STORIE DI ORDINARIA SANITA’

Tutti noi concepiamo l’ospedale come la struttura pubblica alla quale affidarci per difendere la nostra salute. Inermi, spesso sofferenti, talvolta impauriti poniamo la nostra fiducia nelle mani di altri uomini e donne, che hanno giurato “di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispireranno con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni  atto professionale. Di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario” (tratto dal giuramento di Ippocrate). Eppure non sempre è così.

In questi giorni a Roma l’ospedale Israelitico, di proprietà della Comunità ebraica romana ma fruibile da tutti, è al centro di uno scandalo. Le ipotesi di reato sono falso e truffa a danno della sanità pubblica. E’ stato disposto il sequestro di 7,5 milioni di euro. Diciassette le persone coinvolte (quattordici di queste sono ai domiciliari): il direttore generale ed ex presidente Inps Antonio Mastrapasqua, il vice direttore Tiziana Agostini, il direttore sanitario e responsabile del Day Hospital Gianluigi Spinelli, due responsabili dell’ufficio controllo appropriatezza delle cartelle cliniche Mirella Urso e Antonio Canistrà, il responsabile del servizio urologia Pietro Aloisiil primario del reparto ortopedia Elvira Di Cave oltre a medici, collaboratori amministrativi, infermieri. L’ordinanza di custodia cautelare vede gli indagati colpevoli di accordo nella volontà di truffare il sistema sanitario nazionale per ottenere rimborsi superiori ai costi sostenuti dalla struttura. Risulta infatti che nell’anno 2012 sarebbero state compilate 613 cartelle cliniche false, mentre nel 2013 sarebbero state 455. Sarebbero state attestate falsamente prestazioni in regime di ricovero ordinario, anziché in Day Hospital. Addirittura si registrerebbero ricoveri totalmente falsi. Il tutto con un profitto legato a remunerazioni non dovute pari a 12.6 milioni di euro. Mastrapasqua già nei mesi scorsi era stato coinvolto in una indagine, risalente al 2009, per alcune fatture di semplici interventi odontoiatrici i cui rimborsi figuravano come intervento con ricovero, nonostante la struttura non avesse quel tipo di accreditamento.
Nei giorni scorsi la Regione Lazio ha deciso di sospendere l’autorizzazione sanitaria all’ospedale Israelitico, portando alla revoca dell’accreditamento secondo la legge regionale 4/2003 che all’art.11 prevede ‘nel caso di gravi e ripetute violazioni la Regione dispone la revoca dell’autorizzazione all’esercizio’.
Il sindacato delle professioni infermieristiche Nursind ha allora proclamato lo stato di agitazione, lanciando un comunicato: “Un’eccellenza sanitaria a Roma non può rischiare di chiudere per comportamenti attribuibili a situazioni a dir poco maldestre dove gli ultimi colpevoli sono proprio i dipendenti  che con dedizione si sono sempre distinti nella loro professione. Alla luce di ciò chiediamo alla Prefettura di Roma, alla Regione Lazio e alla Comunità Ebraica di adoperarsi affinchè ai dipendenti e ai pazienti dell’Israelitico siano restituite dignità e certezza per il proprio futuro. Chiudere l’ospedale significherebbe colpire loro che non hanno colpa in questa triste vicenda. E noi questo non possiamo permetterlo. Ricordando che coloro che sono estranei ai fatti sono lavoratori seri e altamente qualificati grazie ai quali l’ospedale è divenuto nel tempo una vera e propria eccellenza del sistema sanitario regionale”.
Nella puntata di Ballarò dello scorso martedì 27 ottobre, il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha dichiarato: “In questi casi occorrerebbe istituire una autorità terza che interviene con un commissariamento per colpire i responsabili, senza che le responsabilità cadano su chi in queste strutture ci lavora”.

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La Comunità ebraica romana, dal suo canto, ha assunto una posizione ufficiale, dichiarando: “Se all’interno dell’Ospedale Israelitico di Roma sono stati commessi degli errori quel peso ricade anche sulle nostre coscienze. Siamo a disposizione dell’autorità giudiziaria, al fianco della magistratura, considerando la Cer parte lesa. Abbiamo il dovere di continuare a offrire il servizio sanitario ai cittadini, salvare circa 800 posti di lavoro e, non ultimo, salvaguardare la nostra Istituzione. Dopo le dimissioni del Consiglio di Amministrazione, motivate espressamente per permettere l’adozione di una gestione più agile, questo Consiglio della Comunità Ebraica di Roma, unitamente al Consiglio della Deputazione di Assistenza Ebraica, nominerà un Commissario Straordinario dell’Ospedale in discontinuità con l’intero apparato dirigenziale e con chiunque abbia preso parte all’attività manageriale dell’Ospedale Israelitico di Roma, nei confronti dei quali ci riserviamo di intraprendere ogni azione legale necessaria”.
Anche la società civile si è attivata attraverso la petizione No alla chiusura dell’ospedale Israelitico, che ha già superato le 5000 firme. Per chiunque voglia salvaguardare la buona sanità, difendendo i lavoratori dai brogli di pochi, può cliccare il seguente ‘link‘.

Barbara Giardiello