Viaggio nei meandri dell’anima: le “7 stagioni dello spirito” di Gian Maria Tosatti

E’stato il titolo, “Sette Stagioni dello Spirito”, a spingermi a visitare la mostra dell’artista Gian Maria Tosatti, inaugurata lo scorso venerdì, 16 dicembre 2016, presso il Museo Madre (Museo d’Arte contemporanea Donnaregina) di Napoli, e che sarà visitabile fino al 20 marzo 2017.

“Sette Stagioni dello Spirito è una ricerca mirata a comprendere i limiti del bene e del male nell’uomo. Per poter essere compiuta ha avuto bisogno di partire da una città in cui tale ampiezza di spettro fosse riscontrabile e di una struttura. La città è Napoli, la struttura è quella descritta da Santa Teresa d’Avila nel libro Il castello interiore, in cui l’autrice divide l’anima dell’uomo in sette stanze.
Il progetto è da considerarsi come un’unica opera che ha come oggetto e materia l’intera città di Napoli. L’opera, come un romanzo o un trattato di filosofia è divisa in sette capitoli”.

Si tratta di un’esperienza davvero toccante, unica, da fare, se possibile, individualmente e su cui riflettere anche in seguito, per poi rifarla, cercando di trovare delle risposte a quella enorme mole di domande che ti si affollan nella mente mentre compi un vero e proprio cammino di ricerca interiore, in cui, inevitabilmente, tutti si riconoscono.

C’è qualcosa, in ognuna di quelle stanze, che parla di noi e che, oltre a porci delle domande, ci dà anche delle risposte. Nessun oggetto, nessun dettaglio si riduce ad un mero accessorio o suppellettile. A partire dal mezzo bicchiere d’acqua sul tavolo, posto accanto ad una medicina per il mal di testa.

Una delle foto scattate alla mostra

E’raro, dopo aver visitato una mostra, non riuscire a trovare le parole adatte per comunicare le proprie impressioni a coloro che si accingono a farne esperienza. Ma, in questo caso, credo sia normale in quanto è difficile esprimersi a proposito di un viaggio soprattutto introspettivo e che è giusto rimanga solamente nostro.

Si tratta, infatti, di un vero e proprio “percorso” a tappe, che l’animo umano compie attraversando quelle sette sale enormi, corrispondenti ad altrettante installazioni ambientali, al secondo piano del museo.

Il “viaggio spirituale” inizia nella Project room del museo, dove sono esposti il pavimento dello studio dell’artista durante la sua permanenza a Napoli, insieme ad un lungometraggio, che racconta l’imponente processo di realizzazione di quest’opera. Le “Sette Stagioni dello Spirito”, rappresentate nelle sette “camere mentali”, sono: errore, salvezza, ascensione, pratica del bene e del destino.

Alcune immagini tratte dal lungometraggio:

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“Sette Stagioni dello Spirito”di Gian Maria Tosatti è un imponente progetto pluriennale che, dal 2013 al 2016, ha coinvolto l’intera città di Napoli.

