IL SANDALO DEL MEDITERRANEO

Sono stato battezzato e allontanato, dopo lunghi gorgheggi, dalla terra ferma con un – ci rivediamo – e una Cruise da 55.000 tonnellate. Un distacco placentico che accompagno con un sospiro lungo venti nodi fino alla costa brava.

Poche storie, nato a Napoli, il mare è un sacramento.

Il primo viaggio è un immagine ingiallita dai massi di una scogliera a Procida dove vecchi pescatori (anch’essi ingialliti dal sole) al mattino, bagnano la punta delle dita in mare per il segno della croce.

Prima il mare poi Dio. Questione di tangibilità e rispetto, per chi ti offre un pranzo e una cena. Cielo, orizzonte e mare, la trinità religiosa che all’occorrenza è un corpo unico da consultare.

Il Gulliver sul quale attraverso il Mediterraneo, oggi è levigato, pronto ad attenzioni romantiche che avevo dimenticato; il dondolio, l’odore forte di ammorbidente delle divise bianche del personale, i pavimenti in linoleum tutti da barcollare.

Seduto sul ponte a guardare il trencadìs naturale creato dall’acqua lacerata dalla punta della nave so di essere sul Sandalo del Mediterraneo, pronto a raccogliere negli ultimi dieci anni le umiliazioni di un paese che manda via e che non fa mai tesoro di anime coraggiose ma in tempesta. La crisi ha violato i volti di tutti quei viaggiatori che sono stati costretti a salpare per la Spagna in vista di una fierezza economica, un ristorante, un futuro. C’è anche chi il mare lo possiede e da briglie di spuma ne raccoglie un passaggio dall’altra parte, dove vuole arrivare per poi ritornare.

Abituato al discarico rumoroso dei treni extra lusso, in giro per l’Italia, sfilo l’ultima volta sulla passerella di una nave vera, ora che ho bisogno di correre e non so più attraversare.

 

(FOTO DI VINCENZO NOLETTO)

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"