Achille Damasco e la sua Teoria delle Risonanze Evolutive

Achille Damasco

La prestigiosa rivista scientifica Physica A ha pubblicato, lo scorso gennaio, l’originale teoria evoluzionistica di Achille Damasco chiamata TRE (acronimo di Teoria delle Risonanze Evolutive), che ha attirato l’interesse del panorama scientifico internazionale.
Sorprenderà sapere che Achille ha appena 26 anni, vive a Scampia e di recente ha conseguito la Laurea Magistrale in Fisica della Materia all’Università Federico II di Napoli.

Per passione inizia ad interessarsi all’evoluzionismo, in uno studio da autodidatta che va in parallelo col percorso accademico. Dopo una prima bozza della teoria scrive ad Alessandro Giuliani, biologo con trent’anni di esperienza alle spalle e ricercatore all’Istituto Superiore di Sanità di Roma, che entusiasta ha deciso di aiutarlo a scrivere il paper.

«La nostra teoria parte da tre postulati di base – spiega Achille – il primo è che la selezione naturale di Darwin e le mutazioni genetiche casuali non riescono a modificare i caratteri al punto di passare ad una nuova specie, per cui la stabilità è la condizione di default della TRE; il secondo afferma che un passaggio importante da un certo valore di un fattore ambientale ad un altro avviene tramite un’oscillazione. Da qui si arriva al terzo postulato, nel quale vengono analizzati quei parametri ambientali oscillanti capaci di produrre variazioni epigenetiche relative al modo in cui si esprime un gene, cioè vengono cambiate biomolecole responsabili dell’attivazione, oppure no, di un certo gene».

Teoria delle Risonanze Evolutive
Teoria delle Risonanze Evolutive

Dallo studio dei fossili già in passato si era notato che il percorso evolutivo è composto da lunghe fasi di stasi e da brevi periodi di transizione in cui avvengono veri e propri salti evolutivi. Se all’epoca di Darwin, per giustificare l’idea di un’evoluzione è che appariva non lineare, tale percorso veniva spiegato con l’idea che il processo di fossilizzazione non è costante, nella TRE stasi e periodi evolutivi vengono definiti a partire dalla combinazione di parametri esterni e caratteristiche interne alla specie. «L’idea è che ogni specie non cambia in maniera definitiva nelle stasi perché ci sono tantissimi vincoli, ma quando la frequenza esterna oscillante (data da parametri ambientali come il clima o la temperatura, ndr) è uguale alla frequenza propria della specie, si verifica la condizione di risonanza che chiamo condizione di evoluzione, nella quale riescono a rompersi quei vincoli e avviene la transizione in una nuova specie».
Un’esemplificazione di una risonanza di questo tipo può essere l’esempio del Tacoma Bridge, un ponte sospeso dello stato di Washington crollato a causa non dell’intensità del vento ma per la particolare frequenza in cui soffiava: «un ponte non si può evolvere, una specie vivente sì» chiarisce.

Ora la coppia Damasco-Giuliani ha il grande sogno di fare per la prima volta “la macro evoluzione in laboratorio” per dimostrare con degli esperimenti i principi della teoria. «Fino ad oggi, infatti, la macro evoluzione è direttamente dedotta dai fossili e non ci sono sperimentazioni – afferma Achille – sarebbe qualcosa di veramente innovativo verificare perlomeno i corollari della TRE ma abbiamo bisogno di altri scienziati che condividano le nostre posizioni e istituti di ricerca che ci sostengono; intanto continuiamo divulgare la TRE, sebbene stia riscontrando molto successo anche all’estero, soprattutto in Russia».

Achille non sarà uno dei tanti cervelli in fuga, ma rimarrà qui, a Scampia a lavorare per una Start up nascente che si occupa di supercondensatori, argomento, tra l’altro, della sua tesi di laurea.
«Né io sono speciale nel bene né Scampia è speciale nel male. Io non mi sento uno che ce l’ha fatta perché Scampia non è una zona di guerra, ma un quartiere di periferia che condivide le stesse criticità di una qualsiasi altro hinterland d’Europa – e conclude con una riflessione sulla società – l’autostima funziona quando la tua città riesce a trasmettertela a priori, non dopo che hai raggiunto il risultato. Questo può avvenire (e sta già avvenendo) recuperando la propria cultura e scardinando quei pregiudizi che sono radicati in noi, come il fatto che i napoletani non sanno fare impresa. È la società che si deve responsabilizzare per far riscoprire il passato e le proprie radici, infondendo quell’autostima che ti permette di poter fare grandi cose».

di Fulvio Mele

Tratto da Informare n° 171 Luglio 2017

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"