Scampia ospita Erri De Luca

Erri De Luca

Il mese scorso al Cantiere 167 a Scampia si è tenuto un dibattito pubblico su temi di attualità con lo scrittore e poeta Erri De Luca, che ha prontamente colto l’invito del Comitato Vele e di Davide Cerullo, scrittore e promotore di tanti progetti sociali per i bambini di Scampia.

Erri De Luca
Erri De Luca

La prima discussione a cui lo scrittore partenopeo ha preso parte, ha trattato la situazione moderna del cittadino che, a detta del poeta, è “degradata”, perché l’italiano non è trattato come membro di una comunità sociale ma come cliente, cioè appartiene ad una categoria merceologica. Tutto ciò influisce su concetti che dovrebbero essere indiscutibili come la giustizia e sanità, ma che ormai stanno progressivamente sparendo nel nostro paese. Per questo Erri considera Napoli ed in particolare Scampia come luoghi sperimentali, qualcosa di diverso dal resto d’Italia: «il problema principale è la corruzione della nostra classe dirigente, che risulta essere il più corrotto sistema occidentale al pari solo della Bulgaria (ovviamente sono da notare le differenze espansive del territorio), l’indipendenza del potere pubblico nei confronti dei cittadini, i quali non sono altro che sudditi di un governo che decide per loro». Per questo Napoli è un luogo speciale, perché si è interrotta la circolazione della disonestà politica su di un’area metropolitana molto vasta, ed è un luogo sperimentale perché si sta muovendo con numerose iniziative “dal basso”, grazie a cittadini che non solo oppongono resistenza ma avanzano nuove proposte. Tutto ciò in particolare avviene nelle periferie, ove sono presenti quartieri d’avanguardia della coscienza civile di questo paese. «Dobbiamo essere fieri di vivere qui e – aggiunge De Luca – purtroppo è innegabile che sia esistita la realtà di Gomorra in passato, ma oggi noi stiamo scrivendo il secondo capitolo. Stiamo riconquistando il nostro diritto di cittadinanza».
Altra discussione che ha suscitato l’interesse di Erri e del pubblico presente, è stata quella riguardante l’attuale situazione delle Vele.
Ormai il comune di Napoli ha deciso di abbattere definitivamente le Vele A, C, D e di attuare una sorta di riqualificazione della Vela B la quale è stata temporaneamente adattata a residenze poi a funzioni collettive. A tal proposito sono intervenuti membri dell’associazione, insegnanti e la consigliera comunale Eleonora De Majo. Questa discussione ha sollevato un dibattito, dal quale si possono evincere due idee di fondo. La prima, con la quale era in disaccordo la maggior parte dei partecipanti, era quella di effettuare una riqualificazione poiché sono avanzati numerosi progetti nell’ultimo periodo, come ad esempio quello del figlio del filosofo Gerardo Marotta, che aveva pensato di ricollocare una delle sedi dell’istituto di studi filosofici proprio all’interno delle Vele; quindi a cominciare da questa idea sarebbero potuti nascere nuovi progetti per le Vele che, col passare del tempo, sono diventate un simbolo urbano: «Non si abbatte un simbolo ma si riqualifica». La seconda opinione riteneva corretta la decisone comunale, perché ritiene questi edifici simbolo di degrado e delle ingiustizie di Scampia. Inoltre dopo oltre trent’anni di lotta per ottenere un’abitazione vivibile la parola non può che passare ai cittadini, costretti a vivere per anni in case ridotte in condizioni pietose, ridotte in condizioni pietose. Non abbattere le Vele sarebbe una sconfitta per i suoi abitanti. Infatti il sindaco De Magistris ha dichiarato che la prima Vela verrà abbattuta in estate.
Dopo trent’anni di lotta da parte dei residenti che hanno vissuto in questi edifici inadatti alla vita, umidi e talvolta con presenza di amianto, sarebbe una sconfitta non abbattere questi simboli di degrado, questi “mostri”. Un atto dovuto nei confronti dei cittadini di Scampia.

di Francesco Caso
franc.caso@libero.it