UNA SOCIETA’ INADEGUATA: BAMBINI TRANSGENDER

NAPOLI
Quanto conosciamo i nostri figli? Quale è il limite oggettivo nella nostra facoltà di protezione? E quanto siamo in grado di tutelarli dai disagi personali, dai drammi psicologici, oltre che dai traumatici bombardamenti di una società vacua ed esibizionista,  perbenista e giudicante? Dipendenza da droga, statisticamente in nuova espansione, devastanti disagi alimentari, ormai in ampia diffusione anche tra i maschi, alcolismo, dipendenza da gioco d’azzardo sono in agguato, persino tra i più piccoli, mentre gli adulti sovente non vedono. O preferiscono voltare la faccia.
Le nuove generazioni appaiono minate, senza una prospettiva futura, senza esempi cui potersi ispirare e per questo devono ringraziare noi, coloro che li hanno preceduti. Credo quindi che sia doveroso smettere di concentrarci su noi stessi e cominciare a pensare a loro. Alle loro necessità, alle loro difficoltà, al loro orizzonte.

Ho letto con attenzione una recente storia ‘americana’, una storia tra tante, che in Italia non credo alcun genitore avrebbe raccontato tanto disinvoltamente, troppo condizionato dal giudizio, da sovrastrutture mentali, da pregiudizi, da pura ignoranza. E poi gli italiani sono comunemente fiduciosi nella provvidenza, si sa.
La splendida bambina che vedete in foto in realtà è anatomicamente un bambino. Corey Mason è una bimba transgender, in un’immagine di circa un anno fa scattata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla dibattuta legge della Carolina del Nord che impone ai transessuali restrizioni sulla libera scelta dei bagni pubblici. La fotografa Meg Bitton lo scorso 26 aprile, su richiesta della madre di Corey, ha pubblicato nuovamente la foto su fb, ricevendo 41.263 condivisioni e 72.000 like. Al suo fianco la Bitton scrive: “If this was YOUR daughter, would you be comfortable sending her into a men’s bathroom? Neither would I. Be fair. Be kind. Be empathetic. Treat others how you would like to be treated (Se questa fosse VOSTRA figlia, sareste a vostro agio a mandarla in un bagno per uomini? Nemmeno io. Siate giusti. Siate gentili. Siate empatici. Trattate gli altri come vorreste essere trattati)”.
Mi è tornato allora alla mente il caso di Ryland Whittington, che all’epoca aveva 6 anni. Era il 27 maggio 2014 e la famiglia di Ryland decise di raccontare la storia del suo bimbo transgender tramite un video pubblicato su You Tube, diventato poi virale. Nato a San Diego, Ryland ha manifestato gravi disturbi all’udito già nel primo anno di vita, rallentando la sua capacità di parola, pronunciata in ritardo rispetto ai suoi coetanei. Le prime lettere ‘urlate’, però, sono state “I’m a boy!”, mentre i suoi giochi ed i suoi interessi sono stati sempre visibilmente orientati a quelli maschili. I genitori hanno attraversato una comprensibile prima fase di titubanza e di attesa, ma l’insistenza e la tristezza di Ryland si esasperavano, tanto da indurlo ad affermare: “When the family dies, I will cut my hair so I can be a boy (Quando la mia famiglia muore, taglierò i miei capelli così potrò essere un bambino)”. Le ricerche hanno confermato ogni dubbio, Ryland è transgender e quella è l’età in cui si manifesta il disturbo o disforia dell’identità di genere. Gli approfondimenti effettuati dai genitori di Ryland si sono presentati inquietanti, dalle statistiche pubblicate dal William Institute risulta che il 41% dei transgender tentano il suicidio a causa della mancanza di accettazione da parte della società (Tentativi di suicidio tra Transgender e Adulti di Genere Non-Conforme, The William Institute, Gennaio 2014). Hanno allora deciso di tagliare i capelli al loro piccolo, di convertire il ‘lei’ con il ‘lui’ nella lingua parlata, di cambiargli la tipologia di camera e di informare gli amici e i conoscenti. Alcuni di questi li hanno persi, ma è stato solo un bene, oggi Rylan è felice e si avvia verso una vita non facile, ma in salute e con due genitori che lo amano e lo ascoltano, non solo con l’udito, ma principalmente con il cuore. Dovremmo ricordarci di farlo tutti.

Clicca qui per vedere il significativo video su Rylan

Barbara Giardiello
barbara.giardiello05@gmail.com