molto altro. Città autentica nelle sue contraddizioni, fatta di magnifiche chiese barocche che convivono con la miseria dei quartieri popolari. Non ha fotografato solo la morte, le immagini e i soggetti che Battaglia ama di più sono quelle delle persone comuni, in particolar modo donne e bambini. Ricordiamo la celebre foto della “bambina con il pallone”, incontrata per caso dalla fotografa in un vicolo della Cala. Secondo lei, raccontare il reale è l’unica via per capire la bellezza.Letizia è stata la prima donna europea a ricevere nel 1985  il Premio Eugene Smith, a New York, riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life. Ha esposto in Italia, nei Paesi dell’Est, Francia (Centre Pompidou, Parigi), Gran Bretagna, America, Brasile, Svizzera e Canada. Nel 2017 inaugura il Centro Internazionale di fotografia presso i Cantieri culturali alla Zisa. È in questo contesto che, negli anni novanta, esprime il suo impegno politico come consigliera comunale e assessora.In un’intervista di alcuni anni fa dichiarava: “Io non credo nemmeno di essere una fotografa, sono una persona eclettica che ha fatto e fa fotografie, sempre con molta passione. Non mi chiudo in questo ruolo, anche se alla mia età sarebbe comodo dire: “Sono la fotografa Letizia Battaglia”. No, sono una persona, una donna, un essere che soffre, che è stanco, a cui fa male la schiena e che ancora fa fotografie.” Che la terra ti sia lieve, Letizia. 
Letizia nasce nel marzo del 1935 a Palermo, città a cui rimarrà legata per tutta la vita. Inizia la sua grande carriera lavorando per il giornale “L’Ora” di Palermo, diventando la prima fotografa donna assunta da un quotidiano italiano. Nel 1970 si trasferisce poi a Milano con il fotografo Franco Zecchin e crea l’agenzia “Informazione fotografica”, che documenta i grandi fatti di cronaca del periodo. Vive e lavora durante gli anni settanta e novanta, periodo in cui Palermo è una città martoriata dalla violenza dei delitti di mafia che si susseguono quotidianamente.
Il 6 gennaio del 1980 è la prima fotoreporter ad arrivare sul luogo dell’omicidio di Pietrisanti Mattarella, all’epoca presidente della regione Sicilia; nello scatto che documenta l’accaduto, un giovane Sergio Mattarella prova a estrarre dalla vettura il fratello. Sempre in quegli anni, crea il “laboratorio d’If”, dove si forma una nuova generazione di  fotografi e fotoreporter palermitani, tra cui Mike Palazzotto e Salvo Fundarotto. 
Le foto di Letizia, però, raccontano una Palermo che è anche molto altro. Città autentica nelle sue contraddizioni, fatta di magnifiche chiese barocche che convivono con la miseria dei quartieri popolari. Non ha fotografato solo la morte, le immagini e i soggetti che Battaglia ama di più sono quelle delle persone comuni, in particolar modo donne e bambini. Ricordiamo la celebre foto della “bambina con il pallone”, incontrata per caso dalla fotografa in un vicolo della Cala. Secondo lei, raccontare il reale è l’unica via per capire la bellezza.
Letizia è stata la prima donna europea a ricevere nel 1985  il Premio Eugene Smith, a New York, riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life. Ha esposto in Italia, nei Paesi dell’Est, Francia (Centre Pompidou, Parigi), Gran Bretagna, America, Brasile, Svizzera e Canada. Nel 2017 inaugura il Centro Internazionale di fotografia presso i Cantieri culturali alla Zisa. È in questo contesto che, negli anni novanta, esprime il suo impegno politico come consigliera comunale e assessora.
In un’intervista di alcuni anni fa dichiarava: “Io non credo nemmeno di essere una fotografa, sono una persona eclettica che ha fatto e fa fotografie, sempre con molta passione. Non mi chiudo in questo ruolo, anche se alla mia età sarebbe comodo dire: “Sono la fotografa Letizia Battaglia”. No, sono una persona, una donna, un essere che soffre, che è stanco, a cui fa male la schiena e che ancora fa fotografie.” 
Che la terra ti sia lieve, Letizia. 

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