Salvatore Borsellino: «Amate la vostra città e combatterete la camorra»

Salvatore Borsellino

Un boato. Il silenzio. Il 19 Luglio 1992 Cosa Nostra poneva la sua firma sotto uno dei momenti più tristi della storia del nostro paese: La morte di Paolo Borsellino. Quel giorno, in via d’Amelio a Palermo, la mafia non uccise soltanto un magistrato, bensì mise fine ad un’idea, alla speranza che qualcuno potesse riuscire a sradicarla fino ad estirparla. Questo scopo non venne raggiunto mettendo semplicemente la parola “fine” alla vita di una persona. L’uccisione non bastava ad eliminare che aveva rappresentato Borsellino. Dovevano scomparire le sue idee, le sue tesi, doveva scomparire la sua anima, la sua agenda rossa. Una semplice agenda che il magistrato portava sempre con sé, un block notes sul quale egli appuntava ipotesi, idee e indagini. Dopo la sua morte l’agenda “casualmente” scomparì.

Salvatore Borsellino
Salvatore Borsellino

«Fui felice, nel 2012, quando de Magistris volle conferirmi la cittadinanza onoraria del comune di Napoli. Questa per me è sempre stata la città ideale!», ecco le prime parole di Salvatore Borsellino, fratello della celebre vittima durante l’incontro tra i cittadini e l’amministrazione avvenuto in pieno centro storico. Borsellino oggi è il leader del movimento delle Agende Rosse, un movimento antimafioso costruito sui valori di legalità e giustizia, caratteristiche tratte, ovviamente, dalla persona al quale è dedicato. Luigi de Magistris ha scelto Salvatore Borsellino come garante del patto che ha voluto stringere con i cittadini durante l’incontro tenuto in Piazza del Gesù, il patto di un magistrato verso la sua gente. «Di fronte alla mia bellissima Palermo, lacerata e distrutta dalla mafia, immaginavo Napoli come baciata dal sole – continua Borsellino – non sapevo cosa accadeva in questa città, finchè poco tempo fa non mi hanno raccontato cosa fosse Scampia, tanto per dirne una. Palermo è sempre stata divisa in Mandamenti, in cui comandava il capo-Mandamento, ma non c’era il controllo territoriale e geografico che c’è a Napoli. Quando ho saputo ciò mi sono vergognato di aver avuto la cittadinanza onoraria». Parole ricolme di dispiacere ma pronte ad aprire uno spiraglio di luce: «Per questi motivi ho accettato con piacere di assolvere questo ruolo di garante, così potrò essere più presente in questa città. Il garante deve controllare in prima persona, deve esserci. Non può chiedere notizie a terzi». Ricordando il suo passato, Salvatore Borsellino afferma: «La mia fu una scelta egoistica. Potevo amare la mia città e cercare di difenderla, invece andai via. Paolo ha pagato con la vita, ma Paolo vivrà per sempre. A cosa è servito andare via? Se si ha un tumore e non lo si combatte con la presenza si espande, fa metastasi e viaggia per tutto l’organismo. Questo è successo al mio e al vostro paese». «Ricordo l’ultima volta che lo sentii» ci dice, ricordano Paolo, suo fratello. «Ogni volta che ci sentivamo, a fine telefonata, mi diceva sempre le stesse parole: Toto ma perché non torni? Io gli rispondevo offeso, indignato dalla situazione della nostra città. Lui taceva, soffriva la mia risposta. Il giorno della sua morte fui io a telefonargli e dirgli – Perché non vieni via? – Quella volta Paolo mi urlò, furono le ultime parole che mi disse: – Perché tu sei scappato chiedi di scappare anche a me? – Ritornai a Palermo per la morte di mio fratello. Paolo sapeva della trattativa Stato/Mafia, l’avrebbe perseguita come un reato e per questo è stato ucciso. Lo Stato ha ucciso mio fratello perché avrebbe continuato a difendere il suo territorio. Fate come lui: non scappate, lottate, difendete e AMATE la vostra città. Solo così potrete combattere il cancro della camorra, Amando la vostra città. Palermo non mi piaceva, per questo imparai ad amarla».
Un messaggio d’amore che è scivolato tra l’emozione e l’entusiasmo della gente in sala, arrivando come una pacca sulla spalla di coloro che da tempo hanno riposto sogni e speranze di miglioramento in un cassetto. Il silenzio. Un boato.

di Savio De Marco

Tratto da Informare n° 146 Giugno 2015

 

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.