Santiago, il cammino della vita

Interesse culturale, voglia d’avventura, sfida personale o intimo percorso spirituale sono tra i motivi per cui si intraprende Il Camino de Santiago.

Tradizione vuole sia il cammino che, sin dal Medioevo, i pellegrini facevano attraverso Francia e Spagna fino alla tomba di San Giacomo apostolo considerato protettore dei cristiani dalle scorrerie ed invasioni dei popoli islamici. Diversi percorsi conducono a Santiago e Ruta de la Costa è la traccia più antica che sia rimasta. Molto note sono anche la Via francigena, il Camino francese e quello aragonese. Quale che sia la scelta, il Camino de Santiago ha sempre avuto un fascino particolare che spinge persone di ogni età a percorrerlo.

Alba in Galizia (Spagna)
Alba in Galizia (Spagna)

Alessandro e Francesco, giovanissimi campani rientrati da poco, hanno voluto condividerne un breve ricordo consapevoli che il Cammino non può essere raccontato ma deve essere vissuto.
Pensavamo di riuscire senza problemi, zaino in spalla e su per la strada ma abbiamo ben presto dovuto fare i conti con la realtà, non avevamo idea di cosa ci aspettasse”. Una realtà senza precedenti che, hanno scoperto, avere molto a che fare con la vita reale e le sue difficoltà: “ogni tappa era uno scoglio da superare e dovevi scegliere se affrontarlo con coraggio e determinazione oppure fermarti ed optare per una strada più comoda”.

Il cammino è personale ed individuale
Il cammino è personale ed individuale

Il Camino è personale ed individuale, ciascuno viaggia coi suoi pensieri e motivazioni ma sulla strada incontra altri individui e può creare gruppo. “Quel gruppo, fatto di persone che condividono il tuo stesso cammino, che ridono e piangono con te, che soffrono per le fatiche della strada e gioiscono per l’orizzonte atteso, che ti motivano quando sei sfinito, che sorridono nonostante i problemi lasciati a casa, è stata la nostra vera forza.

Ci aspettavamo nuovi incontri ed amicizie, persone di tutto il mondo e le abbiamo avute. Ileana, per esempio, partita da St. Jean, ci ha appassionati col suo racconto delle immense e desolate praterie di grano percorse sotto il sole cocente e senza alcun tipo di ristoro; Fernando, brasiliano di Rio, che ci ha spiegato qual’è la reale situazione del suo paese, olimpiadi a parte, aprendoci la mente sulla realtà d’oltreoceano; Carmen, la spagnola, intervistata da Matteo che ha organizzato un simpatico documentario sulle sventure che ripetutamente si accanivano su “Ciccio” e da cui è nata ‘La compagnia der Ciccio’; Milo, il bimbo coi piedi coperti di vesciche e cucite con ago e filo che allegramente camminava coi suoi genitori; Joy, bimba nera con la mamma cinese; Tommaso, leader e motivatore del gruppo; ’er vescica’, il viaggiatore solitario che incontravamo periodicamente e che nemmeno il rischio di una cancrena è riuscito a fermare; Manuel e tutto il gruppo degli italiani, a cui è bastato un ‘ola’ per unirsi e continuare insieme“.

La compagnia der Ciccio
La compagnia der Ciccio

Il Camino è per persone di tutte le età anche se, dice Alessandro, “l’ideale sarebbe farlo tra la fine del liceo e l’inizio del percorso universitario. Aiuta a capire meglio come funziona la vita oltre i banchi di scuola”. L’importante è che ciascuno lo faccia quando è maturo per il viaggio ovvero quando sia capace di apprezzare il gruppo ma ancor più la solitudine in cui necessariamente ti ritrovi durante il cammino, se non altro per i diversi ritmi di marcia.

Fedeli compagni di viaggio

 

 

Quando avete deciso per il Cammino, come hanno preso la notizia i vostri amici?
Siamo stati scherniti e qualcuno ha anche ipotizzato che fosse una tattica per nascondere un viaggio ad Ibiza ma, al ritorno, tutti hanno capito che non scherzavamo ed apprezzato la nostra scelta. Qualcuno ci ha anche confidato di volerlo fare presto.

 

Quanto ha inciso la vostra formazione nel Camino?
Un mito da sfatare è che il cammino venga fatto solo per motivi religiosi. Certamente qualcuno è mosso da vero spirito cattolico inteso come viaggio per congiungere Gerusalemme a Santiago ma la maggioranza delle persone, come noi, lo fanno per una spiritualità intima e personale, una crescita personale senza precluderci la possibilità di poter cercare e trovare una visione diversa della vita e della chiesa. Abbiamo fatto le nostre soste e singolarmente ciascuno ha sentito di volgere lo sguardo all’alto nel modo in cui ha ritenuto opportuno. Ciascuno di noi, al ritorno, era una persona diversa dalla partenza. Cambia anche la percezione della religione cattolica: qui molto più critici, lì molto più vicini; nei villaggi con poche case e piccole chiese bastava bussare all’abitazione più vicina per chiedere le chiavi della chiesa ed entrare. La spiritualità è vissuta in un modo tutto diverso diverso.

