Well dressed? Ben vestita? by Bükra Kalayci

Well dressed?

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Availability of low cost commercial items at the retail market makes our life much more affordable. But the same question arises in conscious minds: “are we really paying for the stuff we buy?’. Ready-to-wear market is one of the most profitable and globalized sector. It would not be wrong to say that fashion industry is today’s most consumer-driven growth model than any other sector is. Big retail companies are introducing wide range of garment collections frequently to psychologically stimulate consumers’ impulse of buying. Marketing strategies are working very well to convince consumers to shop more and making it a primary leisure activity. “Must have”, “limited production”, “the last chance” items at low prices – a nice skirt for 14.99 €, a trendy t-shirt 9.99 €, a business jacket 29.99 € – seem so tempting to buy. Moreover, these prices will be off by 50-70% within two months and retailers will still make a significant amount of profit over sale prices. Textile production is considered as a labour intense and highly polluting industry which requires designers, engineers, workers, chemicals, natural resources, logistics and marketing activities to be involved, so how could possibly apparel products come to the market at a very small amount of money?  Low wage labor, technology and lack of governmental policy for a green industry resulted in an inexpensive and uncontrolled textile production and consequently paved the way for “Fast fashion” culture. Garment market researchers outline that “Fashion now expires, much the same way that yogurt does”.  Enormous amount of items are introduced in a fast fashion store twice a week, which is ‘common in grocery business”, in order to maintain the fresh and original look of the store. Fast fashion designs do not aim to last for long so low quality materials which last for 10-wash are chosen deliberately.

A fast fashion designer stated that “Styles, colors, fabrics – we don’t guess any of these things … We never made any secret of that. But we need to know what the trends are, so we follow them through magazines, fashion shows, movies and city streets. We use trend-trackers and forecasting companies. We keep our eyes open”. What they are actually doing is copying catwalk styles. It is simply making business, nothing about culture, creativity and art of fashion. On top of that, improper working conditions of workers at the production mills, which are mostly located in third countries, and environmental impacts caused by production processes are disregarded ethical issues  of fast fashion brands.

 

Ben vestita?

di Bükra Kalayci (Traduzione di Alessandro Ciambrone).

 

La possibilità di oggetti a basso costo rende la vita più semplice. Ma una domanda sorge spontanea: “Stiamo realmente pagando per quello che compriamo?” Il mercato del ready-to-wear (pronto da indossare) è uno dei settori in maggiore ascesa nell’ambito globalizzato dell’abbigliamento. Non è un errore sostenere che l’industria della moda è la più orientata al consumismo. I grandi brand stanno introducendo nuove collezioni di abbigliamento in continuazione per stimolare l’impulso dei consumatori all’acquisto. Le strategie di marketing risultano essere vincenti: si compra di più e lo shopping è devenuto l’attività primaria nel tempo libero. “Un obbligo averlo” “produzione limitata”, “ultima opportunità”, oggetti a basso costo – una camicetta smart a 14.99 €, una t-shirt di tendenza a 9.99 €, una giacca elegante a 29.99 € – sono veramente delle occasioni da non perdere. Inoltre questi prezzi subiranno una riduzione del 50-70% in due mesi e i rivenditori avranno comunque un margine di guadagno sui prezzi di vendita. L’industria tessile è considerate un settore dal lavoro intenso, ad alto tasso d’inquinamento ambientale. Essa richiede designers, ingegneri, impiegati, chimici, esperti di risorse naturali, di logistica e di comunicazione. Allora com’è possibile che dei prodotti di abbigliamento siano venduti a dei prezzi così contenuti? Il lavoro a basso prezzo, la tecnologia e le limitate politiche dei Governi per un’industria verde hanno stimolato una produzione tessile incontrollata e a basso prezzo, che a sua volta ha incoraggiato la cultura della moda veloce. Le ricerche sull’industria dell’abbigliamento sottolineano che “le tendenze passano veloci e hanno una scadenza limitata, come lo yogurt”. Enormi quantità di nuovi prodotti sono introdotti nei negozi due volte alla settimana, come in quelli alimentari, per garantire l’attualità e l’originalità degli stores. La moda veloce che non dura a lungo privilegia l’uso di materiali di bassa qualità, che hanno la durata di 10 lavaggi. Un designer di moda ha affermato: “Stile, colori, produzioni – noi non inventiamo nulla … non ne facciamo un segreto. Ma abbiamo bisogno di sapere quali sono i trend, per questo li seguiamo attraverso i magazines specializzati, gli show di moda, i film, la tv. Ci avvaliamo di aziende che prevedono le tendenze. Teniamo gli occhi aperti”. In definitiva si copiano gli stili da passarella. È semplicemente business, non c’entra nulla la cultura, la creatività e l’arte della moda. È importante sottolineare, infine, che le precarie condizioni dei lavoratori nelle fabbriche, per lo più ubicate nei paesi del terzo mondo, e l’impatto ambientale causato dai processi di produzione dei brand della moda veloce, non tengono in nessuna considerazione i principi etici su cui dovrebbe basarsi qualsiasi tipo di lavoro e di produzione.

 

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About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.