Gian Maria Tosatti (Roma, 16.04.1980 – vive a New York) ha compiuto la sua formazione nel campo performativo, presso il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera. Nel 2005 torna a Roma per intraprendere un percorso artistico nel territorio di  connessione tra architettura e arti visive, realizzando principalmente grandi installazioni site specific. I suoi progetti, abitualmente, sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità, sia sul piano politico che spirituale. I primi cicli di opere che ha sviluppato sono stati «Devozioni» (2005-2011) – dieci installazioni per dieci edifici di Roma sugli archetipi dell’era moderna – e «Landscapes» (2006-), un progetto di arte pubblica in aree di conflitto. Attualmente la ricerca dell’artista è legata a due nuovi progetti, «Fondamenta» (2011-), basato sull’identificazione degli archetipi dell’era contemporanea, e le «Le considerazioni…», ciclo dedicato agli enigmi che risiedono nella memoria personale. Tosatti è anche giornalista. E’ stato direttore del settimanale «La Differenza» e ha collaborato con molti giornali italiani come editorialista. E’ editorialista per «Artribune» e scrive su «Opera Viva». Scrive saggi sull’arte e sulla politica. Nel 2011 ha curato RELOAD, prototipo di intervento culturale urbano sul riutilizzo temporaneo di spazi improduttivi ed è fondatore del progetto “La costruzione di una cosmologia”, (www.unacosmologia.com). Ha esposto anche presso l’Hessel Museum del CCS BARD (New York – 2014), il Lower Manhattan Cultural Council (New York – 2011), American Academy in Rome (Roma – 2013), Museo Villa Croce (Genova – 2012) Andrew Freedman Home (New York – 2012), Tenuta dello Scompiglio (Lucca – 2012), Palazzo delle Esposizioni (Roma – 2008), Chelsea Art Museum (New York – 2009), BJCEM (2014), Centrale MontemartiniMusei Capitolini (Roma – 2007), Museo Wilfredo Lam (L’Avana – 2015), Casa Testori (Milano – 2014), MAAM (Roma – permanente), Castel Sant’Elmo (Napoli – permanente).

Ho avuto il piacere di intervistare l’artista, ponendogli alcune domande sulla sua esposizione al Madre.

Da dove nasce l’idea del titolo, “Sette stagioni dello spirito”?

Santa Teresa d’Avila divide l’anima dell’uomo in sette stanze. Percorrendo questa sua idea mi sono reso conto che non è solo l’uomo a muoversi nelle stanze, ma anche esse si muovono attorno all’uomo, proprio come le stagioni, portando a volte temperature più rigide o più miti, venti contrari o favorevoli. L’uomo non è l’unica forza che si muove nel suo contesto. Tutto si muove attorno a lui, proprio come un ciclo naturale. Ed ecco che nella mia visione, le stanze di Santa Teresa sono diventate stagioni.

Quali sono le opere che rappresenti e che cosa significano per te?

Nella mostra al Madre abbiamo costruito una specie di racconto in controcampo. Il progetto triennale si è focalizzato su Napoli e il suo popolo. Una volta finito ho pensato che valesse la pena restituire anche l’immagine di chi ha dato corpo a questo percorso. Al Madre c’è dunque il sudario di una storia scritta da un autore nel suo studio ormai esausto in cui sono tornati pezzi di opere che hanno fatto parte di quel grande racconto collettivo che è stato visitato da oltre 25.000 persone, o in cui sono rimasti quegli intenti, quei disegni, quelle pagine di diario che hanno dato l’avvio ad ogni gesto.

Qual è il messaggio che vorresti trasmettere attraverso di esse?
“Sette Stagioni dello Spirito” è stato un percorso di ricerca che ha prodotto alcuni insegnamenti. Insegnamenti che io ho recepito e condiviso coi miei compagni di viaggio, ossia i cittadini. Forse l’insegnamento centrale è stato quello secondo cui l’uomo deve tendere alle massime altezze, deve raggiungere il cielo per capire l’intera scala della realtà, ma poi deve tornare indietro, nel mondo a fare la sua parte in un orizzonte che ribadisce un insegnamento evangelico e poi francescano essenziale: chi perde tutto non perde l’unica cosa che realmente conta, se stesso. Il resto è solo zavorra che pesa e schiaccia l’essere.

Qual è il tuo rapporto con la spiritualità e in che modo ha contribuito ad influenzare le tue opere?

Il rapporto con il proprio essere è ineludibile. Conta poco poi se lo si cerca attraverso le forme di una sacralità epicurea, di un rapporto con la religione, con la politica o con la psicanalisi. Alla fine quello che conta è l’oggetto della ricerca, ossia l’anima dell’uomo.

di Teresa Lanna

(amoreperlarte82@gmail.com)

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.