Zero Waste/Rifiuti Zero Campania

Rifiuti Zero
Rifiuti Zero

Zero Waste/Rifiuti Zero Italy (coordin. della Campania) esprime totale disaccordo su quanto dichiarato dalla Società Italiana di Igiene,medicina preventiva e sanità pubblica (SItI) a sostegno dell’incenerimento dei rifiuti con recupero energetico, anche attraverso impianti di nuova generazione, posizione poi ripresa acriticamente dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).                               

Dichiarazioni che giudichiamo improvvide, prive di qualunque pubblicazione validata a supporto e che appaiono quanto meno approssimate e incuranti dell’evidente progresso scientifico, tecnologico, amministrativo e legislativo a supporto di un ciclo dei materiali post consumo rispettoso dell’ambiente, economicamente incentivante e orientato alla sostenibilità.

Gli inceneritori, anche quelli definiti di nuova generazione, non eliminano i rifiuti, ma li trasformano in emissioni, ricche di un variegato cocktail di inquinanti con residui (scorie pesanti e leggere) al circa il 25% in peso dei rifiuti in ingresso. Le discariche di servizio sono necessarie anche per gli inceneritori, e questi ultimi creano residui che non ci sarebbero senza la combustione dei rifiuti. Le ceneri leggere sono estremamente tossiche in quanto residuano dai filtri e dai processi di abbattimento dei fumi, devono essere conferite in discariche speciali o alla “tombazione” in siti minierari.

Dal punto di vista energetico, le migliori tecnologie disponibili consentono di raggiungere un rendimento pari al 25% dell’energia associata ai rifiuti combusti. Il bilancio energetico è tutt’altro che ottimale, se confrontato con il riciclo (da noi inteso come recupero di materia) da due a sei volte superiore a quella “recuperata” con l’incenerimento.

Sul piano dell’impatto sulla salute umana non esiste alcuno studio su pubblicazioni internazionali che dimostra l’assenza di rilevanti rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti.    Di contro un solo studio, pubblicato su rivista internazionale, ha dimostrato con adeguato livello di accuratezza, utilizzando i dati dello studio  “Moniter” della Regione Emilia Romagna, come leemissioni degli inceneritori sono in relazione con un aumentato rischio di nascite pretermine e aborti spontanei (Candela et al, Environ Int, 2015. 78:51).

Inoltre, dallo studio Moniter, sono emersi incrementi di: mortalità per tumori di fegato e vescica negli uomini, incidenza di tumori del pancreas negli uomini, mortalità per cancro del colon nelle donne e per i linfomi non-Hodgkin in entrambi i sessi nella coorte di Modena. E ancora tale studio ha documentato anche associazioni statisticamente significative con aumento di rischio di malattie ischemiche cardiache e di mortalità per malattie cardiocircolatorie nelle femmine, aumento di rischio di mortalità per malattie respiratorie acute nelle femmine, andamento crescente del rischio di malformazioni nel loro complesso con l’aumentare dell’esposizione. Risultati tutti coerenti con altre pubblicazioni scientifiche nazionali ed internazionali.

E’ davvero sconvolgente constatare lo stravolgimento che viene operato dei risultati di questo studio. Quanto al fatto che gli inceneritori  “non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti” si segnala che sono numerosi gli studi scientifici che dimostrano esattamente il contrario e descrivono effetti sia a breve (esiti riproduttivi, malformazioni, esiti cardiovascolari, respiratori) che a lungo termine ( soprattutto tumori).

Attenzione che rimarchiamo verso l’inceneritore di Acerra (NA) in iter di autorizzazione per incrementare la quantità di rifiuti da bruciare, per nulla memori di uno studio del 2015 sull’inceneritore commissionato da A2A a CNR che computa in 3 mg/anno l’emissione stimata di diossina  mentre i fattori di emissione per le diossine stabiliti per t. dalla UE attribuiscono agli inceneritori di rifiuti non più di 1 mcg/anno di diossina emessa per t. di rifiuto urbano trattata.                                                    Essa corrisponde a 0,014 nanogrammo normal metro cubo emesso (report 2016 di ISPRA).Occorre poi rilevare la clamorosa assenza, dal quadro prescrittivo, delle note relative al nanoparticolato, di difficile intercettazione dai sistemi di controllo delle emissioni ed ancora più di difficile monitoraggio.

Senza considerare che in alcune aree dove insistono tali impianti, la pressione ambientale e già di per se notevolmente compromessa tale da consigliare azioni di bonifica immediata. Per tutti basta menzionare la cosidetta #terradeifuochi, tra Napoli e Caserta, dove al dramma dell’infossamento di rifiuti speciali, pericolosi e tossici, si sommano gli effetti della combustione, sotto forma di  nanoparticolato, dei derivati dell’inceneritore tra i piu “moderni” e grandi d’Europa.

