VENDEMMIA 2014 AGLI SCAVI DI POMPEI: Cartella stampa

osanna mastroberardinopane carbonizzatovigneto casa nave europa

La tradizione della VENDEMMIA A POMPEI (XV EDIZIONE)

Studi scientifici e valorizzazione del territorio archeologico

 

Mercoledì 22 ottobre 2014 – ore 11,00

 Vigneto della Casa della Nave Europa

 

Ritorna la vendemmia a Pompei, appuntamento di tradizione dell’area archeologica che, nella giornata di mercoledì 22 ottobre, vedrà la raccolta delle uve nei vigneti dell’area orientale della città antica.

Il progetto nasce in via sperimentale nel 1994 su un’area limitata degli scavi, grazie ad una convenzione tra la Soprintendenza e l’azienda vitivinicola campana Mastroberardino che oltre a prendersi cura dei vigneti, produce il pregiato vino Villa dei Misteri.

La vendemmia si svolgerà nei vigneti del Foro Boario, del Triclinio estivo, della Domus della Nave Europa, della Caupona del Gladiatore.  Le aree interessate ad oggi comprendono tutti i vigneti delle Regiones I e II dell’antica Pompei, per un’estensione di più di un ettaro ripartito su 15 appezzamenti di diversa estensione e per una resa potenziale di circa 30 quintali d’uva.

Il vino Villa dei Misteri, prodotte con uve della qualità piedirosso e sciascinoso e dalle caratteristiche uniche in quanto realizzato secondo le tecniche di viticoltura di duemila anni fa, rappresenta soprattutto un modo per raccontare e far conoscere Pompei con la sua cultura e la sua tradizione antica e quale elemento di valorizzazione e al tempo stesso di difesa del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.

L’attività fa parte dal punto di vista scientifico di uno dei tanti studi condotti dal Laboratorio di Ricerche Applicate della Soprintendenza che da sempre analizza le relazioni tra botanica e archeologia.

L’occasione della vendemmia sarà, infatti, anche opportunità di presentare le varie attività del Laboratorio e soprattutto le ultime novità a supporto dei vari studi di approfondimento. Recentissime sono le convenzioni con l’Ordine Nazionale dei Biologi per l’analisi dei rischi e dei danni, ma anche delle opportunità correlate alla presenza di microrganismi sui reperti, nonché la convenzione con l’Istituto Superiore di agraria “Vesevus Cesaro” di Boscoreale che vede operare giovani studenti nel vivaio degli scavi di Pompei, dove vengono riprodotte antiche colture a seguito di attenti studi sulle iconografie degli apparati decorativi e i testi letterari. Agli stessi sarà affidata anche la manutenzione dell’orto Botanico e il ripristino delle antiche tecniche di coltivazione delle specie ortive nell’orto didattico.

 

Presenti il Soprintendente Massimo Osanna, il Prof. Piero Mastroberardino e il dott. Ernesto De Carolis responsabile del Laboratorio di Ricerche Applicate della Soprintendenza che hanno illustrato le novità della produzione.

 

Sono intervenuti il Prof. Gaetano Panariello, Preside dell’Istituto “Vesevus Cesaro” e il Prof. Aldo Mauri, tutor agronomo del progetto, Il Prof. Stefano Mazzoleni, Direttore del Museo di Storia Agraria di Portici, con il quale è da diversi anni attiva una proficua collaborazione di studi e il Prof. Giovanni Rivelli,  dell’Ordine Nazionale dei Biologi.

 

Le immagini relative alla vendemmia sono disponibili al seguente link:

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UFFICIO STAMPA
Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici
di  Pompei, Ercolano e Stabia
via Villa dei Misteri, 2
80045 Pompei (NA)
tel.: +39 081 8575327
pompei.ufficiostampa@beniculturali.it

www.pompeiisites.org

 

RISCHI E OPPORTUNITÀ DELLA PRESENZA DI ORGANISMI VEGETALI  

NELLE AREE ARCHEOLOGICHE

 

CONVENZIONE SOTTOSCRITTA FRA SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA

E ORDINE DEI BIOLOGI

 

I possibili danni degli organismi vegetali sui reperti archeologici di Pompei, Ercolano e gli altri siti vesuviani oggetto di studi approfonditi a cura dei biologi dell’Ordine Nazionale dei Biologi in collaborazione con il Laboratorio di Ricerche Applicate della Soprintendenza, da anni impegnato negli studi di botanica applicata all’archeologia.

