Sua Ecc. Nogaro predica il coraggio morale e l’impavidità.

 

Come due volti della stessa medaglia, come il nero viscoso e il bianco puro, da sempre la criminalità organizzata e la Chiesa sono intricate in una contrapposizione netta, giustificata dalla promulgazione degli ideali stessi di una e dell’altra: violenza per la prima, con tutto ciò ad esso legato; solidarietà, perdono, perseguimento del gaudio e tanti altri insegnamenti improntati alla placidità d’animo e la purezza di cuore.
Al giorno d’oggi, sono tante le testimonianze attive di opposizione e resistenza ai tentacoli moventi della malavita nella nostra società, ma anche tante le parole vuote e stanche che le persone continuano a sentirsi dire in rassicurazione alla realtà malsana in cui viviamo.
Parole lasciate a fluttuare in modo silenzioso, che non cadono in azioni, e parole che servono a riempire la paura delle persone e il disagio.Raffaele Nogaro Raffaele Sardo 17
Queste parole di sicuro non sono quelle che Sua Eccellenza Monsignor Nogaro, vescovo di Caserta, ha utilizzato per rispondere alle domande che costituiscono l’intervista che segue, perché si è eretto in modo convinto e fin dal primo momento in difesa dei più deboli e non si è impegnato, per quanto riguarda questa grande contrapposizione e l’indirizzare le persone al giusto, in una retorica vuota.
Le sue parole, vere ma anche speranzose, hanno la voce saggia e forte di un animo pulito e così sincero da rendere chiara la strada giusta da seguire, ora che c’è sempre di più una perdizione generalizzata.

Dopo periodi in cui alcuni prelati hanno evitato di affrontare il tema della camorra, la morte di Don Peppino Diana ha fatto sì che l’atteggiamento della Chiesa cambiasse in modo importante. Qual è l’odierno?

“Ho pubblicato un libretto su don Peppino Diana che io considero il mio testamento spirituale, in cui sostengo la tesi della necessità di riconoscimento di Dana, da parte della Chiesa, come vero martire della vita, la vita data per gli altri. Essendo stato l’ultimo teste al processo di Don Peppino Diana, sono più che convinto che la camorra abbia scelto di colpire lui perché è sempre stato il simbolo della legalità, e affermo che è oggi il vessillo di gloria della Chiesa e della società.

Con gli insegnamenti di falcone, Borsellino, Diana, Patriciello, i giovani hanno avuto motivo di rigetto della criminalità organizzata. Qual è l’aspettativa che ripone in loro?

“Oggi che c’è un riscatto nei giovani, una legalità diffusa e la volontà di lotta e impegno morale per dare un nuovo volto di giustizia alla nostra società. Il sistema in cui ci troviamo è corrotto e i giovani devono sapere di avere un compito, una missione, che consiste nella salvezza per sé stessi e per gli altri.
Gridare contro la realtà è uno sfogo lecito, ma inevitabile è andare contro corrente ed esaltare i valori autentici della vita e non riempire ancora il silenzio di parole vuote e stanche”.

Caterina Piantieri

kate.piantieri@virgilio.it

About Caterina Piantieri

Nata il 14/04/1995 a Maddaloni (CE). Laureanda presso la Seconda Università degli Studi di Napoli in Lettere Moderne. Le piace la musica, tanto da aver imparato a suonare la chitarra da autodidatta e compone testi. Conoscere e cominciare a scrivere per Informare, oltre ad essere qualcosa di più concreto dal punto di vista “sociale”, é stato inaspettato e completante, perché mi ha permesso di capire ancora qualcosa in più sul mio conto e, decisamente, ciò che voglio dalla mia vita. Non posso, quindi, fare a meno di dire: tutto questo – l’essere parte di una squadra, la possibilità di collegarsi alle persone tramite la cosa che mi piace di più e quella di conoscerne sempre di nuove – è quello che voglio fare. Decisamente, quello per cui vivo.