SETTEMILA FORESTALI DIVENTANO CARABINIERI: ECCO LE TAPPE DEL PASSAGGIO

Questo è il numero degli appartenenti al Corpo Forestale dello Stato che dal 2017 indosseranno la divisa dell’Arma dei Carabinieri. Quasi il 90% dell’organico verrà «accorpato» nella nuova istituzione, con tanto di militarizzazione. Manca solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo approvato dal Governo giovedì 28 luglio. Il testo definitivo rimane ancora top secret e verrà reso noto solo dopo il passaggio dalla Ragioneria Generale dello Stato e soprattutto dopo la firma del Capo dello Stato. Un passaggio che, salvo sorprese, dovrebbe essere relativamente breve.

L’annuncio dell’accorpamento è stato dato durante una cerimonia alla Scuola Marescialli di Firenze dal Comandante Generale Tullio Del Sette, giovedì 28 luglio.

Le tappe di questo “passaggio”, salvo improbabili ripensamenti dovrebbero essere queste:

agosto 2016 : diventa legge, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, quella che di fatto è la soppressione del Corpo Forestale dello Stato;

gennaio/febbraio 2017: parte la fase operativa. I Forestali indosseranno la divisa dei Carabinieri, da cui si distingueranno solo per un distintivo di «specialità»;

contemporaneamente dovrà essere avviata la necessaria – e graduale – formazione militare del «nuovo» personale. Sarà questo uno dei passaggi più delicati della riforma.

Una cosa è sicura e certa, gli ex Forestali non dipenderanno dai Comandi Territoriali dell’Arma dei Carabinieri, ma faranno capo direttamente al neo «Comando per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri». Una nuova «specialità» non lontana dai NAS o dai NOE, . Il comandante della nuova struttura sarà un generale di corpo d’armata dei Carabinieri, coadiuvato da un vice comandante, un generale di divisione proveniente dalla Forestale.

Ferma quella che è la funzione di «sicurezza ambientale» da sempre attribuita e riconosciuta alla Forestale e che la riforma non intende diminuirne obiettivi ed efficacia, non si prevedono almeno nei primi tempi, chiusure di stazioni o di comandi della Forestale. Una scelta che non potrà però durare a lungo. Anche se tra i motivi della decisione di «traghettare» i Forestali verso l’Arma c’è la reciproca ampia capillarità di presenza sul territorio è difficile pensare che possano continuare a coesistere «separati» per lungo tempo ancora gli attuali comandi regionali e provinciali. Altrimenti la riforma diventerebbe solo di facciata e non porterebbe ai vantaggi annunciati. Ed è questo il rischio maggiore.

di Antonino Calopresti