SHELL: il Vallo di Diano potrebbe diventare la “nuova California”

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Ricevo e pubblico con vero piacere, importante articolo del Prof. Franco Ortolani in merito alle trivellazioni che compagnie petrolifere stanno effettuando nei nostri mari. Merita la massima attenzione e dovrebbe essere argomento di discussione ad ampio raggio, visto che gli interessi in campo sono enormi.
Ringrazio il Prof. Ortolani, che la prossima settimana sarà nella nostra sede per un incontro con la nostra redazione ambientale.

di Tommaso Morlando
tommaso.morlando@libero.it

 

SHELL: il Vallo di Diano potrebbe diventare la “nuova California”

Per la SHELL il Vallo di Diano potrebbe diventare la “nuova California”, proprio come la val d’Agri? Peccato che Comitati nimby e coorti di sindaci si oppongano! Su Il Sole 24 Ore del 13 gennaio 2017 è stato pubblicato un articolo di Jacopo Giliberto dal titolo “Energia. Avviate nuove procedure VIA in Basilicata mentre il Ministero dell’Ambiente approva progetti anche nell’Adriatico e nel mar Ionio. La Shell cerca altri giacimenti al Sud”. Jacopo Giliberto è un giornalista del Sole 24 Ore ed è stato portavoce di Clini quando quest’ultimo ha ricoperto il ruolo di Ministro dell’ambiente prima di essere arrestato per peculato. E’ giornalista esperto di ambiente ed energia; naturalmente, secondo la visione degli industriali dal momento che Confindustria possiede il 67,500% delle azioni del giornale. Nell’articolo precisa che la SHELL userà tecnologia dolce, niente vibrazioni causate dall’uomo ma si registreranno quelle naturali e che la compagnia ha avviato al Ministero dell’Ambiente le procedure di valutazione d’impatto ambientale per cercare giacimenti in altre due aree, nel cuore della Basilicata, definite La Cerasa e Pigneto (qui ha sbagliato perché si chiama Pignola, noto e storico centro abitato vicino a Potenza). Fa subito una importante sottolineatura che qualifica il tipo di ambientalismo di cui è esperto, evidenziando che “Comitati nimby e coorti di sindaci si sono già attivati: dicono di temere (anzi, pronosticano con certezza) devastazioni, disastri, catastrofi.” Precisa che in questa prima fase delle ricerche, che sono finalizzate a rinvenire ed estrarre idrocarburi dal sottosuolo, non sono previste perforazioni. Se si scoprissero indizi di giacimenti, «continuando il dialogo con le istituzioni nazionali e locali nel pieno rispetto della legge, del territorio e dei suoi abitanti – informa la Shell – presenterà una specifica valutazione di impatto ambientale per ciascuna delle fasi successive di esplorazione previste nel programma lavori». Evidenzia poi il disinteressato mecenatismo di SHELL scrivendo che “le ricerche in base a una collaborazione della Shell con il mondo della ricerca saranno usate dalle Università di Napoli e di Potenza e dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia per capire meglio il sottosuolo tormentato di quelle regioni.” Aggiunge qualche “perlina colorata” per gli ignoranti cittadini campani che fino ad ora non si sono accorti, insieme con i lucani, di vivere a contatto con la terra promessa, dipingendo la Basilicata la “California” nostrana; scrive, infatti “Finora i giacimenti della Basilicata hanno consentito – afferma uno studio della Confindustria Basilicata e della Shell – di sviluppare royalty per 1,8 miliardi, di generare un Pil e un indicatore Bes (benessere equi sostenibile) che mettono invidia nelle regioni vicine, di godere un tasse locali e di disoccupazione assai più bassi rispetto al Sud, di investire meglio sulle fonti rinnovabili di energia e di attrarre turismo (+ 16,5% gli arrivi nel 2015) come accaduto anche in altre aree a vocazione petrolifera (Emilia-Romagna, Sicilia).” Giliberto ed il Sole 24 Ore hanno fatto autorevolmente il loro dovere: servire Confindustria e la SHELL. Niente di strano! Favorire gli interessi commerciali come se si trattasse di favorire opere di bene tese a migliorare la vita dei cittadini e a