‘IO SO e HO LE PROVE’ di Vincenzo Imperatore diventa un monologo

Il libro di Vincenzo Imperatore ‘IO SO e HO LE PROVE’ prende forma in un monologo, in cui la voce non è l’unica protagonista, ma viene accompagnata da suoni e rumori, personificazioni del settore bancario degli ultimi decenni.

l libro di Vincenzo Imperatore ‘IO SO e HO LE PROVE’, con più di 40.000 copie all’attivo, è stato uno dei casi letterari dello scorso anno.

Lo spettacolo, libero adattamento dal titolo omonomo, racconta la ‘conversione di un ex-manager bancario’ che, dopo un quarto di secolo al servizio della più importante banca italiana, ne è uscito denunciandone tutte le nefandezze, comuni all’intero settore bancario nazionale ed internazionale negli ultimi due decenni.

Si tratta di un monologo in cui non ci sarà, però, un solo corpo in scena, bensì due e l’attore sarà affiancato da una musicista e rumorista. La messinscena diventa così un racconto per voce e parole ma anche per suoni e rumori, un incontro a volte sopra le righe, altre volte ironico, altre ancora serrato e diretto.

‘IO SO e HO LE PROVE’ non è quindi del tutto un monologo, la sua drammaturgia si avvale di quest’altra presenza in grado di incarnare in maniera più o meno indiretta, attraversando suoni, vocalizzi, e composizioni musicali originali, molti dei personaggi o dei ‘segni’ che l’epopea dei due decenni di esuberanza e scelleratezza bancaria senza freni ha creato, andando poi a sbattere nella grande crisi del 2008.

Enzo, di estrazione popolare ma ambizioso, si trova al posto giusto nel momento giusto: la deregulation del sistema bancario. In questo modo, fa carriera e soldi per più di vent’anni. Poi…la conversione. Che, come tutte le conversioni, è irta di ostacoli, contraddizioni, difficoltà. Ma Enzo è ostinato e vuole diventare un uomo diverso e perciò crea un’azienda che difende dagli abusi delle banche. Così ora si trova ad accompagnare un suo cliente, un imprenditore vessato dalla propria banca ma che ha bisogno vitale di un fido, ad un incontro con una funzionaria piacente, alta e snella, una di quelle ‘serial-killer’ per le quali lui, da manager, stravedeva (‘…perché le femmine sanno come far mettere una firma molto più che gli uomini’). Enzo riuscirà ad evitare al suo cliente la sorte che lui, inesorabilmente, faceva fare invece, a parti invertite, a imprenditori come quelli, contribuendo così alla distruzione dell’economia reale?

Raccontare il mondo delle banche, dalle privatizzazioni e la deregulation di inizio-metà anni ‘90 agli sfracelli dell’ultima grande crisi ancora in corso, mi è sembrata urgenza non più rinviabile. Così, appena intercettato il libro di Imperatore, ne ho fatto un adattamento teatrale per mostrare quel mondo visto dal di dentro e raccontato senza mezzi termini e senza indulgenza, anche verso se stesso, da chi in quel mondo ha vissuto e prosperato (troppo spesso sulle spalle degli altri).

Le rivelazioni contenute in questo libro (che ho chiaramente provato a trasfigurare con i meccanismi tipici del teatro) sono il punto finale di una sorta di conversione dopo un quarto di secolo di fedeltà cieca ed assoluta ai dettami del dio-denaro. Racconto di una storia vera applicabile a molte altre vite ancora in incognito pronte a pentirsi, anzi a convertirsi e a trasformarsi in una sorta di onda anomala, quella di chi sa bene che le cose possono farsi anche senza violentare l’enorme massa di persone che ha sempre visto la banca come un luogo di accoglienza e non un luogo da combattere e dal quale difendersi. L’umanità che trasudava dalle parole dei passaggi più cinici o delicati del libro mi ha spinto ad immaginare un Enzo in carne ed ossa, pronto a raccontare le sue malefatte, pronto a svelarne i retroscena come un mago che svela i trucchi del mestiere, un Enzo il cui tormento interiore è quello di un personaggio shakespeariano che ha sempre saputo e sentito di far la cosa sbagliata ma la faceva perché…così si doveva fare. E questo Enzo in carne ed ossa mi è piaciuto immaginarlo accompagnato, in tutto il suo percorso, da suoni, rumori, musica, come si trattasse di un vero concertato in grado di amplificare, sottolineare, svisare, alleggerire o scompaginare l’apparente suo cinismo, il reale suo tormento, il ghignante suo provocare, il fiducioso suo autoaccusarsi.”

Giovanni Meola, Regista

Alessia Giocondo

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