Testamento biologico in Campania

Claudio Lunghini

Claudio Lunghini, fondatore dell’associazione Amici di Eleonora e consigliere dell’associazione Luca Coscioni parla del testamento biologico in Campania.

Negli ultimi tempi si è parlato tanto di testamento biologico, anche detto “dichiarazione anticipata di trattamento”. Si tratta di un testamento che esprime la volontà di una persona, in stato coscienzioso, su quali trattamenti sanitari si intenderanno accettare o rifiutare nell’eventualità in cui subentrasse un’incapacità mentale. Con Claudio Lunghini fondatore dell’associazione Amici di Eleonora e consigliere dell’associazione Luca Coscioni, cerchiamo di capire la situazione in Campania. Entrambe le associazioni stanno partecipando attivamente al dibattito politico sulla proposta di legge lanciata dal PD. In Campania, grazie a queste due realtà, sono stati istituiti i registri per il testamento biologico, ma come ci spiega Lunghini: “fare testamento biologico in Campania “è ancora molto difficile. I Comuni che hanno materialmente messo in funzione il registro sono pochi… forse una trentina […]. Di questi solo una decina l’ha reso pienamente operativo”.

“La Campania all’inizio ha risposto bene […], ma le solite polemiche hanno frenato le amministrazioni. Ad esempio in Comuni come Quarto “non e mai stato” individuato un funzionario e definite le procedure per depositare le disposizioni anticipate di trattamento (Dat)”.

Chiediamo a Lunghini quali sono state le difficoltà maggiori nel rendere operative queste disposizioni: “C’è stato un momento storico, sotto il governo Berlusconi, dove partì una circolare che dichiarava illegittimo il registro per il testamento biologico istituito dai Comuni in quanto oggetto di normativa nazionale. Per i Comuni che avessero reso operativa la procedura si paventava la minaccia di danno erariale […] A quel punto” anche se molti amministratori condividevano l’iniziativa “non c’era nessuno disposto a firmare. Dal 2013 […] con il nuovo parlamento è cambiata “l’aria”. Nessun schieramento politico a più provato a presentare un progetto di legge “come quello Calabrò. La Vicenda Englaro e quelle successive, hanno dettato la linea con una serie di sentenze. Le condizioni politiche per l’approvazione di una legge oggi ci sono”. Speriamo si riesca in tempi brevi. Penso che la cosa migliore sia ”fare una legge nazionale che consenta di inserire l’espressioni di volontà nella tessera sanitaria”, in modo che diventino facilmente reperibili.

Attualmente depositare le dichiarazioni di volontà non dà nessuna garanzia sul fatto che la scelta del malato venga rispettata. “Se riesce a depositare le sue dichiarazioni”, in Campania come altrove, “queste non vengono trasmesse dal Comune all’ASL di competenza, al sistema sanitario o al medico di famiglia. Nel caso un paziente non sia vigile e i suoi cari si trovino altrove, “nessuno viene a conoscenza” delle sue volontà. Le iniziative  fatte in Campania sono state meritorie, hanno sensibilizzato la politica e l’opinione pubblica, ma non sono riuscite a rendere operativo tale strumento. “Oggi anche quando si esprime il proprio parere firmando il consenso informato il medico può decidere in scienza e coscienza, ma con” l’approvazione di “una legge nazionale la situazione cambierebbe”.

 

Grazia Martin 
martin.grazia@hotmail.it

About Grazia Martin

Studente presso il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali della Seconda Università degli Studi di Napoli. In precedenza ha fatto parte della redazione di un'altra testata online. Personalità poliedrica, dai molteplici interessi, ha cominciato a scrivere da giovanissima ricevendo anche diversi riconoscimenti, è appassionata di musica; si occupa di musealizzazione delle strutture ex manicomiali e di turismo for all. Guarda con notevole interesse alla storia e alle attuali vicende della città d'Aversa. Per contatti: martin.grazia@hotmail.it