Viaggio nella Centrale Nucleare del Garigliano

Centrale Nucleare Garigliano

“Centrali aperte” per compiere un viaggio nell’affascinante mondo delle centrali nucleari con l’Amministratore Delegato della SOGIN, Luca Desiata, ed altri responsabili dell’impianto di Sessa Aurunca che, nascendo in un’ansa del fiume Garigliano, da questo prende il nome. Dal 2000 è iniziata l’opera del decommissioning degli impianti e la gestione dei rifiuti radioattivi senza far mancare l’apertura al cittadino. “Lo scopo di queste giornate è avere con i nostri referenti istituzionali e la popolazione che vive attorno, la massima trasparenza in merito ai lavori di avanzamento dello smantellamento delle centrali, dei sistemi e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. L’Italia è stato il primo paese del G7 ad adottare la scelta strategica di uscita dal settore nucleare, accumulando un’esperienza di 30 anni nello smantellamento di 4 centrali di 3 tecnologie diverse e di 5 impianti di trattamento del combustibile nucleare” spiega l’AD prima di entrare nella “zona controllata” della centrale, accessibile solo agli addetti ai lavori e alla stampa.

Dotati di un dosimetro personale della radioattività e doverosamente protetti, Valentino Maio, Direttore della gestione e disattivazione dei rifiuti, ci guida nel reticolo di tubazioni rosse per l’antincendio e grigio per la fornitura di acqua alla torre piezometrica fino all’officina calda, ambiente attrezzato per la decontaminazione dei materiali, misurazione, etichettatura e deposito in appositi fusti da 220 litri dove sarà contenuto tutto il materiale di rifiuto dall’opera di smantellamento degli impianti. Le tubazioni, i fusti e gli strumenti che hanno trattato i materiali radioattivi sono contaminati all’interno e, poiché si cerca di ridurre al minimo il volume dei rifiuti da lasciare alle future generazioni, si lavora con opera di scarifica, smerigliatura, sabbiatura, a seconda dei materiali, tutti controllati, separati, certificati e riutilizzati (in assenza di contaminazione).

Moltissimi gli strumenti utilizzati: presse e compattatori, per ridurre al minimo il volume; sabbiatrice e smerigliatrici, dotati di bracci robotizzati per materiali curvi e difficili da raggiungere; il robottino, utilizzato per la pulizia all’interno del camino lungo i suoi 95 metri. Tutta eccellenza robotica italiana progettata per lavori in ambienti ostili e proprio per questo, come tantissimi altri strumenti presenti sul posto, remotizzati, manovrati a distanza per garantire la massima sicurezza all’uomo.

L’ing. Fabrizio Scolamacchia, Responsabile della Centrale del Garigliano, ci conduce nel primo e più tecnologico deposito di rifiuti nucleari interno al sito, progettato per resistere ad attacchi aerei, terremoti, livelli di piena, missili e tornado, il D1. I rifiuti radioattivi, appositamente misurati, trattati e condizionati sono inseriti all’interno di fusti, alloggiati all’interno di gabbie, posizionate in un punto della baia di carico e, attraverso un carro ponte, posizionate all’interno del deposito, tutti manovrati da una sala controllo.

Superato anche il nostro controllo radiometrico, si procede nella zona di captazione dell’acqua. L’acqua serve sempre in un impianto di centrale. Tant’è che ogni attività ad essa legata è sottoposta ai controlli manutentivi ordinari che non hanno a che fare con la radioattività ma semplicemente con la sicurezza in caso di problemi durante le attività di smantellamento.

Ultima tappa: sala controlli. Si accede col “badge”, mica poteva mancare in tanta tecnologia anni 50? È il cuore della centrale e qui sono convogliati tutti i segnali per tenere sotto controllo ogni aspetto dell’impianto. La sala manovre è rimasta così come quando la centrale era in esercizio e la maggior parte delle pulsantiere e dei segnali sono, ovviamente, fuori servizio poiché connesse ad apparecchiature non più in esercizio. Un solo nuovo bancale controlla il nuovo impianto ed il sistema elettrico dotato di tre tipi di alimentazione: l’alta tensione, la media tensione ed il diesel di emergenza. Altri sistemi operativi controllano i monitoraggi ambientali.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

I tempi del decommissioning

Sono previsti due tempi: la prima del Brown field con lo smantellamento di tutte le strutture civili, condizionamento, trattamento, infustamento dei rifiuti con stoccaggio sul sito, previsto tra il 2024 ed il 2028; la seconda, del Green field, prato verde, ovvero la restituzione del sito privo di qualsiasi vincolo ambientale, pronto ad essere utilizzato per qualsiasi attività, che sia agricolo, di allevamento, edilizio o altro. “La centrale del Garigliano, sotto tutela dei beni culturali, dovrà essere smantellata tutta lasciando sfera e sala macchine intatte nelle loro strutture, come museo. Infatti, anche se continuiamo a chiamarle centrali nucleari, il 95% della radioattività presente sul sito quando la centrale era in esercizio è stata allontanata ed è al momento in fase di riprocessamento in Francia ed in Inghilterra. È rimasto un residuo di radioattività ma non è più una centrale nucleare. La chiamerei piuttosto Museo di archeologia industriale”, precisa l’AD.

