Scampia non è il regno del male di Giovanni Imperatrice

2014-09-19 12.59.48Questo mese, un nostro giovane collaboratore, Giovanni Imperatrice, ha fatto uno speciale su Scampia, su quella gente che spesso non ha voce, su fatti e persone contrastanti e contrastate che continuano a credere e a lottare per una società normale, dove metterci la faccia vuol dire anche mettere in gioco la propria vita.

La redazione ha scelto di dare spazio a questo speciale perché convinti che riporti in sé un grande significato e di un esempio concreto per chi realmente decide di cambiare.

Se un giorno Scampia non ci fosse più o meglio non ci fosse più quella Scampia delle Vele, della camorra, dei senza speranza, il luogo maledetto del degrado sociale, e magari avesse prevalso la Scampia onesta e dignitosa che pure silenziosamente esiste, molti non saprebbero né più scrivere né più parlare di una Scampia diversa. Molti giornalisti, scrittori e opinionisti magari meridionalisti, si ritroverebbero di fronte alla scelta dolorosa di dover cambiare posto, eleggendo qualche altro quartiere a simbolo del Male. Troppe volte in questi anni, soprattutto da Gomorra in poi,ci si è avvicinati a Scampia sperando di replicare con successo la denuncia-racconto di Saviano: non per cercare davvero di capire questo complicato e difficile territorio, ma per sfruttare questo nuovo immaginario collettivo su Scampia come unica sede della Camorra. La sensazione che a Scampia si faccia turismo dell’orrore, vero o presunto a seconda dei casi, è forte. Chissà magari un giorno la Camorra farà affari anche su questo,abile com’è a trarre profitto dalla necessità dettata dalla miseria,dalla cattiva coscienza e dalla miseria intellettuale e d’animo di alcuni personaggi. Premetto che non nego un certo valore d’impatto del libro Gomorra. Portare alla luce i mali che attanagliano questo territorio e farlo in modo diretto come ha fatto lo scrittore, ha la valenza positiva della presa di coscienza e responsabilità sociale. Almeno ora, col successo del libro e i numerosi (forse troppi?) interventi di Saviano nessuno può fingere di non sapere. Non sapere cosa? Che a Scampia c’è la Camorra. Può darsi che qualcuno,magari tra le nuove generazioni parcheggiate in qualche Grande Fratello, non lo sappia. Ma moltissimi altri sì, direi quasi tutti. Sicuramente le forze dell’ordine, che hanno tutto l’albero genealogico delle varie famiglie che controllano i vari quartieri con aggiornamenti su nascite, matrimoni, funerali e morti ammazzati. Sicuramente alcuni magistrati, che magari qualche volta avrebbero preferito fare un altro mestiere, abbandonati come sono nelle torri del Centro Direzionale, all’apparenza degno di New York e poi senza fotocopiatrici e carta. Sicuramente i napoletani, tutti. Sicuramente tutti quelli che fanno affari con la Camorra, da Nord a Sud di questo sgangherato Paese. E sono tanti. Lo Stato sa queste cose da tempo e da tempo si concede alle rozze lusinghe di questi criminali, accettando accordi che umiliano tutti i cittadini onesti e che avrebbero diritto a uno Stato diverso. Sicuramente lo sanno i bambini di Scampia, e forse sarebbero gli unici ad avere il diritto di non saperlo così presto. I bambini di Scampia sono tanti eppure tra loro pochi parlano. L’idea comune a troppi scrittori, registi e giornalisti è che di bambini, a Scampia, non ce ne sono. Ci sono i piccoli adulti, già mezzi “camorrizzati”, già con la voce roca, già un poco delinquenti e per l’altra metà arroganti. Pure i bambini, se nascono a Scampia, vuoi per reali difficoltà che nessuno nega, vuoi per non creare disagi emotivi agli spettatori – lettori, hanno un personaggio da incarnare: il piccolo delinquente, spacciatore già abbastanza irrecuperabile. Cosa, questa, pericolosissima nella realtà. Perchè i bambini e i ragazzi hanno bisogno di identità in cui sperimentarsi per incontrare la loro e costruirla in modo unico e singolare. Oltre l’amara realtà che li circonda, anche la parte “sana” e “intellettuale” del Paese diventa uno specchio che rimanda loro la stessa immagine, la stessa lettura e interpretazione per il futuro. Cosa ha generato il post-Gomorra? Ha etichettato un luogo e tutti i suoi abitanti. Ha ammassato tra le Vele e le altre case del quartiere, insieme alla