Tenerife tra natura e umanità

tenerife - spagna

Il viaggio per comprendere che il mare è come il cielo: non ci lascia mai soli

Ho iniziato la bozza di quest’articolo scrivendo su una delle pagine del Corriere della Sera appena letto e sfogliato sul volo di ritorno. Ci ho messo poco ad accorgermi che stavo scrivendo sulla faccia di Cindy Crawford e quasi mi è dispiaciuto. Ho pensato che in fondo portando con sè nella pubblicità, oltre al suo neo estremamente sensuale, anche una bottiglia di acqua San Benedetto allora si poteva fare. Mi è venuto in mente che noi italiani non siamo molto bravi a venderci, a parte la cattiva pubblicità il marketing non è il nostro forte.

C’è un posto, invece, che di vendersi non ha bisogno affatto, ma che meritando tanto richiede che se ne scriva. Si chiama Tenerife. Sto parlando di un’isola, certo, e un’isola questo fa: isola. È successo anche a me. L’energia nera e caliente delle sue rocce ti assale non appena la scaletta dell’aereo vien messa giù e sei subito indeciso se restarci tutta la vita o scappare via in un momento. Quell’attimo mi è bastato a capire che non è la Terra ad appartenerci piuttosto noi ad appartenere alla terra e che pertanto essa va servita, curata e preservata come noi stessi. Tenerife è suadente, generosa, potente. È onde, vento, ossigeno. È calma, radici, pensiero. Tenerife è ordine e caos allo stesso tempo. A farla da padrone è la Natura. Non si può non notarla. È un incontro d’amore che avviene dal primo momento: alta coi suoi alberi, colorata coi suoi fiori e frutti, profumata, rumorosa anche, soprattutto direi. Ecco, volendo trovarle un difetto a confermare la magia dell’imperfezione direi questo: rumore. Non il rumore notturno della movida nè quello quotidiano destinato al duro lavoro, bensì un rumore di fondo capace di seguirti ovunque. Questo rumore perpetuo si placa solo quando dal volto più naturale e intimo dell’Isola inizi a guardare quello più carnale e umano dei suoi abitanti, veri curatori dell’anima. I loro occhi buoni mi hanno regalato gentilezza, compassione, umanità, fede, speranza e carità. Tutti quei valori che in troppi luoghi del mondo abbiamo messo da parte.

Monte Teide - Tenerife
Monte Teide – Tenerife

Celestino giù al porto, mi ha raccontato un po il segreto del mare, non se ne è accorto nemmeno. In uno spagnolo che ho “apprendido” con difficoltà mi ha lasciato capire che il Mare è come il Cielo: non ci lascia mai soli. Ci tiene compagnia e bagna tutte le nostre ferite. Prima bruciano per via del sale e poi si chiudono ad una ad una cullate da quel movimento senza fine, instancabile, sempre presente come dovrebbe essere l’amore. Cristo, che ho conosciuto sempre lì, giù al “puerto”, è un ragazzone buono ma con dei limiti troppo evidenti come i segni ai piedi della sua malattia fisica. Un suo abbraccio ad un hombre italiano mi è bastato “por entender” che l’amore di Dio è in tutti, specialmente nei più fragili. I suoi tuffi nel mare di Tenerife, azzurro come i suoi occhi di credente, mi hanno indicato un nuovo culto da seguire: la Virgin de la Candelaria. A Lei erano rivolte le preghiere, durante epidemie, pestilenze, siccità ed eruzioni vulcaniche del Teide. Preghiere molto simili (poi ho scoperto) a quelle recitate a Napoli a San Gennaro per fermare le eruzioni del Vesuvio, e anche a Sant’Agata di Catania per fermare le eruzioni del vulcano Etna. Sul Teide, poi, ci sono andata per davvero e Manolo, che ha un’osteria sulla strada, mi ha preparato in questo insospettabile bar di passaggio la merenda più buona che abbia mangiato da quando sono al mondo. Mi ha incantata con questo: un pezzetto di pane fragrante farcito con formaggio, pomodori e un sapore di anice stellato che dal naso è passato alla bocca come il più dolce ricordo d’infanzia che si possa inaspettatamente custodire. Prima dell’escursione sul Teide sono andata alla Teresitas, la spiaggia con la secca, qui, purtroppo, mi sono persa ma mi sono anche ritrovata nello sguardo pieno di apprensione e di amore di chi era con me.

Il Teide (il suo momento è venuto quando doveva venire, perchè l’Universo, si sa, ha celato un ordine in mezzo al caos) è la terza struttura vulcanica più alta e voluminosa del pianeta, dopo il Mauna loa e il Mauna kea delle Hawaii, la vetta più elevata delle Isole Canarie. Lì mi ha aspettato con pazienza l’emozione più grande di tutte, che mi perdonerete se tengo racchiusa nel cuore solo per me. Sono andata via prima del dovuto da Tenerife e sono giunta all’aeroporto sempre grazie a due uomini di cuore ed ad un tassista che mi ha aperto lo sportello nonostante non avessi tutti i soldi della corsa con me (dannato bancomat). Ora, riprendere la vita di tutti giorni, lontano da lei, arreca questa sensazione forte di tornare a inquinarsi nuovamente.

Non era la mia prima volta a Tenerife, ma questa qui ho imparato che tutte le volte che riparti non sei mai più veramente la stessa. Andateci a Tenerife. Se non tutta la vita almeno per un po’.

di Caterina Ferrara

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