SANGUE DI UNA CITTA’, SANGUE NOSTRO

Anche quest’anno, come tradizione, il sangue di San Gennaro si è liquefatto

Religiosità e devozione sono elementi costitutivi del popolo napoletano (non la camorra come qualcuno di recente ha affermato) e l’intera città con la sua architettura, le sue leggende e la sua storia diventa prova tangibile di questo fenomeno.

Basta passeggiare per i vicoli di un qualsiasi quartiere della città di Napoli per trovarsi dinanzi edicole votive e chiese dall’immenso valore storico e artistico. Sarà perché Misticismo e realtà percorrono la stessa strada, o lo stesso vicolo, sarà perché Napoli conta ben 52 patroni “ufficiali” (la protezione non ci manca), fatto sta che qui il rapporto con la divinità è tutt’altro che banale. Il napoletano affronta la religione come una fase della vita, e quando questa non risponde come dovrebbe egli se la crea, come nel cimitero delle fontanelle.

Ciascun napoletano ha i propri riti, scaramantici e non, e i propri culti. C’è un solo santo che riesce a far convergere la devozione di un intero popolo verso se stesso: Faccia Gialla. Di chi si tratta? Perdonatemi, la verve partenopea si è fatta prendere la mano, ovviamente parlo del patrono della nostra città: il più che noto San Gennaro.

Per chi non lo sapesse, il famoso santone, in realtà, non era nemmeno napoletano; il suo paese natìo era Benevento, città di cui divenne anche vescovo. La vita e il martirio lo condussero a Napoli, dove, si dice, abbia compiuto più di un miracolo. Un interessante aneddoto racconta che, al tempo delle persecuzioni cristiane, il vescovo di Benevento, meno celebre di oggi, quando fu catturato venne condannato dal governatore Dragonzio ad essere sbranato dai leoni. La leggenda vuole che nel momento cruciale dell’orrenda pena San Gennaro abbia addomesticato con una semplice benedizione i leoni sguinzagliati contro di lui. Non sarà questo il motivo per cui egli verrà ricordato.

Ci troviamo intorno al 310 d.c., sotto il regno dell’imperatore Costantino (che nel 313 con il suo editto offì la libertà di culto anche ai cristiani), e il vescovo Severo stava trasportando le spoglie del santo dall’Agro Marciano, dove era stato sepolto, a Napoli. Si narra che durante il percorso abbia incontrato Eusebia, una nutrice, che aveva con sé le ampolle con il sangue del santo. Quando le ampolle furono avvicinate alla testa del defunto il sangue al loro interno si sciolse, come se fosse stato appena estratto dal corpo.

Nasce in quel momento il rito religioso più longevo e famoso della storia cristiana.

Per secoli i fedeli napoletani hanno affidato le loro preghiere al santo fondandosi su questo miracolo “a metà”, siccome la chiesa stessa non lo annovera tra i miracoli ufficiali pur non contrastandolo direttamente. Dall’altro lato, la scienza, ancora definisce il fenomeno inspiegabile, portando avanti anch’essa secoli di studi e ricerche effettuate sul liquido.

Che sia vero, oppure no, il sangue di San Gennaro, napoletanamente chiamato “Faccia Gialla” per il colore bronzeo del mezzobusto sito nel duomo, rimane un emblema per la gente di questa città: portatore di buone notizie se si scioglie in tempo, cattivo presagio se tarda. Con il tempo il rituale del sangue è riuscito ad affermarsi nella cultura popolare istituendo con precisione anche le date esatte in cui il miracolo dovrebbe accadere: il sabato precedente la prima domenica di Maggio, il 19 settembre (giorno consacrato al santo e giorno di festa per i devoti) e, infine, il 16 dicembre. Lo scorso 19 Settembre il miracolo è avvenuto, buon segno per i cittadini.

Purtroppo non è solo il sangue del mitico santo a passare sotto gli occhi dei napoletani. In tempi recenti, e non solo, tanto sangue è stato versato e tanto se ne versa ancora ingiustamente, colpa di una mano santa che non dovrebbe arrivare solo dall’alto.

Per questi motivi non meraviglia che l’emblema della religiosità di questo popolo sia il sangue, un elemento che rappresenta al contempo la vita, nel fisico, e la morte, per le strade. Non basta pregare il sangue per non farne scorrere più, ma bisogna essere attivi e coinvolti, non solo nel culto della festa.

Spendendo, infine, una preghiera per chi, in ogni modo, cerca di costruire una città dove l’unico sangue a sciogliersi sia quello del santo.

 

Salvatore De Marco

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About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.