verità innegabile della presenza camorristica, tutti i cattivi pensieri di una società colpevole. Scampia a Porta a Porta, Scampia in un dilagare di libri, racconti, inchieste che risultano parziali. Trance di Scampia vendute ad un prezzo ragionevole per un pubblico che tutto sommato vuole essere rassicurato da una verità impacchettata come al supermercato. Immaginare che Scampia sia senza speranza equivale a dire che il male è al suo interno, che per chi nasce a Scampia non c’è alternativa, che a Scampia non ci possa essere una famiglia onesta, ragazzi per bene che non spacciano, ragazze che studiano, padri che proteggono, madri che amano come e forse meglio di altre. A Scampia non ci possono essere possibilità. Perchè se si ammettesse il contrario allora la faccenda diventerebbe più complicata e la gente si sentirebbe meno rassicurata che tutto il Male del mondo ha un indirizzo preciso alla periferia di Napoli. Rimani come sei, anzi come ti chiediamo di essere. Rassicuraci, Scampia! Non cambiare, nonostante tutti i tuoi sforzi. Certo, perché questo quartiere non è solo Camorra e abbandono autorizzato dello Stato. E’ anche resistenza civile quotidiana di tanti suoi abitanti, sforzo di tanti operatori e volontari, delle associazioni di ogni tipo che insistono a curare le radici forti, dignitosamente popolari che hanno fatto anche la storia di questo territorio. Quante associazioni attive vivono e fanno vivere la speranza a Scampia! Da Mammut al Gridas alla Comunità di Sant’Egidiofino alla casa editrice indipendente Marotta e Cafiero, gestitatotalmente da giovani di Scampia. Mace ne sono anche altre che propongono attività soprattutto ai ragazzie ai bambini, le prime vittime della Camorra che uccide loro i sogni,il futuro,che vieta di fatto l’accesso, complice lo Stato connivente, alla libertà discelta di cosa davvero volerne fare della propria vita. E la veralibertà di sceltaè nella conoscenza, nella comprensione e nella presenza dipossibilità. E’ la miseria economica, la mancanza di informazione eprospettive, l’ignoranzache rende queste vite facili prede della malavita. Tutta questainfanzia e adolescenza sacrificata sull’altare del potere di pochi chesi arricchisconoe mantengono il governo del territorio, che siano camorristi o uominidi stato, sia ben chiaro. Quest’ultimi forse anche più colpevoli inquanto tradisconola delega che il popolo dà loro per governare secondo legge. Una seriedi figure che mantengono e vogliono che le cose restino così e che nondeve essere vista, sentita e quindi sostenuta la parte sana ecombattiva di Scampia. Far rimanere tutto com’è, come un’istantaneadel film Gomorra, scegliete voi quale. Quale fotogramma ha turbato dipiù il vostro cuore di spettatori statici? Su quale scena cruentaavete puntato di più le vostre aspettative? Però ricordatevi che pergirare quel film Garrone ha pagato il clan camorrista locale perl’accesso. Il biglietto d’ingresso del Museo Camorristico. Già stannoiniziando a fare affari col tour del “brivido”, evidentemente. Voitutti che pensate che Scampia sia solo Gomorra e paesaggi simili,scansatevi per favore. Abbiamo deciso di fare largo alla Scampia chemerita rispetto e sostegno, quella della brava gente che è anche piùnumerosa dei criminali, ma che pochi ascoltano, pochi vedono esoprattutto pochi, potendolo fare, sostengononella battaglia quotidiana contro il degrado e la malavita. Abbiamodeciso di conoscere e far conoscere la complessità, la difficoltà maanche la bellezza che si annida in queste vie piene di vita dolente efiera, passionale e stanca. Per un senso di giustizia e la speranza diuna prospettiva diversa che non venga da fuori, ma che possa nascereall’interno di Scampia stessa. Perchè nascere a Scampia non sia semprevergogna, ma luogo di appartenenza e di radici dignitose, sane,popolari e resistenti. Crediamo che una buona stima di sé sia la basedi partenza per costruirsi un futuro dignitoso, e il luogo di nascitadebba contenere le possibilità per una crescita effettiva, reale. Cidispiace per il pubblico pagante, ma non avranno risposte semplici erassicuranti per loro. La verità è una questione complessa e perincontrare la bellezza dovete avere il cuore sgombro e pronto allostupore.

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.