Termovalorizzatore KO, due linee su tre non funzionano

slide0010_image031“Qualcosa non mi quadra” ha detto il sottosegretario alla Protezione Civile Guido Bertolaso, qualcosa non quadra neppure ai campani ritornati all’emergenza rifiuti dopo la tremenda esperienza dei passati anni. La Campania produce circa 7000 tonnellate di immondizia al giorno, perché non riesce a smaltirli?
Il problema è complesso e comincia con la raccolta. A Napoli l’azienda Asia gestisce la raccolta comunale con 3000 dipendenti assunti ha l’esigenza di subappaltare il servizio a Enerambiente (470 lavoratori), che si serve della cooperativa Davideco (120) e degli interinali (almeno altri 150). Così lievitano i costi e le clientele, impedendo una razionale utilizzazione del personale in carico all’Asia e lo sfruttamento adeguato dei mezzi di sua proprietà.
La raccolta differenziata, che per legge dovrebbe raggiungere quota 40% ovvero 3000 tonnellate, non è mai partita e tutt’oggi solo 1400 tonnellate di spazzatura si salvano dall’incenerimento o dalla discarica. Troppo poco per raggiungere la sufficienza di legge e troppo poco per iniziare ad abbattere i costi (ricordiamo che la differenziata costa di più fino ad un certo livello per poi diminuire la sua incidenza e divenire finanche economica).
Uno degli impedimenti più grandi è l’assoluta assenza di impianti per il compostaggio in Regione Campania, causando l’oneroso trasporto di questa frazione fuori dai confini regionali e l’aumento dei costi. I pochi comuni che sono riusciti a concludere contratti in tale materia spendono mediamente 200 euro la tonnellata affinché venga trattato. Troppi a confronto dei costi di discarica, rallentando la differenziata stessa.
Tutto questo provoca lo sversamento di una quantità enorme di rifiuti in discarica, oltre 5100 tonnellate giornaliere, portando al precoce esaurimento degli invasi ed al problema sull’ubicazione degli stessi (quando con la differenziata dovrebbero giungervi meno di 2000 tonnellate quotidiane).
Dalla discarica si passa alla questione termovalorizzatore. L’unico impianto funzionante è quello di Acerra (NA) prodotto dalla Stir. L’impianto dovrebbe bruciare 2000 tonnellate di immondizia al giorno, ma attualmente non supera quota 500. Due dei tre forni non sono in funzione a causa dei danni provocati dai rifiuti tritovagliati immessi in essi. I forni, infatti, sono stati progettati per ricevere Cdr (Combustibile da rifiuti), ma gli impianti per la produzione di tale sostanza non hanno mai funzionato e negli anni sono stati prodotti semplici balle di rifiuti (solo il ferro viene separato dalla restante parte), come la stessa magistratura ha avuto modo di appurare. I rifiuti imballati contengono acidi tossici per le pareti di acciaio del termovalorizzatore, causando danni ingenti all’impianto. Ci vorranno almeno 11 milioni di euro per rimette apposto la struttura oltre a diversi mesi di attesa.
Allo stato attuale solamente una linea è in funzione, ma si teme che gli acidi corrodano anzitempo le pareti portando al blocco dell’intero termovalorizzatore. Ciò significherà non bruciare l’immondizia per mesi prima che tutto venga messo apposto.
Proprio i timori di paralisi hanno portato la Regione Campania a muoversi per trovare aziende in grado di trasportare i rifiuti fuori regione per il trattamento ovvero come nei mesi più dell’emergenza.

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.