Grazie alla convenzione sottoscritta, lo scorso venerdì 10 ottobre, tra il Soprintendente, prof. Massimo Osanna e il presidente nazionale dell’ordine dei Biologi, dott. Ermanno Calcatelli, saranno approfondite le conoscenze, a oggi ancora limitate, sugli organismi vegetali presenti nelle aree archeologiche al fine di distinguere tra quelli potenzialmente nocivi per i manufatti e quelli che, al contrario, possono essere utili ai fini della conservazione del bene.

Lo studio si avvarrà delle analisi biologiche degli organismi presenti sui reperti, utilizzando strumenti della metodologia moderna dai microscopi, al laser scanner, all’elaborazione di programmi e modelli digitali specifici, con un lavoro di confronto con la documentazione storica delle aree archeologiche, lo studio dei contesti di produzione, gli apparati decorativi, i calchi in gesso.

Il soprintendente Osanna si è detto “soddisfatto per la collaborazione avviata con i biologi, che presto saranno all’opera nell’area degli scavi“. Dal canto suo, il presidente dell’Ordine dei Biologi, Calcatelli, ha descritto l’intesa stipulata come “l’avvio di una collaborazione tra il più importante sito archeologico del mondo e la categoria professionale, quella dei biologi, più attenta ai temi della ricerca”.

Il progetto di ricerca prevede l’assegnazione di tre borse di studio biennali per biologi finanziate dall’ONB che successivamente ricercherà finanziamenti pubblici e privati per allargare la platea dei borsisti. Sono, inoltre, previste una serie di attività nel campo della divulgazione e della presentazione dei risultati ottenuti: convegni e seminari, visite guidate, sperimentazioni fruibili dal pubblico sia attraverso la semplice osservazione che con la partecipazione attiva e guidata dagli esperti di archeologia sperimentale. L’intera attività sarà poi documentata attraverso la pubblicazione dei risultati e la produzione di documentari.

 

LABORATORIO DI RICERCHE APPLICATE

Coordinatore del Laboratorio: dott. Ernesto De Carolis.

 

Il Laboratorio, inaugurato nel dicembre 1994 conduce una serie di  attività di ricerca di natura conservativa, relativamente alla protezione e al restauro dei reperti, sia di valore conoscitivo, in particolare per quanto concerne la ricostruzione degli ambienti naturali dell’ area vesuviana prima dell’ eruzione del 79 d.C.
Le principali attività del laboratorio riguardano:

  • Lo studio su reperti biologici
  • Lo studio minero-petrografico e chimico-fisico dei materiali lapidei e litoidi
  • Le attività di microscopia
  • Le collaborazioni con Università per attività di stage e tirocinio.

 

Tra i progetti di maggiore prestigio e pregio vi è la Camera climatizzata, ambiente mantenuto costantemente alla temperatura standard di 18 °C con il 35% di umidità, fondamentale per la conservazione dei reperti organici, tra cui: gusci d’uovo, legumi, uva, semi, datteri, fichi.

 

L’ attività del Laboratorio si avvale dell’attiva collaborazione di istituti di ricerca italiani e stranieri afferenti alle più diverse discipline, tra le collaborazioni e convenzioni siglate di recente:

 

  • Ordine Nazionale dei Biologi: per lo studio e analisi degli organismi vegetali presenti su murature e intonaci di Pompei (muschi, licheni et.)
  • Università del Sannio, Dipartimento di Geologia: per lo studio del territorio circostante Pompei e la relativa linea di costa del fiume Sarno
  • Istituto Superiore Cesaro-Vesevus: stage con le classi superiori per acquisire le tecniche colturali delle coltivazioni antiche per stimolare il legame storico culturali con il territorio e sviluppare capacità operative e progettuali.
  • Università “La Sapienza”, dipartimento di Scienze dell’antichità, in collaborazione con Curt-Engelhorn-Zentrum Archaometrie gGmbH: per lo studio dei tessuti conservati nella camera climatizzata.
  • Università IUAV di Venezia: per la classificazione dei reperti lapidei presenti a Pompei

 

In corso una progettazione per lo studio dei legni bagnati di Moregine, in collaborazione con il

Prof. Marco Fioravanti dell’Università di Firenze del  Dipartimento di Gestione Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali.

