Napoli: la mostra ”Storie di giocattoli” al Convento di San Domenico Maggiore

Giovedì 8 dicembre alle ore 10:00, presso il Convento di San Domenico Maggiore a Napoli apre al pubblico la mostra ”Storie di giocattoli”. Il significato ultimo di questo evento, può essere tradotto nella frase di F. Nietzsche: “Nell’uomo autentico si nasconde un bambino: che vuole giocare.”

Un percorso gioioso nella magia fuori del tempo della civiltà dei giocattoli, senza perdere di vista il contributo alla tolleranza, al superamento di ogni discriminazione di genere e di razza, che la pratica del gioco testimonia nel corso dei secoli e, ancora di più, può incentivare oggi. La mostra – oltre mille ‘piccoli capolavori’ del Museo del giocattolo di Napoli del Suor Orsola Benincasa, nato dalla passione collezionistica e dalla competenza di Vincenzo Capuano –, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, ripercorre per aree tematiche e cronologiche il cammino dell’immaginario ludico dall’età dei lumi alla cultura del benessere del secondo ’900: automi, dame, pulcinella, orsi, pupazzi, giocattoli di legno, teatrini, giochi da tavolo, giocattoli militari, spaziali, di
latta, auto, giocattoli di fantasia, trenini…

Le bambole sono il giocattolo femminile per eccellenza. La bambola attraversa il tempo e le età della vita come oggetto magico e idolo, creazione artistica, veicolo di moda e di eleganza, strumento ludico ed educativo. Un catalogo di rara qualità di pupe e automi ingegnosi, di oggetti e mobili d’arredo per case in miniatura, offre un panorama completo dell’evoluzione della bambola attraverso i secoli, dell’uso dei materiali, dei meccanismi, delle grandi e piccole marche di produzione in Italia e all’estero. Due aree monotematiche sono dedicate, rispettivamente, alla grande fabbrica italiana Lenci e alla famosissima Barbara Millicent Roberts, Barbie.

I giocattoli di latta: giostre, trenini, automobiline, trottole, giochi da spiaggia e di fantasia, un trionfo di forme e di colori delle fabbriche più accreditate in Italia e all’estero, a partire dalla fine dell’Ottocento, età d’oro del giocattolo: le automobili meravigliose di Carette, i clown di Günthermann e i piccoli automi di Ferdinand Martin, la ricchissima produzione di grandi ditte italiane, quali INGAP, Bell e Cardini, fino alla conquista dello spazio, tra robot e astronavi.

Pupazzi e personaggi: una porta verso un mondo incantato, popolato da orsetti di peluche e gnomi, da Pinocchi
e Fortunelli, Signor Bonaventura e Topolino, Paperino e famiglia Disney al completo. Di particolare rilievo è la collezione di Pinocchi antichi rarissimi e quella di orsetti della grande marca Steiff. Non manca, naturalmente, Pulcinella nelle sue varie rappresentazioni, da quella povera, enorme, del pezzente napoletano, agli antichi Punch
inglesi, ai Polichinelles francesi. Una storia antica e ininterrotta, che arriva fino a noi attraverso la maschera amatissima di Totò.

Il più antico dei materiali è presente nella storia del giocattolo da protagonista. In legno è il giocattolo costruito ancora oggi artigianalmente dalle mani dei bambini e degli adulti nelle aree povere del mondo, in legno è la bambola del Settecento destinata alle famiglie nobili, che ha attraversato i secoli fino a noi. Un intero settore è dedicato al mondo magico degli antichi teatrini di burattini e marionette.

Progenitore del gioco elettronico contemporaneo, il gioco da tavolo è, da millenni, il luogo di scambio d’elezione tra fantasia e realtà. È il limite, ancora fisico e già virtuale, a partire dal quale il mondo reale cede la scena a universi simbolici e normativi variabili, dai più semplici ai più complessi. L’antico gioco del labirinto, attraverso il gioco dell’Oca, diventa Risiko o Monopoli. La lotta eterna tra bene e male è rappresentata dal bianco e dal nero degli scacchi e della dama. L’intreccio profondo di magia, simbolismo e numerologia delle carte dei tarocchi è testimoniato nella collezione dalla raccolta di rarissimi e antichi mazzi dipinti a mano, emblema del gioco della vita, individuale e collettiva, sospesa per l’eternità tra scelta e destino.

Giocattoli militari: una ricognizione emblematica nel segmento più controverso della storia del giocattolo– considerato da sempre un tema “di genere” maschile, malgrado la partecipazione crescente delle donne alle pratiche di guerra –, sospeso tra grandi valori universali, coraggio, amore per la patria, perizia militare, e la violenza, la sopraffazione che troppo spesso prendono il sopravvento: un quesito attualissimo sul limite di utilizzo e sul valore formativo dei giochi di guerra.

È la denuncia di ogni abuso e discriminazione, non per caso, il filo conduttore parallelo del Museo del Giocattolo di Napoli, dedicato alla memoria del bambino zingaro, Ernst Lossa, ucciso dalla campagna di eugenetica nazista. Perché, al di là di estetiche di maniera per famiglie benestanti, emerga con forza la carica di bellezza, di gioia, di tolleranza che i giocattoli condensano e alimentano. Una rassegna di caratura internazionale, in definitiva, un allestimento plurimediale, immersivo, tra manufatti ingegnosi e rari, memorie storiche, testimonianze di costume, di perizia artigianale, di vera e propria imprenditoria, da tutte le ‘fabbriche del gioco’ di Europa e di Oltreoceano, per mettere in vetrina la centralità dell’immaginario creativo, della fantasia, della cosiddetta arte minore più amata da bambini e famiglie. Un segmento dell’esposizione è dedicato al ‘falso’ nel mondo dei giochi attraverso la mostra didattica “Con i giocattoli nun s’ pazzea” promossa dall’Associazione “Museo del Vero e del Falso” in collaborazione con la Procura della Repubblica di Napoli: un percorso che, partendo dall’esposizione di giochi sequestrati dalle Forze dell’Ordine ed anche grazie all’aiuto di giochi interattivi, punta a sensibilizzare il pubblico ai valori della
legalità e della sicurezza dei consumatori; a cominciare dalla salute dei più piccoli.

Alessia Giocondo

alessia.giocondo@gmail.com