The Kangaroo and The Young Pope: Dio è il canguro!

The Young Pope Canguro

Who is God? Chi è Dio? Una domanda diretta senza fronzoli. Chi è Dio? Non io, anche se fa bella rima. Si ammetto – senza falsa modestia – che mi sarebbe piaciuto esserlo, aldilà del bacio di rima. Ma no, non lo sono. Allora chi di voi lo è? Non vi guardate intorno, come se qualcuno stesse per avvicinarsi a scrutare quello che avete in mano e state leggendo, e voi avete una tremenda voglia di dire «Io! Io sono Dio! Se non fosse stato per mammà o papà o per il professore di matematica io..io …» e poi vi mancano le parole anche nel pensiero perché il pudore ad un certo punto vi assale azzannandovi alla gola e riabassate gli occhi sulla pagina.

Nessuno di voi lo è? E se passassimo dal metodo induttivo a quello deduttivo? La domanda cambia: where is God? Dov’è Dio? In cielo, in terra ed in ogni luogo quindi pur miez’o mare. Sa volare pur non avendo le ali, sa camminare pur non avendo i piedi, sa nuotare pur non avendo… ehm … ehm questa non mi viene comunque sa anche nuotare. E se cammina figurarsi se non sa saltare. E fa cierti zumpe che mentre gli stai parlando della grandine che ha danneggiato il campo coltivato ti ritrovi a parlargli dell’elezione di Trump a presidente degli USA.

How is God? Com’è Dio?

Un quadro? O, meglio, un affresco. Come quello che, in una volta della Cappella Sistina, raffigura un vigoroso signore con fluente chioma argentea e sportiva barba brizzolata. E se Dio fosse come un canguro. Anzi, no. E se Dio è il canguro. God is kangaroo.

Non uno tra tanti ma proprio il canguro nella sua specie: macropodide dell’ordine dei marsupiali. E già “ordine” ti da il senso di qualcosa di religioso, monastico, mistico. Lo spunto lo offre Paolo Sorrentino con la serie televisiva italo-franco-spagnola in lingua inglese “The Young Pope” dove Lenny Belardo, il giovanissimo e cinico papa conservatore PIO XIII, si lascia scuotere dagli occhi di un canguro che gli viene regalato. Lo libera dalla gabbia e dal destino di un bioparco e lo lascia libero nei giardini vaticani. Ogni tanto si incontrano ed il canguro non è nè a disagio e nè spaventato. Il canguro, con quegli occhi fatti a chicco violetto bluastro di uva fragola o di uva zibibbo, lo guarda come solo Dio sa guardare un uomo anzi l’uomo. Lo confessa.

E gli incute inquietudine e allo stesso tempo serenità calma. Un particolare non trascurabile. Lenny, il papa, è americano uazza’uan’ammerican ed è ateo ma santo, nel senso che fa miracoli. E noi sappiamo che l’americano è l’uomo nuovo e quando parla con Dio è pratico, gli da del tu. The Kangaroo is God. Ci accompagna da milioni di anni, ed è la nostra coscienza alla quale a volte non vogliamo guardare. Se possiamo individuare qualcosa di fisico, animato ed oggettivo per rappresentare il nostro IO (non Dio) e la nostra coscienza morale non possiamo che arrivare agli occhi del canguro ed a quel modo di guardarti, che sembra stupito ma distaccato, profondo ma sereno, quel modo di farti un esame di coscienza. Il canguro c’è sempre stato, proprio come Dio. Gli studiosi sono certi. Sulla base dei reperti fossili ritrovati è comparso, fisicamente, in Australia circa 15 milioni di anni fa. Perché in Australia? Perché si stava larghi.

Mentre i primi ominidi, da cui deriva l’Homo sapiens, cioè l’uomo moderno cioè noi, si sono cominciati ad evolvere dalle scimmie africane circa 5-6 milioni di anni fa. A quel tempo il canguro camminava a quattro zampe perché doveva avere il naso vicino alla terra, fiatare ed alimentare l’anima del mondo tracciando le vie dei canti che scopri Bruce Chatwin. Il canguro non fece il verso all’uomo. Non lo prese in giro. Non fece versi. Fu educato. E’ un dio anche nell’educazione.

Il canguro partì, allora, dal pianto: “Enga-enga!”. Come risulta da un racconto mitologico, raccolto a Kiwai, nel sud-ovest della Papuasia: in un villaggio Masingle dove viveva una donna di nome Ua-Ogrere, la quale era la prima persona del mondo, ed un giorno colpì, con arco e freccia, un canguro. Lo mise sul fuoco per bruciacchiarne via il pelo; ma il canguro non era ancora morto, e si dibatteva emanando un grido: “Enga-enga!”. La donna si impaurì e, pensando ch’egli fosse un uomo, gettò il corpo del macropodide.

I vermi che si formarono nel canguro morto si trasformarono in persone, e quello fu l’inizio della tribù Masingle e dell’intera umanità. Insomma un ulteriore indizio sulla natura divina del canguro. Dio, il canguro, diede come primo insegnamento all’uomo il pianto, la commozione: “Enga-enga!”. Ma lo dimenticammo presto.

Millenni dopo, e precisamente il 4 agosto del 1770, quando il capitano James Cook, con il suo equipaggio, sbarcò lungo la costa nord-orientale dell’Australia per effettuare una riparazione della nave, si spaventò nel vedere strani animali che facevano salti incredibili. Allora, con imbarazzo, si schiarì la voce, danneggiata dalla salsedine, e richiamando l’attenzione dei nativi proclamò “I’m captain James Cook”. Bene, lo guardavano strano prima e continuarono a guardarlo strano per come era vestito lui, il capitano britannico. Ed allora, incerto, imbarazzato ma determinato: “Mr. Aboriginal, what’s his name that strange animal?” Niente. Nessuna risposta. Allora cercò con gesti di avere una risposta. Mr. Aboriginal ed i suoi colleghi cominciarono a dire “Kan Ghu Ru….. Kan Ghu Ru….. Kan Ghu Ru…..” a significare nella propria lingua “non ti capisco… non ti capisco…”.

E Cook “I realized they call kangaroo (Ecco, ho capito si chiamano Kangaroo)” Il canguro, che assisteva a questo dialogo, con quegli “occhi a chicco violetto bluastro di uva fragola o di uva zibibbo”, si accese una camel senza filtro, al secondo e profondo tiro di nicotina, guardò intensamente Cook ed il suo equipaggio, che costituivano la punta avanzata della civiltà dell’uomo, e ricordando, il dubbio di 7 milioni di anni prima, pensò: “Aggiù sbagliato co’ ccose! ‘O dicevo che chist’uommene ‘na faccia brillante nun’a tenevene”. Anche Dio, canguro o no, sbaglia.

Uazza’uan’ammerican

di Vincenzo Russo Traetto

Tratto da Informare n°164 Dicembre 2016