 

“FARE AGRICOLTURA E MANTENIMENTO DEL VERDE IN AMBITO ARCHEOLOGICO”

CONVENZIONE FRA SOPRINTENDENZA E ISTITUTO SUPERIORE CESARO VESEVUS

 

Recuperare tecniche colturali e coltivazioni antiche, acquisire competenze utili in un futuro lavorativo, stimolare il legame storico culturale con il territorio, sviluppare capacità operative e progettuali: sono questi i principali obiettivi della convenzione sottoscritta fra il soprintendente Massimo Osanna e il preside  Gaetano Panariello che vedrà impegnati in un tirocinio formativo presso le strutture della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia gli studenti delle classi a indirizzo agrario dell’Istituto Superiore Cesaro Vesevus di Boscoreale.

Il progetto, denominato “Fare Agricoltura e mantenimento del Verde in ambito Archeologico”, coinvolgerà alunni e docenti che, sotto l’attenta guida dei ricercatori dei laboratori della Soprintendenza, opereranno presso l’Orto Didattico, il Vivaio e l’Orto Botanico presenti all’interno dell’area archeologica pompeiana.

In particolare, presso l’orto didattico gli studenti anche attraverso lo studio delle testimonianze di autori antichi, potranno compiere ricerche sulle caratteristiche delle principali colture presenti nell’area prima dell’eruzione del 79 d.C.; prepareranno il terreno e avvieranno le coltivazioni usando le tecniche dell’epoca; produrranno una documentazione fotografica delle varie fasi della coltura. I prodotti orticoli che saranno raccolti al termine del progetto verranno donati a enti assistenziali che operano nell’area.

Impegnativo anche il lavoro che attende gli allievi presso il Vivaio e presso l’Orto Botanico. Dovranno, infatti, classificare le specie erbacee, arbustive e arboree, rivasare le talee, sistemare i semenzai, potare, concimare e trattare gli agrumi, mettere a dimora antiche coltivazioni per preservare la biodiversità, senza tralasciare la pulizia e la sistemazione delle aiuole.

Un progetto di grande valore non solo didattico, ma anche per favorire la riscoperta e la conservazione del territorio e della sua biodiversità. Un modo nuovo di fare archeologia e agricoltura per riscoprire e riproporre in chiave moderna antiche tecniche di coltivazione, alla vigilia dell’inaugurazione dell’EXPO di Milano che fa dell’alimentazione e della biodiversità il suo tema centrale. Il concetto di nutrizione dal 70 d.C. a oggi sarà, tra l’altro, oggetto del convegno che si svolgerà venerdì 26 settembre presso l’Auditorium degli scavi di Pompei nell’ambito del Forum sull’alimentazione a cura dell’ADNKRONOS.

 

Collaborazione Mastroberardino

 

La convenzione tra la Soprintendenza e l’azienda vinicola Mastroberardino è finalizzata ad attività di studio, ricerca, e concessioni in uso di area archeologica relativamente alla coltivazione della Vitis vinifera nell’antica Pompei e nell’area vesuviana, nonché di collaborazione alla divulgazione dei risultati raggiunti.

 

  • 1994 – La sperimentazione. Iniziano gli studi condotti dal laboratorio di ricerche applicate della Soprintendenza nelle Regio I e II che evidenziano la presenza di vigneti che si sviluppavano intorno all’Anfiteatro.

 

  • 1996 – La collaborazione. Fu scelto come interlocutore per le specifiche competenze scientifiche il dott. Antonio Mastroberardino quale chimico ed enologo e titolare dell’omonima azienda, fondata alla fine del Settecento e iscritta nei registri del MIUR. La Soprintendenza diede in concessione alla Mastroberardino, a titolo sperimentale, un’area nell’antichità adibita a vigneto, sita all’incrocio tra via di Nocera e via di Castricio nella Regio I. La società si impegnò a coltivarla nel rispetto dello stato originario dei luoghi secondo le indicazioni fornite dalla Soprintendenza. L’area del vigneto sperimentale, dell’estensione di 200 metri quadri, venne predisposta per l’impianto nel marzo del 1996 dopo l’individuazione dei calchi delle radici realizzati durante gli scavi, che evidenziavano il posizionamento delle piante al momento dell’eruzione del 79 d.C. Furono individuati otto varietà impiantate con il sistema a pergola, scelte sulla scorta di studi bibliografici e iconografici tra i quali l’affresco di Bacco e il  Vesuvio, conservato al Museo Archeologico di Napoli, che secondo la tradizione archeologica celebra la coltura della vite sulle antiche pendici vesuviane.

