Torcia al plasma, la soluzione per la Terra dei Fuochi?

_DSC2111L’innovazione spesso fa paura. Non è mai facile cambiare il vecchio per il nuovo, soprattutto quando in gioco ci sono miliardi di euro. Siamo arrivati ad un punto in cui o si assume una consapevolezza per la quale il singolo rifiuto che produciamo può rappresentare un elemento di recupero utile a noi ed al nostro ecosistema, o che lo stesso rifiuto sarà un piccolo mattoncino che si aggiungerà alle tonnellate di mattoni che affondano nella terra, contaminando tutto ciò che esiste sotto le nostre suole e i nostri occhi. Insomma, la differenziata è importantissima ed anche il più piccolo foglio di carta va gettato nel contenitore adatto. È vero che il problema non sussiste sempre nelle case e nella mentalità di alcuni.
Se esistono impianti di trattamento all’interno dei quali tutto viene mischiato senza alcuna differenza di materia, allora c’è poca presenza (o interesse) da parte delle istituzioni a sorvegliare, ispezionare e punire gli abusi e le illegalità.

Parliamo di innovazione… quale potrebbe essere la strada alternativa per il trattamento dei rifiuti solidi urbani (e non solo)? Negli anni ’60 il Prof. Louis J. Circeo sperimenta alla Nasa una tecnologia sviluppata per usi civili e industriali: la torcia al plasma. Questo tipo di tecnologia rappresenterebbe la soluzione più vantaggiosa ed ecosostenibile per la bonifica delle discariche e delle aree inquinate da materiali pericolosi come l’amianto, lo smaltimento delle ecoballe e la produzione di energia dai rifiuti. Caliamoci nel particolare per capirne di più di questa tecnologia innovativa.

Abbiamo incontrato Luciano Bardari, Amministratore dell’Italplasma Srl, business developer della Westinghouse Plasma Corp. in esclusiva per l’Italia: «Questa è una tecnologia risolutiva e a bassissimo impatto inquinante, con tanto di autorizzazione approvata, utilizzabile alla causa “Terra dei Fuochi”». Il plasma, presente in natura sotto forma di fulmine, è considerato il quarto stato della materia; è un gas altamente ionizzato ed è un ottimo condurre di corrente elettrica. La riproducibilità del plasma in modo industriale e ripetitivo avviene attraverso un dispositivo denominato torcia. Il trattamento al plasma dei materiali, stante l’altissima temperatura, determina il dissolvimento dei legami molecolari escludendo il loro riaggregarsi sotto forma di specie inquinanti e/o nocivi all’uomo (diossine, furani). Con la torcia al plasma si ottiene l’immediata gassificazione dei materiali organici e l’inertizzazione di quelli inorganici e metalli pesanti con il risultato che i primi _DSC2040producono un syngas utilmente impiegabile nella produzione di energia elettrica o di quant’altro il gestore di impianto è orientato ad ottenere (energia termica, biodiesel, etc.); mentre i secondi si trasformano in una sorta di ossidiana, non più lisciviabile, utilmente utilizzabile in edilizia quali mattoni ad altissima resistenza, inerti per sottofondi stradali, etc.

In Italia non ci sono ancora impianti di questo genere ma nel mondo, in particolar modo in Asia, Nord America e parte dell’Europa sono funzionanti 22 strutture capaci di trattare dalle decine alle centinaia di tonnellate di rifiuti solidi urbani al giorno. La capacità della torcia al plasma è anche quella di trattare siti inquinati da materiale nucleare o chimico. Infatti, ci spiega Bardari: «Ricordiamoci che anche tirar fuori i materiali dal sottosuolo provoca inquinamento. Con i nostri brevetti statunitensi, invece, andiamo ad incidere direttamente nel terreno. È una vera e propria remediation, non una bonifica. Lì dove ci sono materiali ad alto tenore nucleare o chimico non si possono estrarre e portar via in qualche discarica. Bisogna agire sul posto. E noi siamo in grado di farlo, attraverso la vetrificazione della terra». Quali sono le principali differenze con i tradizionali sistemi di smaltimento di rifiuti? «Non c’è la necessità di preselezionare i rifiuti, accettandone di tutti tipi, anche quelli pericolosi, tossici, medicali, etc.È un sistema chiuso che non produce ceneri e non residua emissioni dirette in atmosfera. I camini degli impianti, inoltre, sono alti solo 15 m a differenza dei 130 m degli inceneritori tradizionali. Inoltre nessun altra tecnologia massimizza l’energia prodotta come un impianto al plasma».
Insomma, potrebbe essere una soluzione per molti siti inquinati della terra dei fuochi? L’Amministratore Bardari ne è fermamente convinto. C’è da discutere e capire perché in Italia questo tipo di tecnologia non è stata ancora presa in considerazione e le porte chiuse in faccia al dialogo dalle istituzioni non si possono accettare.

di Fabio Corsaro

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!