tutelare le risorse idropotabili per conservarle anche per le generazioni future. Praticamente, mentre Cristo si è fermato ad Eboli, la SHELL scenderebbe più giù fino al vallo di Diano per portare benessere e salute! Peccato che a sud di Eboli ci siano Comitati nimby e coorti di sindaci che si sono già attivati dicendo di temere (anzi, pronosticano con certezza) devastazioni, disastri, catastrofi. Naturalmente al giornalista esperto ambientalista non interessa verificare perché si temono danni ambientali ed in particolare alle risorse idropotabili. Non sa o fa finta di non sapere che l’istanza Monte Cavallo insiste prevalentemente sui serbatoi idrogeologici carbonatici costituiti da rocce molto permeabili e carsificate con vari bacini chiusi endoreici che assorbono l’acqua di pioggia attraverso inghiottitoi per cui eventuali inquinanti si infiltrerebbero agevolmente andando ad inquinare le falde irreversibilmente con incalcolabili danni socio-economici. L’istanza Monte Cavallo comprende circa l’80% di aree protette ambientalmente come Parco dell’Appennino Lucano e come SIC Sito di Interesse Comunitario Monti della Maddalena. Nella parte di serbatoio idrogeologico dei Monti della Maddalena ricadente nell’area dell’istanza Monte Cavallo in Basilicata e nel Parco dell’Appennino lucano la legge per quanto riguarda le attività di esplorazione e produzione di idrocarburi all’articolo 3, comma 1, lettera n) del “Disciplinare di tutela del Parco” contenuto nel Decreto istitutivo, dice che è vietato su tutto il territorio del Parco “l’attività di estrazione e di ricerca di idrocarburi liquidi e relative infrastrutture tecnologiche”. Si fa presente che la maggior parte del serbatoio idrogeologico dei Monti della Maddalena che alimenta oltre 4000 litri al secondo di acqua potabile ricadente nell’area dell’istanza Monte Cavallo e in Campania è protetta ambientalmente come SIC Sito di Interesse Comunitario Monti della Maddalena nel quale sono previste esclusivamente attività economiche legate all’ambiente quali quelle agricole e quelle silvopastorali e zootenciche. Cone scrive ENI Scuola “Le “acque carsiche” sono riserve idropotabili preziose ma molto vulnerabili all’inquinamento”. La nota pubblicata da Eni quindi evidenzia la grandissima pericolosità di inquinamento, non esprime un diniego diretto ed esplicito sull’attività petrolifere sui serbatoi idrogeologici ma lo si può chiaramente dedurre. Ne discende che sui serbatoi idrogeologici carbonatici carsificati come i Monti della Maddalena non si possono realizzare in sicurezza impianti industriali inquinanti né attività petrolifere potenzialmente inquinanti. La valutazione di impatto ambientale di un progetto deve valutare anche cosa potrebbe accadere all’ambiente in caso di incidenti. E’ noto ed evidente che non si può escludere che incidenti non voluti si possano verificare in superficie e nel sottosuolo con irreparabili conseguenze in relazione all’inquinamento della risorsa idropotabile. Rischi assolutamente sottovalutati e non menzionati dell’istanza Shell. Se il Sole 24 Ore e Giliberto sono interessati possono venire a fare un sopralluogo per verificare le reali caratteristiche ambientali ed idrogeologiche del territorio su cui insiste l’istanza Monte Cavallo ed i reali pericoli di inquinamento irreversibile delle risorse idropotabili, che hanno importanza strategica in quanto insostituibili, qualora si attivassero attività petrolifere comprendenti estrazione e oleodotti. Non si tratta di NIMBY: quelli dei cittadini e degli amministratori locali sono timori basati su situazioni verificabili, sostenuti da cittadini responsabili che momentaneamente sono fruitori dell’acqua potabile che da alcune centinaia di migliaia di anni la natura mette a disposizione e che continuerà ad essere disponibile gratuitamente per l’eternità se l’uomo predatore non le inquinerà! Giliberti e il Sole 24 ore si collocano acriticamente tra i predatori?

di Franco Ortolani

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.