Sarà a Napoli il comando dell’operazione di pace Nato in Libia

 Il generale canadese Charles Bouchard, è stato nominato comandante della «Task Force Multiforze Combinata» per l’ operazione «Unified Protector» sulla’pplicazione dell’ embargo marittimo alla Libia.
Bouchard guiderà da Napoli le forze Nato e non-Nato – precisa un comunicato dell’ Alleanza Atlantica – assegnate all’operazione Unified Protector.

La Nato è impegnata in Libia nell’attuazione dell’embargo e della zona di interdizione aerea (No-fly zone).

«Questa è una chiara dimostrazione dell’impegno dell’Alleanza a far fronte ai proprio obblighi sotto il mandato dell’Onu, dando prova della propria ferma intenzione di fare quanto sia necessario per proteggere la popolazione libica» – ha detto il generale Bouchard – si tratta di una decisione molto importante che l’Alleanza ha preso in un brevissimo lasso di tempo.

E’ avidente, a questo punto, che per Napoli – che diventa un obiettivo sensibile di primo livello – scatteranno una serei di dispositivi di sicurezza che coinvolgeranno in primis la zona di Fuorigrotta-Bagnoli e quella dell’aeroporto di Capodichino.

Sarà dunque la Nato a difendere i civili e le aree popolate della Libia dalle minacce di attacchi delle forze del colonello Moummar Gheddafi.

I 28 Alleati hanno approvato stasera i piani per assumere sotto la loro responsabilità l’implementazione di «tutti gli aspetti» della risoluzione Onu 1973, incluso il paragrafo 4, che autorizza la comunità internazionale a prendere «tutte le misure necessarie» per proteggere i civili e le aree popolate sotto minaccia di attacco, escludendo solo «l’occupazione sotto qualsiasi forma» di qualsiasi parte del territorio libico.

Con questa piena assunzione di responsabilità, la Nato assume da subito il comando politico e militare di tutte le operazioni in Libia e la missione internazionale ‘Odissea all’alba’, lanciata dalla ‘coalizione dei volenterosi’ sotto il controllo di Usa, Francia e Gran Bretagna, passa sotto il controllo dell’Alleanza prendendo il nome di «Unified protector», protezione unificata.

I piani e le regole di ingaggio messi a punto dal Comitato militare hanno passato il vaglio politico dei 28 ambasciatori dell’Alleanza che, a tarda serata, hanno raggiunto l’accordo cercato con determinazione – e molti momenti di tensione – da almeno dieci giorni.

La Nato sarà in grado di assumere la guida totale delle operazioni «entro 48-72 ore», hanno indicato fonti diplomatiche.

La macchina ha già i motori accesi e domani il generale canadese Charles Bouchard, che guiderà da Napoli le forze Nato e non-Nato impegnate nella missione, incontrerà la stampa nella base napoletana.

Oltre all’embargo delle armi e al comando per l’interdizione dei voli nei cieli libici, l’Alleanza agirà per proteggere i civili e le aree abitate dalla minaccia di attacchi delle truppe del colonnello Gheddafi, attraverso una ‘no fly zone’ rafforzata (no fly zone plus) che include raid aerei e bombardamenti su bersagli di terra.

La Nato non rifornirà però di armi gli insorti. C’è un embargo delle armi contro tutto il territorio della Libia e noi – ha chiarito il ministro della Difesa difesa britannico Liam Fox smentendo indiscrezioni stampa – «dobbiamo accettarlo».

Anche la no fly zone sarà del resto applicata in maniera «imparziale». L’interdizione dei voli riguarderà gli aerei di Gheddafi, ma anche quelli dei ribelli, con la sola eccezione dei velivoli autorizzati. L’obiettivo militare in Libia «non è l’uscita di scena di Muammar Gheddafi», hanno dichiarato il segretario della Difesa Usa Robert Gates e il segretario di Stato Usa Hillary Clinton.

Lo scopo prioritario della missione – hanno sottolineato – è la protezione della popolazione civile. L’uscita di scena di Gheddafi resta ovviamente un obiettivo politico, che la comunità internazionale intende perseguire con gli strumenti della diplomazia, non con quelli militari.

La conferenza di Londra di martedì tra i ministri degli esteri dei paesi che partecipano alla missione sarà focalizzata su questo.

Sull’ampiezza e le modalità della missione, gli Alleati si erano divisi. In particolare, i raid aerei contro bersagli a terra condotti dalla coalizione dei volenterosi avevano irritato la Turchia, secondo la quale andavano oltre il mandato Onu. Ankara aveva chiesto lo stop di tutti i raid prima del passaggio del comando alla Nato della no fly-zone. Le divergenze sono poi rientrate ed è stato possibile giovedi sera raggiungere un accordo di principio che oggi si è tradotto in piani militari, regole di ingaggio e controllo politico di tutte le operazioni.

Molto soddisfatto il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen: «è un passo molto significativo che dimostra la capacità della Nato di prendere decisioni decisive».

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.