Lei è un cretino s’informi!

Totò

Un omaggio a Totò non è difficile. È impossibile. Per due motivi. Il riconoscimento unanime della sua genialità da parte di tutti, popolo e intellettuali, gente comune, santi, beati e fetenti, artisti, filosofi, macchinisti, fuochisti, ferrovieri, facchini, affini, collaterali, gente di fatica, uomini e caporali. E dove lo trovi un pensiero decente, un accompagnamento adeguato di un aggettivo con un sostantivo (attore?) in questo affollamento, in questa ressa, moltitudine di individui, ceti sociali, ordini professionali ed organizzazioni sindacali. Ma che dico ordini? Disordini professionali. Ma che dico sindacali? Parasindacali.
I-M-PO-SSI-BI-LE!
La collocazione della sua arte e della sua figura in un settore dell’arte non è una pinzillacchera. Non è recitazione. Il meglio, secondo buona parte della critica, è quando improvvisa il testo. Allora è autore! Ma neanche. Perché? Perchè se le stesse battute le recita un altro la cosa si sgonfia, si spaposcia. Dire che è un cantante, un poeta, un ballerino non è sbagliato ma è limitativo, insufficiente. E lui di fatto si sentiva mobiliere essendo “la donna mobile”. Io me lo immagino come una canzone di Paoloconte o un quadro di Picasso. Tutte note che si raggruppano in suoni nuovi o poi si spampinano come le foglie d’uva in una risata. Tutti volti deformi, corpi che si riorganizzano negli spazi, mezzi busti sproporzionati su paia di gambe asincroniche e di diversa misura: la destra mezzo metro e la sinistra 30 cm. Ma io non sono Paoloconte perché non ho i baffi e non ho i nomi ed i cagniomi di Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno Crispin Crispian María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Mártir Patricio Clito Ruiz y Picasso. Alla faccia del bicarbonato di sodio. Urcocan!
A me non pare possibile. Dicevo: I-M-PO-SSI-BI-LE!
Tuttavia qualcosa va detto senza fare danni. Ammesso e non concesso.
Una delle battute più intriganti ed intelligenti di Totò è quella del film “Totò, Eva e il pennello proibito”, 1959, regia di Steno (nome d’arte di Stefano Vanzina padre dei fratelli Vanzina): “Lei è un cretino. S’informi!”
Non è un offesa. È un’informazione accompagnata da un consiglio.
Totò, si direbbe oggi, svolge un servizio di pubblica utilità. Da informazioni utili a chi ne ha necessità (il cretino).
Lo fa con educazione. Non si prende confidenze improprie. Mantiene le distanze con l’interlocutore. Non usa il “Tu” ma usa il pronome “Lei” allontanandosi anche dal meridionalistico “Voi”. “Lei” non è un “tu” e non è nemmeno un “voi”. Impeccabile. E l’informazione che dà è una cosa seria. Non è per ridere. Il cretino è nello stato di necessità, perdinci e perdindirindina! Questa informazione gli serve altrimenti potrebbe far danni agli altri oltre che a se stesso. Qualcuno potrebbe dire ma se è un cretino come fa ad accettare l’idea del suo stato? E qui c’è il “qui pro quo”, l’equivoco. È difficile che si nasca cretini, lo si diventa a poco poco, mano a mano. È uno status che ci si guadagna con azioni ed omissioni, con curriculum. Si fa presto a dire “Quello è un cretino!” e no caro amico me lo devi dimostrare. Le cause possono essere tante: amicizie, insegnanti a loro volta affetti inconsapevolmente da tale condizione, moglie, suocera, etc. etc. Quindi vi sono buone se non ottime probabilità che la consapevolezza dello stato aiuti.
Si pensi che oggi il termine “cretino” ha il significato di stupido e imbecille (ma anche di baggiano, balordo, beota, bestia, citrullo, coglione, ebete, fesso, gonzo, grullo, idiota, minchione, pirla, pollo, scemo, scimunito, sciocco, stolto, tonto, zufolo) mentre in passato indicava dapprima il cristiano (dal latino christianus in francese chrétien e poi dal provenzale crétin, nel senso di commiserazione “povero cristiano”) e poi il malato: il cretino era colui che era affetto da cretinismo, nelle valli delle alpi occidentali si riscontrava una diffusa deficienza mentale o fisica (“misere creature, di piccola statura, mal conformate, con gran gozzo” con colore della pelle biancastro come la creta, per cui qualcun’altro ritiene, invece, che questa sia l’origine) causata, il più delle volte, da problemi tiroidei, una dieta estremamente povera di iodio, tant’è che il cretinismo era endemico.
Quindi il cretino di oggi è diverso da quello di ieri. Non lo si nasce lo si diventa.
Ma se l’interessato non ci crede? Ecco il consiglio di Totò: “S’informi!” e mette il punto esclamativo. È un imperativo categorico. “Lei, non mi deve credere per forza. Non deve credere ad uno che ha incontrato ora per caso. Faccia le opportune verifiche, s’informi da chi la conosce bene o da specialisti. E vedrà che avrà conferma di quello che le sto dicendo: Lei è un cretino!”.
Totò con questa frase svolge un servizio di pubblica utilità. E pensate voi quante vite sono state salvate da chi (e sono tanti) imitandolo abbia detto agli inconsapevoli (che pure sono tanti): “Lei è un cretino, s’informi!”.
A questo punto e a prescindere buon primo maggio, buon ferragosto, buon natale, buon compleanno e buon onomastico… meglio abbondare che essere deficienti. Ed io mi sono informato.

di Vincenzo Russo Traetto
vyncenzorusso@gmail.com