“NESSUN RISCHIO E’ ACCETTABILE SE E’ EVITABILE”.

E con Rifiuti Zero i pericoli derivanti dall’incenerimento ancorchè diminuiti ma ancora ben presenti, non sono accettabili perchè con le buone pratiche verso R.Z. si possono evitare, tra l’altro, dando origine a possibilità di impresa e di lavoro secondo i dettami della #circulareconomy che poggia i suoi fondamenti sul recupero di materia e non di energia.

E tale vision ci consente di analizzare senza pregiudizi di sorta l’impatto dell’uso degli inceneritori di RSU non solo in chiave di prevenzione del rischio sanitario ma anche, e soprattutto, tema purtroppo sempre poco dibattuto, in chiave economica e di sostenibilità.
Bruciare materiali post consumo è antieconomico, distrugge risorse e impoverisce il pianeta.

L’idea della linearità del processo di smaltimento di ciò che consumiamo è una visone novecentesca, fuori epoca e antieconomica.

Di contro, la circolarità del processo di gestione dei materiali post consumo recupera preziosi materiali da reimmettere sul mercato (materie prime secondarie) ancora utilissime per l’industria manifatturiera con cui l’occidente fa crescere il proprio PIL.dando all’economia di scala, bruciare i materiali di scarto per produrre una scarsa e sporca quota di energia è una bestialità che in termini di spreco delle risorse (come ci rammenta il dibattito europeo sul Pacchetto “Economia Circolare” e le conseguenti proposte tematizzate) e in termini di impatto negativo sul climate change, nel rispetto delle generazioni future, non ci possiamo più permettere.

L’aperta critica alla strategia Rifiuti Zero è un’altra estemporanea deduzione di SItI non motivata e non condivisa da eminenti personalità del settore rifiuti e in ambito di Commissione Europea che si richiama all’ “efficientamento progressivo” dell’uso delle risorse e poggia sull’elemento fondante della riprogettazione: entrambi concetti alla base del Pacchetto “Economia Circolare” attualmente in discussione nelle Istituzioni EU (non certo in un ristretto circolo di ambientalisti di assalto).

Certo è che, come il nome “Zero Waste/Rifiuti Zero” dovrebbe suggerire,  non si tratta di una strategia limitata alla gestione dei rifiuti una volta prodotti, ma abbraccia una visione più ampia sull’intero sistema produttivo delle merci coinvolgendo i produttori mediante la “responsabilità estesa” dove l’industria si fa carico della riprogettazione  (re-design) onde evitare di produrre rifiuto non riciclabile che resta sul groppone delle comunità (cittadini), costretti a pagarne il costo dello smaltimento.

Per quanto riguarda la raccolta differenziata, invece, le affermazioni fuori luogo di SItI lasciano davvero esterrefatti: non si tratta di una predica di qualche santone antiinceneritorista, ma di un obbligo di legge; raccolte differenziate col metodo PaP ben oltre il 60%, 70% e anche 80%,  prossime agli obiettivi di Rifiuti Zero, vengono attuate in ampi territori italiani con successo e con costi più contenuti del “sistema integrato” ad esempio applicando la Tariffa puntuale (TIA) e ponendosi obiettivi ambiziosi in tema di riduzione della componente residuale come dimostrano realtà italiane tra le più virtuose d’Europa  (Consorzio Contarina – prov.Treviso – 550mila ab.).

Ovviamente in attesa di controrepliche crediamo che gli igienisti della SItI non abbiano ben chiare le direttive EU in tema di gestione di rifiuti che, ripetiamo fino alla noia, pongono il recupero di materia prioritario rispetto al recupero di energia e che indicano nella #circulaeconomy la strada maestra per la tutela non solo delle risorse, ma dell’ambiente e della salute.
L’impressione è che le dichiarazioni riportate, (a meno di clamorose ritrattazioni) siano quanto meno affrettate e cariche di pressapochismo per una società che si definisce “scientifica”.

A conclusione, come nel nostro stile di un contraddittorio serio, invitiamo l’intero c.d. SItI ad una visita al nostro Centro Ricerche R. Z. di Capannori (LU), meta da anni di visite di delegazioni di ricercatori ed esperti del settore da diverse parti del mondo, dove potranno constatare, de visu e de factu, quanto sosteniamo in tema di corretta gestione dei RSU e confrontarsi  con l’expertise a supporto dell’innovazione tecnologica e in tema di buone pratiche amministrative.

  1. Zero Waste/Rifiuti Zero Campania

Franco Matrone                                                                                                  

matrone.franco@fastwebnet.it

Cell. +393356676195

 

ZERO WASTE CAMPANIA

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.