Una campagna di prevenzione al tumore che diventa bufera: quel nudo è superfluo!

Secondo i dati Istat, nel 2012 le vittime di cancro al seno sono state 12.004. I dati Aiom-Airtum, invece, nel 2014 hanno registrato 48.200 diagnosi di cancro alla mammella nella popolazione femminile del nostro paese. La patologia colpisce, difatti, non solo il pianeta femminile e i programmi di screening sono rivolti alle donne tra i 50 e i 69 anni di età. La morte subentra per diffusione della malattia ad altri organi/parti del corpo (polmoni, fegato, cervello, ossa).

Rapportarsi al tumore è assai complicato. Non si smette mai di vivere con l’incubo della ‘recidiva in loco’ o della ‘metastasi’ e ciò impone la necessità di controlli costanti. Il cancro al seno, poi, è tra le forme tumorali più comuni, con maggiore diffusione in alcune aree geografiche.
Per una donna l’asportazione di un seno, sovente due, rappresenta una forma di violenza/violazione alla propria intimità, alla propria femminilità e spesso le conseguenze psicologiche sono assai critiche. Occorre rapportarsi alla paziente con delicatezza, offrendole la possibilità di proseguire il proprio cammino di donna con la giusta dose di fiducia. La ricostruzione chirurgica del seno aiuta certamente nella riconquista di una sicurezza estetica, mentre l’aspetto psicologico richiede tempi più lunghi di ricomposizione e stabilizzazione.

In Italia molte sono le associazioni e gli enti che operano in campo oncologico, molti i medici, gli psicologi, gli infermieri, i volontari che prestano il loro supporto nel cammino verso la ripresa. Tra questi la LILT, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, che opera sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e sotto la vigilanza del Ministero della Sanità. Vanta 397 ambulatori sull’intero territorio nazionale e 106 Sezioni Provinciali.
Ogni anno la LILT effettua una campagna di prevenzione, offerta in genere a titolo gratuito da personaggi pubblici dello spettacolo e dello sport. Quest’anno  testimonial della XXIII edizione della ‘LILT FOR WOMEN – Campagna Nastro Rosa per la lotta del tumore al seno’ è Anna Tatangelo. Con la head “Fai prevenzione: proteggilo anche tu!”, la giovane cantante appare in una foto a mezzo busto, nuda, ben truccata, in un ‘abbraccio’ proiettato più a sollevare il suo ben seno che a proteggerlo. La foto è infine accompagnata da una serie di sponsor, inclusa una nota casa automobilistica francese direttamente coinvolta in una possibile diffusione della malattia. Secondo quanto risulta da recenti studi scientifici, infatti, v’è una elevata correlazione tra il cancro al seno e la produzione di materie plastiche per il settore automobilistico.

La foto della Tatangelo ha scatenato immediate reazioni, non per la persona né per un nudo decisamente contenuto, quanto per l’eclatante inopportunità dell’immagine e della posa in riferimento alla malattia. Le spiegazioni fornite dalla giovane cantante napoletana e dal presidente della LILT, dott. Francesco Schittulli, senologo chirurgo, obiettivamente convincono poco.
“L’abbraccio simboleggia il gesto più intimo per dire ‘Mi voglio bene, per questo mi prendo cura della mia salute’ e l’invito a tutte le donne a fare altrettanto. La prevenzione deve diventare uno stile di vita – dichiara Anna Tatangelo – tutte/tutti noi dobbiamo capire che basta poco: ritagliarsi del tempo con appuntamenti fissi, calendarizzati per controllare la nostra salute e vivere meglio e, soprattutto, non rischiare di accorgerci troppo tardi del male”.
“Una campagna di prevenzione non rivolta alle donne malate, ma alle giovani e giovanissime. Quella posa che ha offeso le firmatarie della lettera, sono sincero, è stata voluta perché è un’immagine positiva impegnata a mantenere il proprio stato di salute, di benessere. Non ho mai pensato a una posa da calendario. Quello è un abbraccio che protegge il seno. E ho pensato a una testimonial che possa parlare alle nostre figlie – dichiara il prof. Francesco Schittulli – Scoprendo un carcinoma al di sotto del centimetro, la probabilità di guarire sale di oltre il 90% e questo permette altresì di poter eseguire interventi conservativi, che non provocano sensibili danni estetici alla donna, a beneficio quindi dell’integrità del seno, simbolo della femminilità”.

Da Napoli si sono sollevate le prime reazioni, poi estesesi al Sud e all’intero territorio. Le voci di Grazia De Michele (blogger di Le Amazzoni Furiose) e Sandra Castiello (docente in un liceo partenopeo), in un’azione sinergica, si sono unite in un unico coro con quelle della blogger Daniela Fregosi di Afrodite K di Grosseto, la senologa e blogger Alberta Ferrari di Pavia, la psicologa di Bologna Carla Zagatti, la storica di Torino Emma Schiavon, chiedendo il ritiro dell’immagine della Tatangelo dalla campagna Nastro Rosa 2015. “Non siamo contro la Tatangelo, ma contro l’uso del corpo della donna sessualizzato – spiegano. Sarebbe bastata una Tatangelo vestita che si autoabbracciava e già la cosa cambiava. Perché usare la nudità?”. Nella lettera inviata alla LILT e al ministro Beatrice Lorenzin scrivono: “Le sottoscritte desiderano esprimere profondo sconcerto di fronte alla campagna Nastro Rosa 2015, la cui testimonial è una nota cantante ritratta a torso nudo, con le braccia a coprirne in parte i seni. Una posa che rappresenta un salto di qualità, di segno negativo, rispetto alle edizioni precedenti della campagna. Negli anni passati, infatti, a rappresentarla erano state scelte donne, sempre appartenenti al mondo dello spettacolo o dello sport e non colpite dalla malattia, che, tuttavia, erano state ritratte vestite e in atteggiamenti più consoni al tema”. Quest’anno invece la campagna punta ad offrire un’immagine sessualizzata e ‘trivializzante della malattia’.
E’ stata avviata pure una petizione dal gruppo facebook Le Amazzoni Furiose, costituito da donne che hanno vissuto o stanno vivendo la malattia. O semplicemente da chi è umanamente sensibilizzato sull’argomento. Questo è il link dove poter aderire: Le Amazzoni furiosi: Lega Tumori e Lorenzin, ritirate quella campagna.

Barbara Giardiello