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Il gruppo italiano sul Camino de Santiago

Il Camino è anche un’esplosione di sentimenti: gioie e dolori alternati al passo e direttamente proporzionali al superamento di uno scoglio o allo sfinimento psicologico; rabbia, per quei cartelli che annunciano la tappa attesa dopo 30 km e che, invece, scopri essere dopo ulteriori 5 lunghissimi Km; coraggio, per rimettersi in cammino ogni giorno o solo per andare a cenare; trovare gustose quelle cene a base di uova, zuppe di verdure, ceci e ‘cioriso’ (mai apprezzate a casa); condivisione, di oggetti, pesi e sofferenze; felicità, per esser arrivati alla meta; malinconia, per la fine del viaggio; desiderio di ripartire per un nuovo viaggio. “Si, assolutamente si” rispondono in coro, “con diverso equipaggiamento in base all’esperienza e con motivazioni diverse ma siamo pronti a ripartire per un altro viaggio”.

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Il gruppo formato sulla via de Santiago

 

Un’altra strada o anche la stessa ma nessun cammino sarà mai lo stesso. “Vorrei fare il Viaggio Primitivo”, dice Alessandro, “quello più antico e sofferto sulla costa nord. Sono convinto che il Camino più è sofferto fisicamente più ti permette di pensare e concentrarsi sulle cose importanti”. Francesco, di contro, pensa di ripartire senza uno scopo preciso. È convinto che dal viaggio stesso arriveranno spunti di riflessioni e quei giorni saranno sicuramente utili occasioni di crescita.
Dopotutto ogni viaggio, per quanto simile, non è mai lo stesso ma sempre diverso.
Abbiamo trovato tante persone con cui ci sentiamo e stiamo organizzando di rivederci prossimamente, persone con le quali abbiamo legato anche perchè, ognuno di noi ha aperto il cuore confidando i propri problemi a casa, le difficoltà ed i problemi personali, ci siamo dati consigli a vicenda, abbiamo condiviso i malesseri personali. Non perché eravamo tenuti ma solo perché sentivamo di farlo, soprattutto dopo aver condiviso esperienze e sofferenze”. Con qualcuno è stato un vero cammino condiviso: “mi facevo male e Tommaso mi sosteneva, lui ‘cadeva’ ed io lo aiutavo. Ricordo una notte in cui, dopo tante disavventure, Tommaso mi si è accostato ed ha sussurrato ‘c’è la faremo, c’è la faremo insieme, non ci dividiamo, c’è la stiamo mettendo tutta, non mollare’. Lui, solo 21 anni, dava forza a tutti noi anche se abbiamo scoperto ne aveva tanto bisogno anche lui.

La carta di viaggio col timbro di ogni singola tappa
La carta di viaggio col timbro di ogni singola tappa

Buen camino è il saluto che ha accompagnato tutto viaggio ma “quando una suora ci ha augurato ‘Buen Camino de la vida’, il suo sorriso ci ha abbracciato l’anima ed illuminato il senso del nostro viaggio. Lì abbiamo avuto conferma che il Camino de Santiago è solo una piccola parte del nostro cammino, non avremmo finito a Santiago ma da lì sarebbe cominciato. Il Camino è la vera metafora della vita.
A quel punto, ci è toccato rispondere “Ultreya! Suseya” e finalmente comprenderne il senso. A tutti gli altri diciamo “Toda la vida es ora”, zaino in spalla e partiamo. La vita ci aspetta
”.

Annamaria La Penna

annamarialapenna@gmail.com

Il Camino di Santiago è arduo è meraviglioso, è una sfida ed un invito. Ti distrugge e ti svuota. E poi ti ricostruisce dalle fondamenta. Ti prende tutte e le energie e te le restituisce triplicate. Devi percorrerlo da solo altrimenti non ti svela i suoi segreti.

About Annamaria La Penna

Pedagogista, si occupa di educazione, formazione e ricerca universitaria prevalentemente nell'educazione degli adulti e del Life Long Learning. Assistente Sociale, mediatrice familiare e consulente tecnico esperto in servizio sociale forense, è impegnata nei servizi e nelle politiche sociali dal 2001. Ha collaborato con alcune testate, tra cui Viewpoint, magazine di promozione culturale umbro (dove nasce e si forma) fino a giungere nel 2016 nella grande famiglia di Informare, dove ricopre il ruolo di caporedattore e direttore organizzativo. Iscritta agli Ordini professionali degli Assistenti Sociali e dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Obiettivo personale e professionale: con passione e dedizione, continuare a migliorare in qualsiasi cosa faccia.