Per un futuro senza mafie

Giuseppe Ayala ex magistrato

Giuseppe Ayala: «Sono fiducioso nel cambiamento ma bisogna partire dai giovani»

MAFIE IN CORSIA

«La mafia è in corsia d’emergenza e non gode certo di piena salute»: l’ex magistrato Giuseppe Ayala, dopo anni di esperienza nei tribunali siciliani e tanti vis à vis con esponenti mafiosi, crede fortemente in un cambiamento civile molto prossimo. «I miglioramenti sono sotto gli occhi di tutti. Prima le mafie dominavano e condizionavano la quotidianità di tante persone».  Inutile illudersi, però. Le mafie si nutrono di paura, corruttibilità e debolezze dell’uomo, ingozzandosi di denaro sporco, molto spesso di sangue. Non saranno immortali ma sono fenomeni che si evolvono e sopravvivono a grandi arresti e retate. Cambiano però anche la società, che maturano col tempo coscienze civili antimafiose. Tutto parte dai giovani, dal seme di legalità che determinerà il futuro di un Paese.  L’educazione passa anche attraverso le testimonianze di chi la mafia la sbatte in galera o per la mafia ha perso amici come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.  Ayala è uno di questi. «I prezzi pagati, come gli omicidi e le stragi, sono stati salati ma non sono stati inutili. Non possiamo affermare che le mafie siano ricoverate in rianimazione ma sono fiducioso nel cambiamento, consapevole però che i tempi non saranno brevi. Bisogna partire dal basso, senza aspettare interventi miracolistici di qualcuno».

BENI CONFISCATI

Che l’attuale sistema di gestione dei beni confiscati sia, se non fallimentare, quantomeno discutibile è risaputo. Lungaggini del procedimento penale rispetto a quello di prevenzione, anomalie e disfunzioni che caratterizzano il flusso informativo tra gli uffici giudiziari e l’Agenzia nazionale, criticità varie. Eppure la mafia la colpisci laddove riesce a fare soldi, anche quando si parla di sedi logistiche. Ayala, in merito, afferma: «c’è molto da fare sull’organizzazione dei beni confiscati ai criminali. Ricordo quando il 29 settembre 1982 entrò in vigore la famose legge “Rognoni-La Torre” che introdusse per la prima volta nel codice penale la previsione del reato di “associazione di tipo mafioso” (art. 416 bis) e la conseguente previsione di misure patrimoniali applicabili all’accumulazione illecita di capitali. Se colpisci il mafioso nel suo core business lo freghi. Il problema oggi è cosa farne di questi beni, anche se il meccanismo è avviato. Non bisogna essere miopi ottimisti».

 

Giuseppe Ayala ex magistrato
Giuseppe Ayala ex magistrato

PROFESSIONE GIOVANE

La gioventù è una professione. È un monito, quello di Ayala, ma anche la riconoscenza nei confronti dei più giovani di un ruolo sociale fatto di oneri e responsabilità. «Una delle cose che mi inquieta è che oggi il mestiere più difficile è quello del giovane, diverso da quello che era per la nostra generazione, soprattutto per quanto riguarda l’approccio al lavoro che per noi era molto più facile. Oggi è complicato: fare il giovane oggi è un mestiere difficile. Per questo, oggi i giovani non devono perdere di vista che le coordinate fondamentali non sono quelle della sopraffazioni, dell’eludere le regole, ma andare avanti per la strada dritta. Le scorciatoie tentano ma la strada maestra prima o poi ti porta alla meta».

FALCONE E BORSELLINO

Giuseppe Ayala si definisce un privilegiato per aver lavorato con Falcone e Borsellino: un magistrato che vive di una sorta di rendita umana. Il ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è sempre acceso, più che mai, incancellabile nella memoria di un uomo, al quale se chiedi Quali sono i ricordi più belli legati a quei due uomini? ti risponde «quante ore abbiamo?».

di Fabio Corsaro

Tratto da Informare n° 174 Ottobre 2017

 

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!