 

  • 1999 – La convenzione. Visti i promettenti risultati degli studi, si decise di allargare la coltura anche alle aree del Foro Boario, del Triclinio Estivo, della Nave Europa e della Caserma del Gladiatore. Per i nuovi impianti fu scelto l’allevamento a filare rispettando le distanze tra le viti suggerite dai dati di scavo, lasciando in situ i calchi delle antiche radici. L’impianto fu realizzato con pali di castagno, le cultivar messe a dimora furono il piedirosso e lo sciascinoso. Le antiche tecniche colturali furono rigorosamente applicate. La nuova convenzione regolava anche i termini dell’eventuale commercializzazione del prodotto, nel rispetto della normativa di settore relativa ai disciplinari di produzione e di trasformazione delle uve.

 

  • 2001 – Primo significativo raccolto di uve. Il prodotto derivato dalla vinificazione, corredato di una scheda in cui si dichiaravano la quantità e la qualità delle uve prodotte, le tecniche di lavorazione, le caratteristiche chimiche e organolettiche, la dichiarazione di qualità degli esperti dopo un invecchiamento di 18 mesi, è stato imbottigliato con il nome, regolarmente depositato, di Villa dei Misteri. La produzione fu di 1721 bottiglie. Alla SAP spetta una royalty sui proventi della commercializzazione dei prodotti provenienti dai vigneti sperimentali, calcolata su base annua. Inoltre, il ripristino delle antiche colture, oltre a rappresentare un vantaggio per le aree che sono state sottratte alla manutenzione ordinaria, con un beneficio derivante da un lato dalla riduzione degli oneri di gestione dei siti oggetto della convenzione, dall’altro dall’introito derivante dal canone di fitto annuale, costituisce la base per l’ulteriore ampliamento del campo di ricerca sulla viticoltura antica.
  • 2003 – Restauro Cella Vinaria. E’ stata organizzata un’asta per il restauro dell’antica Cella Vinaria in collaborazione tra la soprintendenza e Mastroberardino, la cifra netta raccolta fu di 14.792 euro che, insieme all’incasso derivante dalla vendita del prodotto della prima vendemmia, effettuata nel 2001, interamente devoluto al netto delle spese e delle royalties, ha permesso il restauro della Cella Vinaria sita nel vigneto del foro Boario.

 

  • 2005 – Campo didattico. Progetto per la realizzazione di un campo didattico sulla viticoltura nel 79 d. C. in collaborazione con l’azienda vinicola Mastroberardino. La finalità era far conoscere le forme di allevamento tipiche dell’epoca di Pompei.

 

  • 2008 – Ampliamento Convenzione, ancora oggi in vigore. Alle aree precedentemente concesse sono state aggiunte:

 

  1. Regio I Ins. 22
  2. Orto dei Fuggiaschi
  3. Casa delle Colonne Cilindriche
  4. Regio I Ins. 11, numero 10
  5. Regio I Ins 11, numero 12
  6. Regio I Ins 13, numero 12
  7. Regio I Ins 13, numero 9
  8. Regio II Ins 1, numeri 8 e 9
  9. Regio II Ins 1, numero 10
  10. Regio II Ins 3, numero 6

 

  • 2014 – Le aree interessate ad oggi comprendono tutti i vigneti delle Regiones I e II dell’antica Pompei, per un’estensione di più di 1.5 ettarI ripartito su 15 appezzamenti di diversa estensione e per una resa potenziale di circa 30 quintali d’uva.

 

 

Gli ultimi impianti realizzati sono stati dedicati quasi integralmente all’impianto del vitigno Aglianico.

Il sesto d’impianto è quello già adottato, di 1,20 mt x 1,20 mt pari a 4 piedi romani per 4 piedi romani.

La forma di allevamento proposta è invece differente rispetto a quella utilizzata per i precedenti vigneti: si tratta infatti di una ulteriore forma di allevamento tradizionale dell’antichità, l’alberello, che meglio si adatta al vitigno aglianico a testimoniare il matrimonio perfetto tra il vitigno di origina greca e la tipica potatura corta ellenica.

Dunque il vino Villa dei Misteri, a partire dalla vendemmia 2011, attualmente ancora in affinamento, è ottenuto come  blend di tre diverse varietà, con le seguenti percentuali di uvaggio: Aglianico 40% circa, Piedirosso 40% e Sciascinoso 20%.