Vivian Maier: “la fotografa ritrovata” nel racconto fiabesco d’una vita di scatti

Non fu mai sola, Vivian Mayer. La sua Rolleiflex, da cui non si separava mai, fu il suo più grande amore. Un semplice hobby che si trasformò nella sua più grande passione e che l’accompagnò per tutta la vita, permettendoci di scoprire, attraverso quello sguardo attento che traspare dai suoi scatti, una donna straordinaria.

Uno degli autoritratti di Vivian Maier

La sua storia ha tutte le caratteristiche di una fiaba, resa ancora più magica dal fatto che il lieto fine arriva dopo la scomparsa della protagonista: una donna che camminava per le strade delle città americane senza trucco e con un abbigliamento per nulla appariscente e che le conferiva più l’aspetto di una suora laica che di una tata.
Tuttavia, i quasi centocinquantamila scatti fotografici prodotti prima dal suo animo sensibile e poi dall’amata Rolleiflex, parlano al posto suo, restituendoci di lei l’immagine di una donna incredibilmente affascinante, consapevole, forse, della proprio grandezza, che cercò di camuffare per tutta la vita, infagottandosi in vestiti che le conferivano l’anonimato.
Una fotografia può essere definita bella quando riesce a trasmetterti un messaggio attraverso uno scatto sul mondo che non è mai banale, ma che viene catturato dall’emozione, la stessa che spinge a fermarti e a cogliere quell’attimo tra tanti altri che s’avvicendano insieme ai soggetti che vi sono ritratti.
Le sue foto ci sono riuscite. Come quelle ora esposte al Museo di Roma in Trastevere. Spesso immortala bambini; lei che di mestiere faceva la tata e che i bambini se li portava dietro mentre fotografava, andando alla ricerca degli ultimi, dei sofferenti, ma anche dell’amore che emergeva da una semplice mano nella mano tra due innamorati o della fatica evidenziata da due braccia intente a sollevare carichi pesanti per guadagnarsi da vivere.

Fu grazie allo scrittore e giornalista americano John Maloof che questi scatti vennero alla luce, ed in modo del tutto casuale. Egli cercava delle foto che illustrassero un suo volume su Chicago e nel 2007 si aggiudicò una scatola ad un’asta a poco meno di quattrocento dollari, ignorandone il contenuto: circa centocinquantamila rullini non sviluppati di proprietà di Vivian Maier.

La mostra di Roma “ Vivian Maier. Una fotografa ritrovata”, in esposizione fino al prossimo 18 giugno, si articola in 120 foto in bianco e nero, scattate a New York e Chicago tra il 1950 e il 1960, e anche in alcune immagini a colori degli anni settanta e filmati in Super 8. La caratteristica straordinariamente sorprendente della maggior parte degli scatti esposti è la loro modernità, nonché la rappresentazione di più generi magistralmente mescolati: la street photography, il photoreportage e l’autoscatto (il moderno selfie).

Quest’ultimo è presente in maniera molto raffinata e possiede con molta evidenza finalità documentaristiche: esso, infatti, non è mai un mero ritratto della propria immagine, quanto una lente d’ingrandimento sulla realtà che, riflettendosi in veri e propri specchi, descrive se stessa senza filtri né programmi computerizzati che in qualche modo possano alternarne l’essenza e la bellezza.

di Teresa Lanna

(amoreperlarte82@gmail.com)

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.