Terra dei Fuochi: al Centro Pio La Torre la “road map” per uscire dall’emergenza

Terra dei Fuochi: al Centro Pio La Torre la “road map” per uscire dall’emergenza

Il procuratore Riello ha rivelato: «Presto un mega data base per lo scambio di informazioni tra le Procure»

SANTA MARIA LA FOSSA [Caserta]. Repressione, prevenzione, formazione, educazione e sviluppo. Per superare il fenomeno della “Terra dei fuochi” occorre un attacco concentrico, che non si limiti a far emergere l’illegalità e l’economia sommersa e a punirle. «Occorre, completata la mappatura dei siti inquinati, passare alla bonifica e al ripristino ambientale. Garantire l’aggiornamento professionale delle forze dell’ordine, dei professionisti e delle imprese; educare le nuove generazioni al rispetto dei territori. Bisogna, insomma, fare squadra e utilizzare al meglio le risorse, che ci sono». Nelle parole conclusive di Donato Cafagna, commissario di governo per l’emergenza dei roghi in Campania, è contenuto il senso del convegno, dal titolo «Non più Terra dei Fuochi: repressione, strategie e progetti per la salvaguardia dell’ambiente”, organizzato dal consorzio Agrorinasce, oggi pomeriggio (3 ottobre) al Ceda, il Centro di educazione e documentazione ambientale “Pio La Torre”, in via Vaticale, località Ferrandelle, a Santa Maria La Fossa, nel casertano, bene confiscato a Francesco “Sandokan” Schiavone. Il pomeriggio di studi ha rappresentato, per l’importanza del tema e lo spessore degli ospiti, un’occasione di confronto istituzionale, forse, unica sullo stato dell’arte e, soprattutto, sulle azioni da intraprendere per uscire in modo definitivo da un’emergenza che, ormai, coinvolge da circa dieci anni gran parte dei Comuni della Province di Napoli e di Caserta, con delle ripercussioni enormi sulla salute dei cittadini e sull’economia del territorio. «Ho visitato il centro e porterò a Roma questa esperienza meravigliosa; una “best practice” da esempio per l’Italia», ha affermato Gaia Checcucci, direttore generale per la salvaguardia del territorio e delle acque, giunta in rappresentanza del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Moderati dalla giornalista Rai Francesca Ghidini, tanti i relatori e le testimonianze che si sono succeduti, di fronte, peraltro, a una platea composta da cittadini, studenti, sindaci, rappresentati delle categorie, delle associazioni, istituzioni civili (tra le quali, la deputata Camilla Sgambato) e militari. Il presidente della Commissione regionale sull’Ambiente, Gennaro Oliviero, ha posto l’accento sull’importanza degli impianti pubblici di trattamento, sul ruolo dei Comuni nell’assimilabilità dei rifiuti urbani e sulla necessità di ridurre la quota di umido, stimolando la pratica del compostaggio. «La legge regionale sull’Ambiente – ha assicurato – è all’avanguardia e l’attenzione è massima». Lo ha preceduto Gianpiero Zinzi, presidente della Commissione regionale sulla “Terra dei Fuochi”: «I 450milioni di euro stanziati dal Governo rappresentano la più grande apertura di credito che la Campania abbia mai ricevuto – ha ammesso –, ma, a ben guardare, le risorse previste per la prevenzione dei roghi dalla governatore Vincenzo De Luca sono pari a zero ed è un particolare che a nessuno può sfuggire». Nella prima parte del confronto hanno preso la parolaSergio Costa, comandante regionale del Corpo forestale dello Stato, Maria Antonietta Troncone, procuratore capo del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (che ha ribadito «il pericolo rappresentato dalla Commistioni tra politica e affari») e Luigi Riello, procuratore generale della Corte di appello di Napoli: «A breve – ha annunciato Riello –, sarà disponibile per i detective ambientali un mega data base per lo scambio di informazioni tra le Procure». Il convegno è iniziato con i saluti del sindaco di Santa Maria La Fossa, Antonio Papa, con quelli di Immacolata Fedele, presidente di Agrorinasce, e con la relazione introduttiva di Giovanni Allucci, amministratore delegato del consorzio. L’impegno di Agrorinasce e dei Comuni consorziati – hanno fatto notare – si sta concentrando, attraverso la riqualificazione e il riutilizzo dei beni sottratti alla criminalità, sull’educazione ambientale dei cittadini e dei giovani, sulla corretta gestione del ciclo dei rifiuti con la realizzazione di impianti di trattamento dei rifiuti differenziati e sulla valorizzazione dell’ambiente con la riscoperta del valore dell’agricoltura e dell’artigianato». Allucci ha ricordato che il Centro “Pio La Torre” «è un grande intervento di “bonifica” ambientale, ma anche culturale ed economica. Rappresenta il più imponente investimento su beni confiscati alle organizzazioni criminali d’Italia: oltre 10 milioni di euro, 9 dei quali investiti dai privati e 1,5 milioni da Agrorinasce, con fondi del Ministero dell’Interno. Il Polo ecologico e tecnologico, inaugurato il 21 maggio, comprende, oltre al Ceda, l’isola ecologica e un impianto di biogas da 1 Mw per il trattamento dei reflui zootecnici degli allevamenti bufalini». Il complesso si estende su un’area agricola 13 ettari confiscata a Francesco “Sandokan” Schiavone, in località Ferrandelle. Quella stessa località su cui, in piena crisi dei rifiuti in Campania, fu creato uno dei siti di stoccaggio temporaneo di rifiuti più grande d’Europa che ha contributo alla soluzione dell’emergenza dei rifiuti in Campania nel 2008.

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