I controlli non mancano

Sul territorio e tutte le matrici ambientali, l’acqua di fiume, la falda di mare, i sedimenti di fiume e di mare, il latte, la mozzarella, le carni vengono costantemente monitorati e misurati, da sempre. Su questa zona, in particolar modo, possiamo esser certi che il controllo radiologico sia altissimo. Arpa Lazio e Campania, Ispra e laboratori interni, sono periodicamente a confronto tra loro a garanzia che i dati forniti non siano mai falsati. Dati pubblici che possono essere visionati sul sito SOGIN e su quello della Regione Campania, sezione tavolo della trasparenza

La salute è monitorata da sempre. Per chi lavora in centrale esiste uno specifico protocollo sanitario con controlli medici e diagnostici ogni sei mesi. Da quando è cominciato il decomissioning il controllo è ancor più intenso e se vogliamo doppio proprio per la particolare posizione a cavallo di due regioni oltre quello dell’Autorità di controllo nazionale.

I controlli delle Autorità? Nel 2015, 43 giornate di controlli tra Carabinieri, ARPA Campania e Lazio, Asl, Corpo Forestale, Ispettorato del lavoro. Dopotutto la centrale è costantemente monitorata da un Osservatorio ambientale costituito da otto membri (3 del Ministero Ambiente, 2 di ISPRA, 1 rappresentante della regione, 1 della Provincia ed 1 del comune di Sessa Aurunca) con controlli mensili e verifiche di ottemperanza.

Tra problemi, affrontati regolarmente e legati ad una costruzione fatta negli anni 50, controlli di ogni genere, fermi giudiziari, denunce anonime, visite del nucleo NBC e aperture straordinarie al pubblico, il lavoro di smantellamento della centrale va avanti. Spesso con tanta soddisfazione. Ogni intervento di controllo ha sempre permesso di constatare il rispetto delle norme di sicurezza, la legittimità dell’operato, la mancata alterazione ambientale delle aree circostanti, la necessaria opera di bonifica, il bassissimo livello di radioattività, l’attenzione per la salute, anche se tutto ciò con costi più elevati rispetto ad altri Paesi, sia in termini economici che tecnico. Perché lavorare a “tasso zero” per quanto riguarda al radioattività, significa utilizzare risorse umane economiche, scientifiche e tecniche di altissimo livello. Tutto ciò per rendere più tranquillo il cittadino.

Aneddotica.  La sala controlli del Garigliano è stata location di uno speciale di Superquark di qualche anno fa con Piero Angela in occasione dell’anniversario di Chernobyl poiché questa centrale è coeva e molto simile alla sala controlli della gemellina ucraina con la sola differenza che lì i caratteri erano in cirillico e qui no. Il classico pannello da NON TOCCARE col famoso pulsante rosso da utilizzare solo in caso di emergenza è ancora lì. Il Capo centrale aveva la responsabilità di attivarlo. Un particolare veleno si sarebbe depositato all’interno degli elementi per  produrre una reazione chimico-fisica capace di provocare l’abbassamento improvviso delle barre di controllo. Cosa che a Chernobyl è stato fatto troppo tardi producendo i ben noti effetti.

Cos’è la SOGIN?

Sogin, una società dello Stato, interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, riceve indirizzi strategici dal Governo Italiano (Ministero dello sviluppo economico) ed è sotto il sotto il controllo del Ministero dell’ambiente, oltre tutte le altre Agenzie deputate ai controlli. Lo Stato si fa garante dello smantellamento degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi compresi quelli prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare, per garantire la sicurezza degli italiani, salvaguardare l’ambiente e tutelare le generazioni future. Ha, inoltre, il compito di localizzare, realizzare e gestire il Parco Tecnologico e il Deposito Nazionale.

 

di Annamaria La Penna

annamarialapenna@gmail.com

 

About Annamaria La Penna

Pedagogista, si occupa di educazione, formazione e ricerca universitaria prevalentemente nell'educazione degli adulti e del Life Long Learning. Assistente Sociale, mediatrice familiare e consulente tecnico esperto in servizio sociale forense, è impegnata nei servizi e nelle politiche sociali dal 2001. Ha collaborato con alcune testate, tra cui Viewpoint, magazine di promozione culturale umbro (dove nasce e si forma) fino a giungere nel 2016 nella grande famiglia di Informare, dove ricopre il ruolo di caporedattore e direttore organizzativo. Iscritta agli Ordini professionali degli Assistenti Sociali e dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Obiettivo personale e professionale: con passione e dedizione, continuare a migliorare in qualsiasi cosa faccia.